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F.A.Q. (2)

 

 

  1. QUELLA FASTIDIOSA "PANCETTA"

  2. PROTEINE E BODY-BUILDING

  3. INSUFFICIENZA MITRALICA E SPORT

  4. FRATTURA DELLE OSSA NASALI

  5. PALLAVOLO E ALLENAMENTO

  6. VESCICHE E MICOSI DEL PIEDE

  7. SINCOPE E SPORT

  8. FREQUENZA CARDIACA A RIPOSO

  9. ELETTROSTIMOLAZIONE MUSCOLARE

  10. ANCORA SUL DOLORE "AL FEGATO"

  11. SPORT E DIMAGRIMENTO

  12. SPORT E MALATTIE POLMONARI

  13. DOLORE SCAPOLO OMERALE E PALLAVOLO

  14. ORTESI E DISTORSIONI

  15. MALATTIE DELL'APPARATO RESPIRATORIO E SPORT

  16. IDONEITà ALLO SPORT E PATOLOGIE ORTOPEDICHE

  17. DISCOPATIA DEGENERATIVA E PROTRUSIONE DISCALE

  18. I.R.I. E VISITA MEDICO-SPORTIVA

  19. SIT AND REACH TEST

  20. PUBALGIA E POSTURA

  21. MUSCOLI E ALIMENTAZIONE

  22. CALCIO E CICLISMO: UN MATRIMONIO IMPOSSIBILE?

  23. AUTOCERTIFICAZIONE E SPORT NON AGONISTICO

  24. SINDROME DI SINDING-LARSEN-JOHANSON

  25. ESERCIZI DI GINNASTICA

  26. UNA "FITTA" AL FIANCO

  27. IN PALESTRA DI SERA

  28. LUSSAZIONE SCAPOLO-OMERALE

  29. BLOCCO DI BRANCA DESTRA INCOMPLETO

  30. LA SINDROME IPOCINETICA

  31. DISTORSIONE ALLA CAVIGLIA

  32. FAME E DIETA

  33. IPOGLICEMIA DA SPORT

  34. ECCESSO DI PESO, "DIETA" E ATTIVITà FISICA A 7 ANNI

  35. COMPONENTE ELASTICA "IN SERIE" E "IN PARALLELO" DEL MUSCOLO

  36. PROBLEMI DI CIRCOLAZIONE

  37. CONDIZIONI ATMOSFERICHE E DOLORI ARTICOLARI

 

F.A.Q. 1
F.A.Q. 2

 

DOMANDA 1 - QUELLA FASTIDIOSA "PANCETTA"

A 35 anni posso ritenermi soddisfatto per aver quasi ripristinato, con l'attività fisica, il fisico da "quasi atleta" di un tempo, ma mi rimane una perplessità: il grasso superfluo a livello mammario e del giro vita non se ne vuole andare! Quali esercizi fisici a corpo libero o altri accorgimenti possono aiutarmi a risolvere questo problema?

RISPOSTA:

La ginnastica consigliata è, per l'addome, gli esercizi per i muscoli addominali (alti, bassi, obliqui), eseguiti in maniera sistematica (possibilmente tutti i giorni) e corretta (vedi immagini seguenti), non dimenticando di effettuare anche esercizi di compenso per la colonna lombo-sacrale.

Addominali Alti

Addominali Bassi

Un altro aiuto si può ottenere dall'elettrostimolazione dei muscoli interessati, pratica che agisce molto bene sul grasso viscerale e su quello che infiltra il muscolo stesso.

 

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DOMANDA 2 - PROTEINE E BODY-BUILDING

è d'accordo sul fatto che l'apporto proteico medio quotidiano di proteine per un body builder, possa variare tra 2 e 3,5 g/kg di peso corporeo, o, comunque, essere superiore alla dose raccomandata per un individuo "normale" (pari a 1 g/kg)?

RISPOSTA:

Chi pratica attività sportive in cui l'aumento della massa muscolare è ricercata in maniera specifica (come il Body Building), può avere necessità di incrementare le entrate proteiche. Il fabbisogno proteico di questi soggetti può arrivare, in casi particolari, anche a 2,5 g per Kg di peso

corporeo, ed è ricavabile dalle fonti proteiche normalmente presenti in una dieta sana, ad esempio carni magre, latte scremato, proteine presenti negli alimenti vegetali (non vi sono prove valide per sostenere che gli integratori proteici siano più efficaci delle fonti proteiche naturali).

Superare questi quantitativi, però, oltre a essere probabilmente inutile, è potenzialmente dannoso per i sistemi epatico e renale che si trovano costretti a dover eliminare un maggior quantitativo di scorie potenzialmente tossiche per l'organismo, derivanti dall'allenamento e dall'eccesso di sostanze proteiche introdotte nell'organismo.

L'integrazione alimentare è un utile e, talvolta, insostituibile presidio terapeutico e in quanto tale necessita di un uso sotto stretto controllo medico, dettato esclusivamente da reali esigenze terapeutiche, senza nulla concedere ai richiami pubblicitari o alle lusinghe di improbabili effetti miracolistici.

 

DOMANDA 3 - INSUFFICIENZA MITRALICA E SPORT

Dall'età di tre anni ho una insufficienza mitralica di grado lieve-medio. Ho sempre svolto attività fisica e non ho mai avuto problemi; ho sempre effettuato controlli annuali e la situazione è rimasta invariata. Sono interessato a svolgere attività subacquea a livello ricreativo e le chiedo se la mia condizione impedisce tale attività sportiva e a quali rischi potrei andare incontro nel caso intraprendessi questo sport.

RISPOSTA:

Un corretto esame della sua situazione è possibile solo effettuando degli accertamenti specifici:

eco-color doppler cardiaco, test ergometrico ed, eventualmente, esame Holter.

Il problema delle alterazioni della valvola mitrale è la possibilità di aritmie cardiache, situazione che può essere causata anche dall'attività subacquea; è, pertanto, consigliabile rivolgersi, per un giudizio, ad un cardiologo, magari specialista anche in medicina dello sport. Io non praticherei, comunque, una attività sportiva a rischio.

 

DOMANDA 4 - FRATTURA DELLE OSSA NASALI

Ho subito la frattura delle ossa proprie del naso a sinistra con lieve medializzazione dei frammenti e il microdistacco dell'apice della spina nasale inferiore. L'otorino del pronto soccorso mi ha visitato e mi ha consigliato di non fare nulla perché non c'era una deviazione del setto nasale. Ma io sono leggermente preoccupato, secondo lei devo ricorrere a cure più particolari?

RISPOSTA:

Le consiglio una visita specialistica, preceduta da una radiografia effettuata usando la tecnica specifica per le fratture nasali; in questo modo è possibile evidenziare correttamente eventuali alterazioni del setto.

Se non ci sono deviazioni significative che ostruiscono le vie respiratorie e rendono difficoltosa la respirazione stessa, il modo corretto di intervenire è proprio quello di non fare nulla.

 

DOMANDA 5 - PALLAVOLO E ALLENAMENTO

Alleno una squadra femminile; l'età delle giocatrici varia dai 14 ai 17 anni.

Come devo impostare la preparazione e in quale modo distribuirla durante il corso della stagione?

RISPOSTA:

Le qualità fisiologiche più importanti per la pallavolo sono: forza, esplosività, resistenza speciale. Atlete giovani come le sue hanno però anche bisogno di lavorare sulla resistenza aerobica di base (senza esagerare per non incidere negativamente sulle qualità anaerobiche). L'allenamento pertanto dovrà essere vario, comprendendo sia fasi di lavoro aerobico (corsa) che anaerobico (scatti, balzi). è opportuno quando si corre, farlo a velocità varia, alternando fasi di corsa lenta, scatti, corsa in salita e in discesa.

In soggetti giovani il potenziamento muscolare deve essere effettuato prevalentemente a carico naturale o utilizzando elastici, per evitare sovraccarichi strutturali. Si deve cercare, poi, di fondere il più possibile il lavoro fisico con quello con la palla, inventando esercizi con la palla che impegnino anche le qualità muscolari e metaboliche.

è opportuno, poi, effettuare all'inizio della preparazione dei test di valutazione molto semplici, ad esempio misurare la velocità sugli scatti di 30 metri (uno scatto o più scatti con brevi pause - ad es. 5 scatti con pausa di 10 secondi - se si vuole avere anche un idea della resistenza speciale), la distanza di lancio di un pallone medicinale, l'altezza di salto: in questo modo si avranno dei parametri per verificare anche l'effetto del lavoro svolto.

Non è possibile dare indicazioni più specifiche perché l'allenamento deve essere verificato direttamente sul campo: è importante ricordare sempre che il compito più difficile per l'allenatore è allenare i giovani, perché con loro è più facile commettere errori potenzialmente dannosi.

Si deve anche sottolineare che, per chi fa attività sportiva agonistica è obbligatoria la visita medica di idoneità: il medico può informare sulla presenza di problemi particolari (scoliosi, valgismo o varismo del ginocchio ecc.) delle atlete ed in tal caso vanno evitate situazioni di rischio ed applicate le forme di prevenzione e/o correzione idonee.

 

DOMANDA 6 - VESCICHE E MICOSI DEL PIEDE

Sono un giocatore di calcio dilettante e come ogni anno quando l'attività ricomincia, soffro per la comparsa di fastidiose vesciche sulla pianta del piede, soprattutto sotto l'alluce e sotto l'attaccatura dell'alluce. Ci sono dei sistemi di prevenzione? Esistono dei calzini adatti alla soluzione del problema (soprattutto per quanto riguarda la prevenzione)?

RISPOSTA:

Sicuro che siano vesciche e non una infezione da funghi, dovuta all'umidità del sudore e/o alla cattiva abitudine di non asciugare bene il piede dopo la doccia? Se la pelle si spacca, causando dolore, soprattutto dove le dita si uniscono al piede, è probabile che si tratti proprio della micosi chiamata "piede di atleta", da trattare con un antimicotico in polvere o liquido. La prevenzione consiste nel lavare ed asciugare bene il piede, cospargendolo poi di talco per asciugarlo ulteriormente.

Per le vesciche, invece, esistono delle pellicole con gel protettivo che vanno applicate nei punti dove c'è la vescica o l'arrossamento cutaneo; il nome di una delle pellicole protettive più nota è "COMPEED". Prima che la vescica compaia è utile massaggiare il piede con dell'alcool per aumentare la resistenza della pelle. Se le vesciche si ripetono con frequenza è opportuno anche effettuare un controllo dell'appoggio del piede: pressioni anomale causate ad esempio da un piede piatto o cavo, possono favorire l'insorgenza di questo fenomeno.

 

DOMANDA 7 - SINCOPE E SPORT

Ho 32 anni, sesso femminile, con numerosi casi in famiglia di malattie cardiovascolari; circa 30 giorni fa ho avuto uno svenimento. Ho effettuato una prova da sforzo negativa per patologie. Dopo un'altra settimana una nuova prova da sforzo è stata effettuata senza registrare niente di anormale ed anche un nuovo esame Holter non dato esiti di rilievo. Negativi anche tutti gli ecocardiogrammi.

In definitiva, da tutti gli esami eseguiti è stato riscontrato solo un lieve prolasso della valvola mitrale, che non sembrava però giustificare da solo la sincope. Ora mi chiedo se posso svolgere qualche attività sportiva, naturalmente a livello NON agonistico (es. nuoto).

RISPOSTA:

Dopo un episodio di tipo sincopale non è opportuno effettuare attività fisiche e soprattutto sport con situazioni di rischio per l'incolumità del soggetto ed il nuoto è sicuramente una di queste (rischio di annegamento in seguito a sincope). Per un giudizio più preciso dovrei poter visionare gli accertamenti eseguiti; inoltre dovrebbe essere eseguita, per maggior tranquillità, una Risonanza Magnetica (RMN) cardiaca (per escludere miocarditi o patologie della conduzione elettrica) e comunque ripetere gli accertamenti (test da sforzo, Holter, eco-doppler) a distanza di 3-6 mesi dall'episodio sincopale.

Sarebbe anche opportuno eseguire una visita neurologica ed eventualmente un elettroencefalogramma.
Le consiglio di affidarsi ad un valido specialista in medicina dello sport o ad un cardiologo esperto in cardiologia dello sport, e seguirne le indicazioni.

 

DOMANDA 8 - FREQUENZA CARDIACA A RIPOSO

Ho 46 anni e mi piace fare footing; la mia frequenza cardiaca a riposo è di circa 100 battiti al minuto. E' normale? Come posso diminuirla senza prendere farmaci?

RISPOSTA:

La prima cosa da fare, vista l'età, è un controllo medico specialistico comprendente i seguenti esami strumentali: un test ergometrico ed un eco-color doppler cardiaco (con visita cardiologica).

Il test ergometrico (su nastro trasportatore o su cicloergometro) servirà per esaminare il comportamento del cuore durante uno sforzo (dal punto di vista sia della frequenza cardiaca che della pressione arteriosa); l'eco-color doppler servirà per escludere alterazioni anatomo-funzionali del cuore stesso.

Se questi esami non evidenziano alterazioni, per far diminuire la frequenza dovrà iniziare un'attività fisica ad impegno aerobico (bassa intensità e lunga durata), allenandosi almeno 3 volte a settimana: solo così potrà ottenere quello che desidera (tenga presente che gli effetti si evidenzieranno dopo tempi lunghi di allenamento). Ricordi anche che per essere efficace il tempo di corsa deve essere superiore ai 40 minuti (arrivando a questi ritmi ovviamente, con gradualità).

 

DOMANDA 9 - ELETTROSTIMOLAZIONE MUSCOLARE

Ho intenzione di effettuare delle sedute di elettrostimolazione per aumentare la mia massa muscolare. Funziona veramente? Che rischi si possono correre utilizzandola? Come si applicano gli elettrodi?

RISPOSTA:

L'elettrostimolazione muscolare è, se ben eseguita, una seduta di allenamento vero e proprio, pertanto deve essere effettuata con gradualità e seguendo un programma di lavoro. Le controindicazioni possono essere i rischi di danno muscolare da sforzo (come può avvenire nell'allenamento "normale"); esistono poi controindicazioni legate all'emissione di corrente, ad esempio per i portatori di pace-maker cardiaco. Quasi tutti gli apparecchi in vendita forniscono delle mappe per il posizionamento degli elettrodi.
Ricordi, comunque, che la stimolazione elettrica può essere un aiuto, ma non il mezzo per sostituire l'allenamento sportivo e va comunque effettuata sotto controllo di personale esperto.

 

DOMANDA 10 - ANCORA SUL DOLORE "AL FEGATO"

Ho 22 anni e sono sportiva; da 6 mesi vado a correre 2-3 volte alla settimana (3 km circa ogni volta in 20-25 minuti); all'inizio tutto andava bene finché sono incominciati dei dolori al fegato molto forti che mi costringono a smettere la corsa. I dolori non si manifestano sempre, ma sono imprevedibili (a volte 2 giri di pista, a volte 5-6, ma anche dopo pochi metri).

Ho fatto degli esami del sangue e delle urine e non c'erano alterazioni significative. Che cosa posso fare e che esami devo eventualmente effettuare per cercare di risolvere il problema?

RISPOSTA:

Il dolore epatico può essere una conseguenza dello sforzo fisico quando l'allenamento è ancora nelle fasi iniziali: se questo dolore scompare continuando l'attività potrebbe essere solo questo il motivo. Potrebbero però esserci altri problemi legati ad esempio alla colecisti (calcolosi): il dolore potrebbe presentarsi in funzione dello sforzo, ma anche dell'alimentazione precedente lo sforzo stesso.

Due consigli: fai una ecografia del fegato e della colecisti per escludere la presenza di calcoli e di altre eventuali alterazioni; mangia almeno tre ore prima dello sforzo. Cerca poi di allenarti con più costanza, almeno a giorni alterni, riscaldandoti dal punto di vista muscolare, effettuando stretching ed esercizi a corpo libero.

 

DOMANDA 11 - SPORT E DIMAGRIMENTO

Sono un ragazzo di 28 anni, peso 70 kg e sono alto 184 cm. Da circa 4 mesi faccio 10 km di corsa, 2 giorni alla settimana e ho incominciato anche a fare nuoto: dovrei prendere aminoacidi ramificati e proteine? Faccio questa domanda perché sto dimagrendo rispetto a prima.

RISPOSTA:

è ovvio che se ti alleni e non vuoi dimagrire, occorrono più calorie, ma prima di prendere aminoacidi e proteine perché non provi a migliorare l'alimentazione? Fai una buona colazione al mattino (latte, tè, yogurt, biscotti o fette biscottate, corn-flakes, marmellata, succo di frutta, ecc.); un pranzo completo (1°, 2°, contorno, pane e frutta) aumentando le proteine (pasta con fagioli/ceci/lenticchie, carne rossa, uova, prosciutto crudo); una cena più leggera (2°, contorno, pane, frutta e, se ne hai voglia, del minestrone); pesa quello che mangi per avere un riferimento con le variazioni di peso corporeo.

Fai anche esercizi di tonificazione muscolare e ...verifica cosa succede: è, a mio parere, sempre meglio non utilizzare sostanze introdotte dall'esterno se non servono realmente.

 

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DOMANDA 12 - SPORT E MALATTIE POLMONARI

Soffro spesso di catarro bronchiale, ma senza febbre. Poiché mi piace andare a correre, mi chiedo se fa bene; quali sono gli sport più indicati nel mio caso?

RISPOSTA:

Lo sport in assoluto non fa male, ma bisogna considerare sempre le varie situazioni. Nel tuo caso ci si deve chiedere: perché soffri di catarro bronchiale? Quanti anni hai? Soffri di patologie respiratorie (allergie ecc.)? Per rispondere a questi quesiti è consigliabile rivolgersi ad uno specialista in Pneumologia, che, dopo averti visitato sarà in grado di dare le indicazioni che servono.
Per cercare di evitare malattie delle vie respiratorie è bene, comunque, cercare di non prendere freddo (fare sport proteggendosi con indumenti idonei) e cercare, alla fine dell'attività, di indossare il più presto possibile indumenti asciutti, avendo l'accortezza di asciugare bene, dopo la doccia,
il corpo ed i capelli.

 

DOMANDA 13 - DOLORE SCAPOLO OMERALE E PALLAVOLO

Sono un allenatore di pallavolo ed ho riscontrato che molte mie atlete accusano dolori alla spalla con cui schiacciano e battono. Come è possibile curare un dolore di questo genere, cercando di non sospendere l'attività sportiva? Esistono medicine o esercizi di potenziamento per curare il problema?

RISPOSTA:

Il dolore a carico della spalla nei pallavolisti può avere diverse cause: errori tecnici nel colpo sulla palla, debolezza della muscolatura, eccesso di carico di allenamento.

Le cose da fare sono pertanto, correggere il gesto tecnico e rinforzare la muscolatura sia agonista che antagonista.

Io comunque, prima di intervenire, sottoporrei a visita medica specialistica le atlete.

Nel lavoro di potenziamento muscolare si deve agire soprattutto sui muscoli rotatori della spalla e sul pettorale, lavorando meno sul deltoide, già di per se più forte nel pallavolista (visto il gesto tecnico eseguito).

A tal proposito è opportuno non utilizzare ad esempio la distensione su panca orizzontale o obliqua, ma posizionare la panca al contrario (con la testa più bassa delle gambe: panca reclinata).

 

 

Se molte atlete accusano tale patologia è necessario fare anche un ... esame di coscienza: gli allenamenti sono ben equilibrati?

Dal punto di vista medico, oltre agli anti-infiammatori, è importante fare stretching prima e dopo il lavoro e applicare il ghiaccio alla fine di ogni allenamento; potrebbe essere utile anche un lavoro di sblocco dell'articolazione scapolo-omerale, eseguito da un buon fisioterapista.

Concludo dicendo che, se necessario, bisogna prevedere anche un periodo di riposo attivo, nel quale i colpi tecnici (schiacciata e battuta) devono essere sostituiti dal lavoro di potenziamento.

 

DOMANDA 14 - ORTESI E DISTORSIONI

Mi piacerebbe trovare materiale sul recupero dell'articolazione tibio-tarsica, soprattutto con l'utilizzo di ortesi.

RISPOSTA:

Prima di rispondere occorre innanzitutto chiarire una cosa: il recupero di una struttura anatomica non può avvenire utilizzando una ortesi, perché la funzione stessa dell'ortesi (limitare la mobilità dell'articolazione e sostenerne la struttura) diminuisce la funzionalità dell'articolazione stessa e ne indebolisce la muscolatura.

Altro è il discorso quando siamo nella fase acuta del trauma o in quella della ripresa dell'attività: allora l'ortesi serve per immobilizzare o, se siamo alla ripresa dell'attività, per proteggere l'articolazione; anche in questo ultimo caso, però, la riabilitazione vera e propria va effettuata a caviglia "libera".

Per aver delle indicazioni precise sull'argomento che ti interessa puoi consultare i testi:

  •  

Valutazione e recupero funzionale della caviglia e del gomito nello sportivo. CONI - FMSI - Associazioni Medico Sportive del Piemonte. EDIZIONI L'ARCIERE - Via Roma 8, 12100 Cuneo.

  •  

Il Bendaggio Funzionale nell'arto inferiore. Candela, Cremonini. CENTRO DOCUMENTAZIONE SCIENTIFICA MENARINI.

DOMANDA 15 -  MALATTIE DELL'APPARATO RESPIRATORIO E SPORT

Vorrei sapere quali malattie dell'apparato respiratorio traggono beneficio dall'attività sportiva

RISPOSTA:

L'apparato respiratorio è essenziale per la vita e, quindi, anche per poter svolgere qualsiasi attività compresa quella sportiva. Un apparato respiratorio con dei problemi può costituire un fattore limitante per la stessa sopravvivenza dell'organismo che lo ospita e, pertanto, dobbiamo inserire tra le patologie che controindicano ogni attività sportiva tutte quelle la cui gravità (per entità o estensione della compromissione dell'apparato respiratorio) è tale da non tollerare alcuna richiesta di incremento di prestazioni (tipicamente tutte le patologie polmonari croniche o inveterate che hanno comportato una distruzione irreversibile del tessuto respiratorio, e ... sono tante!).

Diverso è il discorso quando il danno anatomico non si è ancora realizzato, ma si è modificata solo la funzione (un esempio per tutti l'asma in un giovane).
In questo caso un'attività fisica adatta in un ambiente adatto (scusa la ripetizione, ma sono precisazioni che devono essere fatte!) può portare ad ottimi risultati.
Ricordati che come le patologie funzionali sono diverse da individuo a individuo nelle loro manifestazioni cliniche, così qualsiasi intervento su di esse, comprendendo tra questi anche l'attività fisica, deve essere specifico per ogni individuo, studiando bene il soggetto e il perché manifesti quei sintomi.

 

DOMANDA 16 -  IDONEITA' ALLO SPORT E PATOLOGIE ORTOPEDICHE

Quali possono essere le cause ortopediche di non idoneità allo sport?

RISPOSTA:

In assoluto, le cause ortopediche di non idoneità allo sport AGONISTICO sono tutte quelle che possono essere aggravate da sovraccarichi o che non consentono il sovraccarico stesso (ad esempio ernie del disco con sintomatologia periferica, poliartrite cronica ecc.). E' ovvio che esistono, poi, tutte quelle causali di non idoneità temporanea (fratture, lesioni muscolari, patologie meniscali e/o capsulo legamentose, lussazioni recidivanti di spalla, anca ecc.) che restano tali fino alla guarigione o all'intervento chirurgico di correzione.

Nelle patologie del giovane riguardanti la colonna (dorso curvo, scoliosi ecc.), deve essere valutata la gravità della situazione, ricordando comunque che solo raramente, se si svolge contemporaneamente una corretta ginnastica fisiochinesiterapica, in queste patologie è negata l'attività sportiva agonistica; in questi casi, comunque, ogni situazione deve essere valutata in sede di visita.

Le cose cambiano per l'attività fisica NON AGONISTICA: alcune patologie ortopediche (ad esempio l'artrosi) beneficiano del movimento a bassa intensità e svolto con modalità corrette. In queste situazioni è ancora più importante il giudizio dello specialista che deve indicare, con estrema precisione, quello che il soggetto può o non può fare.

 

DOMANDA 17 - DISCOPATIA DEGENERATIVA E PROTRUSIONE DISCALE

Ho ventuno anni; avendo dei dolori alla schiena mi hanno fatto fare la tac e il riscontro è stato:"discopatia degenerativa a carico del V disco con protrusione sottolegamentosa mediana improntante debolmente la corrispondente superficie durale."

Le sarei grato se potesse darmi dei chiarimenti su quanto mi hanno riscontrato e le eventuali cure a cui sottopormi.

RISPOSTA:

La sua patologia consiste in una perdita di elasticità e funzionalità del disco intervertebrale ("ammortizzatore" delle vertebre), con una modesta "fuoriuscita" dello stesso dalla sede (senza peraltro una vera "ernia" del disco stesso).

La terapia è fisiochinesiterapica (ionoforesi, correnti diadinamiche, manipolazioni vertebrali e/o osteopatia), ma è fondamentale, prima, la verifica della eventuale presenza di alterazioni della colonna (scoliosi ecc.) e poi un adeguato lavoro di tonificazione ed elasticizzazione delle strutture vertebrali. Se poi lei è in eccesso di peso, sarà importante anche riacquistare un peso idoneo.

è opportuno comunque non "fare da soli", ma farsi seguire da un buon specialista (medico dello sport, ortopedico o fisiatra).

 

DOMANDA 18 - I.R.I. E VISITA MEDICO-SPORTIVA

Desidererei sapere a cosa corrisponde la voce I.R.I  nella visita medico-sportiva.

RISPOSTA:

L'I.R.I. è l'indice rapido di idoneità: un indice che permette un giudizio sulle capacità di recupero dopo sforzo dell'atleta sottoposto al test.

Si calcola dopo lo Step Test (test dello scalino) che deve essere eseguito facendo salire e scendere l'atleta su uno scalino alto cm 50 (uomini), cm 40 (donne), cm 30 (bambini), per 30 volte al minuto, per  3 minuti. Il ritmo è regolato da un metronomo fissato a 120 oscillazioni minuto.

L'I.R.I. si calcola sul n° di battiti cardiaci contati tra il 60.mo ed il 90.mo secondo dalla fine dello Step Test.

La scala di giudizio è la seguente:

da 25 a 32  battiti

da 35 a 40

da 41 a 54

da 55 a 65

oltre 65

I.R.I.   OTTIMO

BUONO

DISCRETO

SUFFICIENTE

INSUFFICIENTE

 

DOMANDA 19 - SIT AND REACH TEST

Cosa è il sit and reach test e come si esegue?

RISPOSTA:

Il sit and reach test è un test per l'esame della scioltezza articolare. Il test si esegue in questo modo:

il soggetto, seduto a gambe distese, viene fatto flettere in avanti, senza molleggiare, e viene misurata la distanza raggiunta dalla punta delle dita delle mani, tramite una tavola tarata (vedi figura). Le ginocchia del soggetto devono essere mantenute in posizione estesa. Si ripete il test due volte, e si sceglie il risultato migliore.

 

 

DOMANDA 20 - PUBALGIA E POSTURA

Ho 24 anni, gioco a calcio e mi è stata riscontrata l'odiata pubalgia. Dopo aver fatto ricorso a fisioterapisti e osteopati per "raddrizzarmi", ho fatto cicli di laser e magnetoterapia, ora avrei bisogno di conoscere esercizi di postura.

RISPOSTA:

La postura deve essere eseguita sotto il controllo di un fisioterapista, perché è fondamentale  la corretta esecuzione degli esercizi; le consiglio di rivolgersi ad un fisioterapista esperto di  ginnastica posturale e di non avventurarsi nel "fai da te" che oltre ad essere inefficace,  potrebbe risultare addirittura dannoso.

 

DOMANDA 21 - MUSCOLI E ALIMENTAZIONE

Ho 46 anni. Pratico tennis (2h settimanali) a modesto livello amatoriale. Fino a 30 anni  giocavo a calcio, poi ho cambiato sport. Negli ultimi anni ho subito diversi piccoli e medi stiramenti ai muscoli posteriori delle coscie (suppongo i femorali).

Anche se non subisco nessun trauma, nei giorni successivi ad una partita sento spesso delle piccole fitte, nonstante una certa costanza di gioco.

Mi domando: che alla base di questo (oltre all'età) ci siano errori di alimentazione? Cosa si può assumere per limitare questo fenomeno?.

RISPOSTA:

Queste patologie muscolari possono essere causate da una eccessiva perdita di elettroliti con il sudore (in questo caso basta reintegrare le perdite correttamente, con l'alimentazione - frutta, verdura, liquidi - e/o con integratori salini - tipo POLASE), oppure, come più spesso avviene in soggetti di una certa età che non si allenano in maniera corretta, da carenza di allenamento e da un "riscaldamento muscolare" inadeguato. La struttura muscolare non è più in grado di sopportare certi carichi di lavoro e reagisce con il dolore.

La soluzione, purtroppo, è solo l'allenamento: si deve effettuare sistematicamente un lavoro cardiovascolare (corsa lenta, nuoto, bicicletta ecc.) ed un lavoro di stretching e rinforzo muscolare e solo dopo aver fatto ciò, praticare lo "sport" (tennis, calcio ecc.).

 

DOMANDA 22 - CALCIO E CICLISMO: UN MATRIMONIO IMPOSSIBILE?

è possibile praticare contemporaneamente gli sport Calcio e Ciclismo?

RISPOSTA:

Purtroppo, quando si ragiona di Medicina dello Sport, si può incorrere in un doppio errore: uno, si sproloquia (lo fanno in genere coloro i quali non conoscono la fisiologia dell'esercizio), due, si ragiona con terminologia inesatta o incompleta (ad esempio, il termine "disturbi muscolari di un certo rilievo", che cosa sottintende?).

Cerchiamo di chiarire, dunque, come stanno le cose:

- il calcio è fisiologicamente compreso fra le discipline sportive cosiddette "Aerobiche anaerobiche alternate": questa definizione vuole dire che a fasi di scatti, salti, contrasti (anaerobici), si alternano fasi di corsa lenta o addirittura di recupero.

- il ciclismo strada è, invece, una disciplina "Aerobica", cioè la componente condizionale prevalente per il ciclista è la resistenza.

Detto questo, è chiaro che, ad alti livelli di prestazione, le due discipline mal si collegano. Ciò nonostante, il calciatore, nel periodo di preparazione pre-campionato, esegue una significativa quantità di lavoro aerobico: questo perché la resistenza è, comunque, alla base della forza nelle sue diverse componenti (veloce, esplosiva, resistente etc.).

Per ciò che concerne i "disturbi muscolari", praticando ciclismo si perdono molti liquidi e sali minerali (soprattutto con la sudorazione): probabilmente, il suo conoscente si riferiva alla possibile comparsa di crampi e spasmi muscolari, ove non si reintegri in maniera adeguata la componente liquida ed i minerali persi.

Per finire, il mio consiglio è questo: a che livello pratichi il calcio? E poi, a che livello pratichi il ciclismo? Se in ambedue i casi si tratta di un livello amatoriale, le due discipline sono, a mio avviso,perfettamente compatibili: tutt'al più potrai perdere un poco di velocità nello scatto, ma guadagnerai in resistenza (spero che tu giochi sulla fascia!!).

Se, invece, sei un professionista, chiaramente il consiglio non è valido, ma sarà necessario fare una scelta (considerando anche le proprie caratteristiche fisiologiche).

 

DOMANDA 23 - AUTOCERTIFICAZIONE E SPORT NON AGONISTICO

Ho saputo che da quest'anno per partecipare alle attività sportive non agonistiche non è più obbligatorio il certificato medico, ma è valida (anche a livello legale) l'autocertificazione. è vero? E se è vero, potrei sapere quale è la legge?

RISPOSTA:

Chi le ha dato questa notizia è un visionario! Legga sul sito la legge sulla tutela sanitaria delle attività sportive e vedrà che l'attività sportiva non agonistica organizzata, prevede il certificato dello specialista in medicina dello sport o, al massimo, quello del PROPRIO medico di base.

Continuo comunque a pensare che sia assurdo che chi pratica attività sportiva, magari non più giovanissimo, non pensi a salvaguardare la propria salute con una visita specialistica periodica che fra l'altro ha un costo pari a quello di una cena in pizzeria!

 

DOMANDA 24 - SINDROME DI SINDING-LARSEN-JOHANSON

Vorrei chiarimenti della sindrome di Sinding-Larsen-Johanson.

RISPOSTA:

La sindrome di Sinding-Larsen-Johanson è una patologia dell'età evolutiva e più precisamente una osteocondrosi giovanile, caratterizzata da benignità di decorso, evoluzione ed esiti.

Le cause sono meccano-traumatiche e vascolari, da microtraumatismi diluiti nel tempo su zone scheletriche deboli (sia meccanicamente che biologicamente): c'è sproporzione fra sollecitazioni (dovute ad esempio all'allenamento) e resistenza intrinseca della struttura stessa.

è caratterizzata da dolore localizzato al polo inferiore della rotula (per microtraumatismi "trazionali" a carico del nucleo di accrescimento polare inferiore della rotula stessa), edema sottorotuleo e limitazione funzionale. Colpisce giovani dai 10 ai 15 aa. ed ha patogenesi simile alla malattia di Osgood-Schlatter (che interessa l'apofisi tibiale, zona di inserzione del tendine rotuleo) e talvolta è ad essa associata.

La prognosi è favorevole e la terapia di elezione è il riposo.

 

DOMANDA 25 - ESERCIZI DI GINNASTICA

Da circa 2 mesi, al mattino faccio esercizi di ginnastica, ripetendoli ogni giorno. Mi sembra che andando avanti i benefici non sono più molto evidenti. Come mai?

RISPOSTA:

Appena si inizia, dopo un periodo di inattività, a fare ginnastica i benefici sono subito evidenti. Andando avanti si deve, per mantenere l'efficacia dell'esercizio, fare gradualmente "di più" per impedire ai muscoli di adattarsi troppo agli stessi esercizi. Si possono dividere gli esercizi in settori muscolari per evitare di ripetere gli stessi ogni giorno, e si possono usare piccoli pesi e elastici per aumentare gradualmente il carico di lavoro. Infine si può, se possibile, introdurre un po' di cyclette o di corsa all'aperto.

 

DOMANDA 26 - UNA "FITTA" AL FIANCO

Facendo jogging, a volte avverto una fitta al fianco. Da cosa può essere causato questo disturbo? Si  può prevenire?

RISPOSTA:

Questa sintomatologia dipende nella maggior parte dei casi da una distensione dei visceri addominali (la milza a sinistra e il fegato a destra) che aumentano di volume per un eccessivo arrivo di sangue, causato quasi sempre da un processo digestivo in corso durante l'attività sportiva (o più semplicemente da una carenza di allenamento). La regola è mangiare almeno tre ore prima dell'attività fisica; se non è possibile, è bene sostituire il pasto con succhi di frutta o preparati liquidi rapidamente digeribili. è ovvio che se la sintomatologia dovesse continuare nonostante gli accorgimenti consigliati, sarà opportuno effettuare degli accertamenti ed una visita medica.

 

DOMANDA 27 - IN PALESTRA DI SERA

Quali sono le attività sportive da svolgere la sera?

RISPOSTA:

Non ci sono attività più o meno indicate; per migliorare anche il sonno è bene scegliere quelle più rilassanti. è importante cenare sempre dopo l'allenamento e poi aspettare del tempo prima di andare a letto. Per un paio d'ore dopo la palestra è opportuno evitare cibi solidi, mentre è importante reintegrare i liquidi e i minerali persi (assumendo acqua, succhi di frutta o frullati).

La cena deve essere leggera e non abbondante, preferendo cibi a basso apporto proteico (minestroni, passati di verdure e legumi, purè di patate) a cui andrà aggiunta una pietanza digeribile come il pollo o del pesce al vapore, oppure un uovo sodo o alla coque, verdura cotta e frutta di stagione.

 

DOMANDA 28 - LUSSAZIONE SCAPOLO-OMERALE

Ho 25 anni e domenica mi sono infortunato ad una spalla per la seconda volta;  pratico Trial (con la moto) e, durante un allenamento, dopo aver compiuto una rotazione molto accentuata della spalla, essa è uscita dalla sede e poi, con un movimento rotatorio, è ritornata in sede. La prima volta che mi sono fatto male alla spalla è successo in motocross, (scollamento della clavicola e lussazione della spalla sinistra) circa quattro anni fa.

Esiste qualche precauzione affinché la spalla non esca continuamente? Quali sono i muscoli da allenare maggiormente? L'intervento chirurgico può risolvere il problema?

RISPOSTA:

La prevenzione è legata soprattutto al tono muscolare e i muscoli da allenare sono tutti gli stabilizzatori della spalla (pettorale, deltoide…) e quelli della cuffia dei rotatori; l'intervento è consigliato se siamo di fronte ad una lussazione recidivante (almeno 3 episodi) o se esiste una instabilità elevata; se l'intervento è ben effettuato e soprattutto, se è seguito da una idonea riabilitazione, risulta spesso risolutivo.

 

DOMANDA 29 - BLOCCO DI BRANCA DESTRA INCOMPLETO

A mio figlio, anni 9, alla visita medica per l'idoneità alla pratica del nuoto agonistico, è stato riscontrato un blocco di branca destra incompleto; visto che nella visita dell'anno precedente non era stato riscontrato, cosa può essere accaduto? Devo preoccuparmi e fare una visita specialistica per approfondire la cosa?

RISPOSTA:

Il rilievo di blocco di branca destra all'elettrocardiogramma è abbastanza frequente. Il blocco di branca destro incompleto (durata del QRS<120 msec, cioè 3 quadratini piccoli della carta millimetrata) è presente nel 1.5-5% della popolazione normale e in genere non presenta peggioramento nel corso degli anni. Il blocco di branca destro completo (>120 msec) si rileva nel 0.3-0.9% dei soggetti con più di 40 anni; anche in questo caso l'evoluzione peggiorativa non si verifica oppure è molto lenta e consente agevolmente di attuare interventi terapeutici.

Alla prima diagnosi di blocco di branca destra incompleto è bene effettuare un esame eco-color-doppler cardiaco di controllo. Se negativo per patologie organiche, basteranno poi i controlli annuali effettuati per l'attività sportiva.

 

DOMANDA 30 - LA SINDROME IPOCINETICA

Vorrei avere notizie sulla Sindrome Ipocinetica.

RISPOSTA:

La sindrome ipocinetica comprende tutte quelle problematiche (alterazioni metaboliche, eccesso ponderale e obesità, disturbi della funzionalità respiratoria, cardiocircolatoria, muscolo-scheletrica e articolare) legate alla sedentarietà. Non è una malattia nel vero senso della parola, ma può causarne indirettamente molte.

Per altre notizie cerchi su un motore di ricerca (ad esempio www.google.com ) digitando le parole "sindrome +ipocinetica" (senza le virgolette, ovviamente).

 

DOMANDA 31 - DISTORSIONE ALLA CAVIGLIA

Ho 40 anni e pratico ancora la pallavolo. Ho riportato una brutta distorsione alla caviglia sinistra con parziale distacco dell'apice malleolare sinistro e una lesione al legamento peroneo-astragalico anteriore. La caviglia si gonfia ancora, specialmente a fine giornata, anche se il dolore è ormai scomparso.

Poiché, nonostante l'età, desidero riprendere l'attività sportiva, vorrei apprendere la tecnica di realizzazione di un bendaggio stabilizzante (taping) idoneo per il tipo di trauma subito.

RISPOSTA:

Dopo un trauma distorsivo è importante ridare all'articolazione la giusta mobilità, rinforzare la muscolatura e ricreare la "propriocettività" con idonea ginnastica (usando tavolette basculanti, tappeto elastico ecc.). Il taping può essere una protezione momentanea, ma non la soluzione (tale metodica spesso rende più debole la struttura anatomica).

 

DOMANDA 32 - FAME E DIETA

Come si fa a vincere la fame?

RISPOSTA:

La fame è una questione neuro-chimica; nel 1994 è stato scoperto che è la LEPTINA, un ormone prodotto dal cervello, a regolare il senso di appetito che ciascuno di noi prova. Anche il livello di SEROTONINA gioca un ruolo fondamentale nella percezione del senso di fame o di sazietà.

Il modo migliore per sopprimere la fame è quello naturale: mangiare; i ricercatori dell'Università di Sydney hanno recentemente compilato un "indice di sazietà", una specie di classifica dei cibi che inducono un maggior senso di pienezza. I cibi con basso contenuto di calorie e volume elevato sono in grado di placare il senso di fame: cibi ricche di fibre, come la frutta e i prodotti integrali, possono aiutare molto.

In cima alla classifica troviamo le patate, seguite da arance, mele, pesce, cereali e uova. In ultima posizione sono, invece, i cibi ricchi di zucchero e grassi; in particolare i prodotti da forno (come pane bianco, cornetti, brioche, torte) sono i meno soddisfacenti.

L'Indice di Sazietà conferma quindi la vecchia raccomandazione di mangiare frutta, verdura e cibi integrali.

E per terminare, una raccomandazione: lo stomaco si può educare e si può evitare che diventi un "pozzo senza fondo". Alziamoci da tavola appena la fame è sparita: mangiare senza appetito fa ingerire calorie inutili e fa dilatare lo stomaco, che in tal modo necessità di quantità di cibo sempre maggiori.

 

DOMANDA 33 - IPOGLICEMIA DA SPORT

Sono una ragazza a cui piace praticare praticamente tutti i tipi di sport (nuoto, tennis, corsa, sci, ciclismo, ecc.) con regolarità (4-5 ore la settimana) e, anche se solo a livello amatoriale, mi alleno con una certa intensità cercando di migliorare costantemente le mie prestazioni fisiche.

Tra i vari argomenti che destano la mia curiosità, non mi sono ben chiare le cause dell'ipoglicemia da esercizio fisico.

Da quello che ho capito, essa insorge con svariati sintomi (astenia, cefalea, nausea, vertigini...) quando le scorte di glicogeno muscolare si esauriscono e il fisico trae, quindi, energie, dalle riserve di glicogeno del fegato, che normalmente sono impiegate per mantenere il livello di glucosio nel sangue. Le riserve di glicogeno nei muscoli si esauriscono, mi sembra di aver capito, con una velocità che è direttamente proporzionale all'intensità dell'esercizio fisico: ad esempio, in una maratona, corsa da un atleta con uno sforzo alla massima intensità sostenibile dal metabolismo aerobico il glicogeno muscolare può fornire l'energia per non più di due ore. Invece, in una gita in bici con gli amici, dove si utilizza un livello più basso di rotazione del proprio motore aerobico e quindi una maggiore percentuale di grassi, le scorte di glicogeno muscolare durano molto di più.

Mi restano ancora alcuni dubbi:

1) l'ipoglicemia da esercizio fisico si manifesta solo durante l'esercizio? Se una persona si ferma i sintomi e quindi l'ipoglicemia regrediscono spontaneamente? Il riposo permette al fegato di ristabilire i corretti valori di glucosio nel sangue tramite l'uso dei grassi, per esempio, anche se una persona non ha la possibilità di alimentarsi immediatamente?

2) Se l'attività fisica non è continuativa ma presenta delle pause (es. sci discesa), il fisico ha tempo di "ricaricarsi" e quindi è praticamente impossibile che si manifesti l'ipoglicemia? (Durante le mie settimane bianche spesso faccio in un giorno anche 8 ore di sciata continuative con solo una breve pausa per mangiare un paio di panini e non mi è mai capitato nulla del genere!).

3) Se l'ipoglicemia da esercizio fisico non si manifesta durante lo stesso, è possibile che si manifesti dopo? Per esempio, se si fanno due ore di allenamento abbastanza intenso (tipo una partita a tennis o una allenamento in bici o una nuotata..) e dopo non si ha l'opportunità di mangiare subito è possibile che si manifesti l'ipoglicemia?

RISPOSTA:

Le riserve di glicogeno muscolare si possono esaurire molto prima delle due ore di una maratona: è necessario, infatti, rifornirsi di bevande ricche, oltre che di acqua e sali minerali, anche di carboidrati. Sotto  condizioni di "stress per i carboidrati" (depositi di glicogeno epatico vuoti) gli acidi grassi sono metabolizzati dal tessuto adiposo cosicché aumenta la loro ossidazione da parte dei muscoli che a loro volta riducono l'utilizzo del glucosio; avviene il contrario quando lo stress è rimosso ( con il pasto) e il flusso di acidi grassi e la loro utilizzazione si riduce.

Ne consegue che tutte le attività di una certa durata portano i muscoli ad utilizzare un carburante che è una miscela di carboidrati e acidi grassi.

I valori della glicemia devono essere mantenuti entro un certo range perché altrimenti vanno in crisi alcuni tessuti (es. il cervello) che possono utilizzare come combustibile solo il glucosio; questo equilibrio è mantenuto da una serie di meccanismi ormonali e metabolici.

Si parla di ipoglicemia quando i valori ematici di glucosio scendono al disotto di 40 mg/dL (nell'adulto). Condizioni tali da arrivare all'ipoglicemia sono molto rare nel soggetto normale (in buona salute): è necessario fare attività fisica e digiunare per molto tempo (giorni).

Fare un'attività fisica con il corretto apporto di carboidrati  durante la giornata (50-60% delle calorie introdotte), sempre ovviamente in un soggetto in buona salute, non porta a ipoglicemia: quei sintomi che lei descrive sono verosimilmente collegati alla fatica o ad altre cause non strettamente dipendenti dalla ipoglicemia.

L'esercizio fisico pur potendo indurre valori di glicemia più bassi non porta mai ad ipoglicemia (<40 mg/dL), quindi è normale che lei, pur sciando per 8 ore, ma con una pausa per il pasto, non presenti problemi.

D'altra parte se facesse una attività continuativa, sarebbe sufficiente incrementare il numero di rifornimenti, come del resto fanno i maratoneti, i quali finiscono la loro gara con poche scorte di glicogeno sì, ma non in ipoglicemia (semmai un poco più magri di quando sono partiti a causa dell'utilizzo del grasso corporeo come carburante).

Nelle normali attività (anche con allenamenti abbastanza intensi) le scorte di grasso corporee sono più che sufficienti per contribuire a mantenere stabile la glicemia fino a quando il pasto serale non ricarica i depositi svuotati (il miglior sistema per dimagrire è fare attività fisica!).

Tenga presente che, se per caso, volesse forzare la mano al suo equilibrio metabolico per arrivare all'ipoglicemia, con un eccesso di digiuno ed una intensa attività fisica, i sintomi di tale condizione sono soprattutto di tipo "neurologico" (visto che come già detto il primo organo a risentire di questa situazione è il sistema nervoso): debolezza, ansietà, palpitazione, tachicardia, disturbi visivi, tremore, sensazione di distacco dall'ambiente  e talvolta anche ipotermia.

(Dottor Franco Sardella - Responsabile Laboratorio Biochimica del Dipartimento Fisiologia I.S.S. Coni - Roma)

 

DOMANDA 34 - ECCESSO DI PESO, "DIETA" E ATTIVITà FISICA A 7 ANNI

Il pediatra di mia figlia, durante l'ultima visita effettuata ci ha detto che è in sovrappeso e l'ha messa a dieta, consigliandoci anche di farle praticare attività fisica. Fermo restando che due volte alla settimana siamo in grado di portarla in piscina, (o a camminare, o a fare un giro in bici) mia moglie ed io ci chiediamo quali esercizi possa fare in casa autonomamente - se possibile divertendosi - nei giorni in cui i genitori sono impegnati.

RISPOSTA:

Per prima cosa devo dirLe che il termine "dieta" in un bambino di 7 anni mi crea un senso di fastidio: un bambino deve imparare a mangiare correttamente, i quantitativi di cibo dipenderanno poi dal tipo di attività che il bambino svolge.

Vediamo come dovrebbe mangiare un bambino:

3 pasti ad orari abbastanza regolari: Colazione, Pranzo e Cena.

Le eventuali merende, se necessarie, devono essere a base di frutta, yogurt e succhi di frutta: si devono eliminare merendine, pizza, panini ecc.

Il pasto più importante è la Colazione, necessaria per fornire le energie della prima parte della giornata e anche per non far arrivare "affamato come un lupo" il bambino all'ora di pranzo (il che comporterebbe sicuramente un eccesso di alimentazione). I cibi della colazione sono: latte, tè, yogurt, succo di frutta, fette biscottate, biscotti secchi tipo Gentilini (attenzione a quello che si mangia: una "MACINA" del Mulino Bianco, peraltro molto buona, vale circa 50 calorie!), cornflakes, marmellata, miele.

Il Pranzo deve comprendere un primo piatto (almeno 3 volte a settimana: pasta e fagioli, pasta e ceci, pasta e lenticchie, minestrone di verdura con pasta; i giorni rimanenti: primi piatti semplici, come pasta, pomodoro e basilico ad esempio); un secondo (carne di tutti i tipi, anche fegato e cavallo; pesce 2-3 volte a settimana); verdura cotta o cruda; 50-60 grammi di pane; frutta fresca. La Cena deve essere leggera ( la notte si assimila di più) con un secondo diverso da quello del pranzo, ad esempio: pesce, 1 o 2 uova, prosciutto crudo senza grasso o bresaola con un pezzetto di parmigiano o mozzarella, ma non più di 2 volte a settimana); verdura cotta o cruda; 50-60 grammi di pane; frutta fresca. DOVREMMO MANGIARE IN QUESTO MODO ANCHE NOI ADULTI!

Pesando la bimba una volta alla settimana e ricordando che deve perdere non più di 200-400 grammi di peso a settimana, si possono poi dosare i quantitativi di cibo (agendo soprattutto su pane e pasta).

Per quanto riguarda l'attività fisica, a 7 anni ogni tipo di movimento va bene: nuotare, pattinare, pedalare, camminare, correre, fare esercizi di ginnastica... A 7 anni poi, oltre alle attività descritte, si può praticare uno sport: Ginnastica Artistica, Scherma, Nuoto, Judo ... Tutte attività sportive che devono comunque far divertire il piccolo atleta.

Se riuscirà a dare a sua figlia una corretta igiene alimentare, vedrà che il peso in poco tempo non sarà più un problema.

 

DOMANDA 35 - COMPONENTE ELASTICA "IN SERIE" E "IN PARALLELO" DEL MUSCOLO

Quale è la componente elastica in serie ed in parallelo del muscolo?

RISPOSTA:

La componente elastica "in serie" più nota della materia contrattile muscolare è formata dai tendini; essi trasmettono la forza sviluppata dal muscolo all'esterno.

Altri siti di accumulo di energia elastica (con funzione di accumulo di energia potenziale) sono all'interno della materia contrattile stessa (Hill, 1964), proprio a livello dei ponti tra actina e miosina. Secondo Cavagna (1988) dato che i ponti possono essere considerati in serie, ma anche in parallelo alla matrice contrattile, il termine "in serie" deve essere sostituito dalla dizione di "elementi elastici non smorzati".

Strutture elastiche "in parallelo", con funzione di mantenimento e "centraggio" della matrice contrattile, sono invece rappresentate anatomicamente dalla membrana cellulare (sarcolemma), dal connettivo presente tra le fibre e dalle fasce muscolari.

Tra questi elementi vengono considerate anche due proteine di elevato peso molecolare (titina e nebulina) che congiungono le estremità della miosina con il più vicino disco Z e stabilizzano il sarcomero durante la contrazione e "centrano" i filamenti durante il rilasciamento.

Puoi trovare altre notizie sui libri:

LE BASI FISIOLOGICHE DELL'EDUCAZIONE FISICA E DELLO SPORT

    Fox - Bowers - Foss

        Il Pensiero Scientifico Editore

VALUTAZIONE DELL'ATLETA

Analisi Funzionale e Biomeccanica della Capacità di Prestazione

    Dal Monte - Faina

        UTET (Collana SCIENZE DELLO SPORT)

 

DOMANDA 36 - PROBLEMI DI CIRCOLAZIONE

Soffro di problemi circolatori, capillari fragili e gonfiore degli arti. Quali discipline sportive sono più adatte al mio problema?

RISPOSTA:

Se soffre di una modesta alterazione della circolazione, il movimento può senz'altro giovare al suo problema. L'attività contrattile dei muscoli funziona, infatti, come una vera e propria pompa che comprimendo i vasi sanguigni consente un più facile ritorno del sangue al cuore. Tra gli sport più indicati ci sono quelli che comportano una contrazione dei muscoli breve e non violenta: corsa a ritmo blando, esercizi in acqua (passeggiate con le gambe completamente immerse) e nuoto. Da evitare tutti gli sport che determinano una contrazione violenta dei muscoli, come per esempio sollevare pesi eccessivi.

Qualora invece i suoi problemi circolatori siano di grado elevato, il tipo di attività più indicata deve essere segnalata dallo specialista in angiologia, dopo un adeguato esame clinico e strumentale. In genere per gravi problemi di circolazione vengono suggeriti esercizi con le gambe sollevate, che per questo motivo sono chiamati "contro gravità" e il movimento in acqua; entrambi, infatti, favoriscono il ritorno venoso e mantengono i muscoli efficienti senza sottoporre il paziente a sforzi eccessivi.

 

DOMANDA 37 - CONDIZIONI ATMOSFERICHE E DOLORI ARTICOLARI

Possono le condizioni climatiche avere influenza sui dolori articolari? Spesso e soprattutto gli anziani, quando "cambia il tempo", avvertono dolori alle varie articolazioni: c'è una connessione scientificamente provata tra dolori articolari e meteo?

RISPOSTA:

Questa situazione si chiama "metereopatia*", ossia malattia legata al tempo. L'umidità, il caldo, il freddo possono sicuramente influenzare sia le patologie osteo-articolari che l'entità della sintomatologia dolorosa.

*Metereopatia e' una parola derivata dal greco meteoros (alta nell'aria) e pathos (malattia) che indica qualsiasi condizione patologica connessa in qualche modo con le condizioni meteorologiche che ci circondano.
Come noto sin dal tempo degli antichi Romani, le condizioni atmosferiche possono influenzare la vita, i comportamenti e gli umori di noi tutti.
E' indubbio che il tempo atmosferico può influire specialmente su alcuni soggetti non solo da un punto di vista fisico, ma anche psichico.
In particolare tutte le condizioni che coinvolgono la sferica psichica, come appunto depressione, stress, paura sono condizionate in qualche modo dal tempo e dalle stagioni. La depressione, come pure i disordini affettivi a manifestazione periodica, con variazioni stagionali, hanno suggerito l'ipotesi di un ritmo biologico all'interno di ciascuno di noi. Alcuni ritmi sono a breve termine, a scadenza giornaliera (il cosiddetto "ritmo circadiano), mentre altri sono a lungo termine, come i ritmi mensili, legati alle mestruazioni nella donna, ed i ritmi stagionali connessi di più al tempo. Uno di questi ritmi stagionali influenza il nostro umore determinando episodi depressivi duranti la stagione invernale. E' noto ad esempio che la depressione ha un'incidenza maggiore nelle popolazioni che vivono a latitudini nordiche, dove gli inverni sono più rigidi e le giornate sono più brevi con lunghi periodi di buio. Se soggetti affetti da tale depressione si spostano a latitudini più vicine all'equatore, la sindrome depressiva tende con il tempo a migliorare ed a scomparire.
Lo stessa cosa e' stata notata per lo stress della vita quotidiana: i residenti in regioni nordiche sono più soggetti ad andare incontro a periodi di stress psichico rispetto ad individui che vivono in paesi più meridionali.
Le meteoropatie sarebbero legate ad uno squilibrio di impulsi provocati da sostanze chimiche, dette neurotrasmettitori, che vengono prodotte dalle cellule nervose e quindi sono presenti all'interno del nostro cervello. Tali sostanze, spesso dai nomi strani come norepinefrina, dopamina, acido gamma-aminobutirrico, sono una specie di vettori per il trasporto di segnali tra una cellula nervosa e l'altra. I neurotrasmettitori si legano a specifici recettori presenti sulla superficie della cellula stimolata, per cui la deficienza, l'inattivazione o l'inefficienza di tali recettori determinerebbe un più debole segnale di trasmissione. Per fare un esempio si può dire che tali impulsi nervosi sono paragonabili all'energia elettrica a partenza dalla batteria che avvia un'automobile. Se la scarica e' debole o i cavi elettrici sono ossidati o laschi, l'impulso non e' sufficiente ad avviare il motore.
Stimoli negativi, quali il freddo, il buio, le basse pressioni determinerebbero la momentanea interruzione di questa energia elettrica cerebrale, che porta alla comparsa di fenomeni depressivi ed altri sintomi ad essi legati.
L'influenza del tempo atmosferico sulle cellule nervose ed i suoi neurotrasmettitori potrebbe quindi essere intesa come stimolo esterno dato da temperatura, umidità, pressione, luce, etc. che in un certo modo influenzano il metabolismo dei neurotrasmettitori. Lo sbilanciamento di queste sostanze chimiche e' anche alla base dei sintomi legati al momento depressivo, quali mal di testa, fatica ed insonnia, per citare i più comuni.

 

 

F.A.Q. 1
F.A.Q. 2

 

 

 

 

 

ULTIMO AGGIORNAMENTO PAGINA 01 APRILE 2012

 

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