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OBESITà: LA VERA PANDEMIA DEL TERZO MILLENNIO

 

BOTERO

 

Merendine e hamburger, ore seduti davanti alla televisione, al computer o al volante dell'automobile ... il mondo si sta ammalando di una malattia gravissima: l'OBESITà.

Ma la notizia peggiore è che aumenta sempre più il numero di persone in sovrappeso o obese già dalla prima infanzia.

 

 

Questi allarmanti dati fanno definire dagli esperti di tutto il mondo l'obesità come "una vera pandemia che minaccia di strangolare il sistema sanitario di tutti i Paesi".

Nel mondo ci sono ormai più persone grasse che persone che soffrono la fame: i sovrappeso sono circa un miliardo (di cui 300 milioni obesi), e "solo" 800 milioni sono i denutriti. I governi dei Paesi in via di sviluppo, paradossalmente, devono affrontare nello stesso tempo le due facce opposte della malnutrizione: la denutrizione e l'ultranutrizione.

 

SOVRAPPESO

1 MILIARDO

OBESI

300 MILIONI

DENUTRITI

800 MILIONI

INDICE DI MASSA CORPOREA (BMI) = PESO (KG) / STATURA (m)2

SOVRAPPESO: BMI =

25-30 (uomini)

24/29 (donne)

OBESITà: BMI =

> 30 (uomini)

> 29 (donne)

SOTTOPESO: BMI =

< 20 (uomini)

< 19 (donne

 

Il problema, nato nei Paesi ricchi dell'Occidente, si sta purtroppo diffondendo nel resto del mondo perché nei Paesi in via di sviluppo si stanno adottando le abitudini alimentari e lo stile di vita dei paesi ricchi.

Gli Stati Uniti finora erano il Paese "guida" (negativa …) su questo fronte, con circa il 69% della popolazione in sovrappeso o obesa, seguiti dall'Australia e poi dalla Gran Bretagna. In Europa si sfiora il tetto del 50% per cento, ma il problema continua a peggiorare rapidamente.

Dal punto di vista economico, nei bilanci della sanità l'effetto si sente già se è vero che almeno l'8% delle spese mediche serve a curare malattie causate dal peso eccessivo e il 13% dei decessi ne sono la diretta conseguenza.

La causa non è solo l'alimentazione, ma soprattutto lo stile di vita: ormai la possibilità di movimento è limitata nelle aree urbane che diventano sempre più "alveari" umani, senza spazio per sentieri ciclabili, parchi e campi da gioco. Ci vuole un grande sforzo comune di Paesi e governi, come si sta cercando di fare nella lotta contro l'inquinamento, per migliorare lo stile di vita soprattutto dei giovani. Se ciò non avverrà, saremo la prima generazione responsabile di aver aumentato il rischio di morte prematura dei figli per malattie legate all'obesità.

Negli Stati Uniti l'obesità infantile e giovanile (nella popolazione di età inferiore ai venti anni) è aumentata del 45% rispetto agli anni Ottanta. Questi individui soffriranno di una grande quantità di malanni, fra i quali il cosiddetto "diabesity", il diabete da obesità, una malattia relativamente nuova, che si sta moltiplicando a una velocità impressionante. Anche in Italia, soprattutto tra i più giovani, si prospetta un quadro allarmante per le generazioni future: per un obeso le prospettive di vita si accorciano fino a 10 anni!

L'obesità ha due cause principali: l'ereditarietà e le cattive abitudini alimentari. Un bambino obeso nato da genitori obesi ha 80 possibilità su 100 di rimanere tale anche da adulto. Ma la predisposizione genetica non è necessariamente una condanna, infatti anche un bambino nato da genitori non obesi, se non segue una corretta alimentazione ed un idoneo stile di vita può diventare obeso.

 

 

L'obesità si combatte con la prevenzione, ma spesso i genitori hanno difficoltà nell'educare i più piccoli ad una sana alimentazione, anche perché spesso anche loro stessi non mangiano correttamente. Sarebbe quindi opportuno intervenire nelle scuole con un'azione di prevenzione primaria, favorendo una corretta educazione alimentare. L'alimentazione corretta, comunque, deve sempre essere combinata con il movimento: circa il 79% dei bambini passa più di 3 ore al giorno davanti alla tv e questo vale anche per gli adulti.

Nell'ambito della prevenzione l'intervento deve essere precoce: in caso di un aumento di peso evidente in un bambino ci si deve rivolgere subito al pediatra, per controllare le curve di crescita e, se necessario, intervenire. Un ritardo nell'intervento può rendere l'intervento stesso molto meno efficace. E ci si deve rivolgere agli specialisti ...

Può sembrare banale, ma spesso ci si affida a facili promesse di dimagrimento rapido: è il modo migliore, spesso, per peggiorare la situazione. Il problema principale, comunque, non è perdere peso, ma acquisire nuove abitudini alimentari per evitare l'effetto "yo‑yo" e rendere stabile il dimagrimento stesso. Dobbiamo ricordare che l'obesità può essere causa di malattie tumorali, metaboliche e cardiovascolari e quindi va affrontata presto e bene.

 

LA SITUAZIONE IN ITALIA

Un tempo erano gli abitanti degli Usa a fare notizia per i loro chili di troppo, frutto di diete a base di hamburger e patatine. Ora, purtroppo, parole come obesità e sovrappeso sono diventate d'uso comune anche nel resto del mondo: in Italia quasi un adulto su due è obeso o pesa troppo e il fenomeno riguarda il 45% della popolazione adulta. Ma il problema sta crescendo in modo preoccupante anche e soprattutto tra i più piccoli. Secondo i dati elaborati dalla "International of Obesity Task Force" (organismo internazionale con sede a Londra che monitorizza il problema a livello mondiale), nel nostro Paese circa il 32% dei bambini tra i 7 e gli 11 anni soffre di problemi di sovrappeso o obesità ed il numero è in crescita costante: ogni cinque anni la percentuale sale di oltre il 5%, superando persino gli incrementi che si registrano nella fascia adulta della popolazione. La situazione è peggiore solo in Paesi come la Spagna e il Portogallo dove le percentuali sono del 33% e del 32,5% tra i più piccoli. Francia e Inghilterra fanno invece registrare valori minori: i bambini obesi o in sovrappeso sono "soltanto" il 19% e il 28%. Fortunatamente in Italia nella fascia di età 13‑17 anni, la percentuale di obesi o in sovrappeso scende al 25%.

 

LA SITUAZIONE IN ITALIA

QUANTI SONO GLI OBESI

4 MILIONI DI ADULTI

+25% RISPETTO AL 1994

LE REGIONI PIù COLPITE

MOLISE 12.8%

CAMPANIA 11.2%

CHI SONO

MASCHI 9.2%

FEMMINE 8.8%

LA GEOGRAFIA DELL'OBESITà

NORD 7.8%

CENTRO 7.9%

SUD 10.8%

ISOLE 9.5%

L'ETà

18-24 ANNI 1.6%

45-54 ANNI 12.4%

55-64 ANNI 14.4%

65-74 ANNI 14.2%

BAMBINI OBESI O SOVRAPPESO

ITALIA 36%

SPAGNA 27&

SVIZZERA 24%

INGHILTERRA 20%

FRANCIA 19%

GERMANIA 14%

(Dati: ANSA-CENTIMETRI)

 

Dobbiamo però ricordare che chi aumenta di peso nel periodo precedente allo sviluppo ha poi moltissime difficoltà a dimagrire ed a mantenere un peso corretto. In questa fascia di età, infatti, le cellule adipose non si ingrossano come negli adulti, ma aumentano di numero e così, in seguito, è più difficile eliminare i chili in eccesso. Il periodo più a rischio è proprio quello pre‑adolescenziale, tra i 10 e i 15 anni; è a questa età che si comincia ad avere una gestione dell'alimentazione più autonoma e i ragazzi iniziano a mangiare quello che vogliono e, spesso, si fanno condizionare nelle scelte dalla pubblicità che "sponsorizza" soprattutto prodotti che favoriscono l'aumento di peso perché iper‑zuccherati e pieni di grassi. Frutta e verdura diventano così un ricordo da eliminare, mentre merendine, pizzette e dolciumi prendono il sopravvento.

Mediamente a questa età i ragazzi eccedono di circa il 20% nell'apporto calorico necessario. I ragazzi sani che fanno sport non dovrebbero andare oltre le 2000‑2500 calorie, anche se molto dipende dalla corporatura e dal tipo di alimentazione che deve essere sempre varia e completa nei suoi componenti.

 

Esempio Alimentazione ragazzi 10-15 anni (Calorie totali: circa 2000)

COLAZIONE - 300/400 calorie

- 1 fetta di Ciambellone o Crostata oppure 4 Frollini oppure 3 Fette Biscottate al miele o marmellata oppure due manciate di Cereali

- 1 tazza di Latte (200-250 ml)

- 1 Frutto (ad esempio una Banana)

SPUNTINO - 70/100 calorie

1 Frutto oppure 2 Fette Biscottate oppure 1 yogurt oppure 1 pacchetto di Crackers

PRANZO - 700/800 calorie

- 1 Piatto di Pasta (ad esempio Pomodoro e Basilico) da 80-100 grammi

- 1 secondo (preferibilmente Carne ai ferri, oppure Pesce oppure Prosciutto crudo magro oppure Bresaola etc.

- 1 Contorno (Verdura cotta o cruda)

SPUNTINO - 100/200 calorie

1 Frutto oppure 1 Merenda dolce (Gelato, Frullato, Yogurt)

CENA - 400/500 calorie

- 1 Minestra di Verdura o Legumi (No Pasta!)

- 1 Secondo (preferibilmente NO Carne!)

- 1 Contorno

- Pane (60-70 grammi)

 

Le cattive abitudini alimentari acquisite negli ultimi anni sono alla base dell'aumento delle alterazioni legate al peso corporeo: tra tutte quella di saltare la colazione (lo fa l'8% della popolazione, mentre il 66% gli dedica al massimo 6 minuti) o di mangiare in modo poco variegato, rinunciando troppo spesso a frutta e verdura, a cui vengono preferiti alimenti più calorici: sempre più viene quindi tradita l'ottima e salutare dieta Mediterranea.

 

 


 

L'OBESITà INFANTILE

(ultimo aggiornamento 02 giugno 2005)

A cura del Dr. Danilo Gambarara  
Facoltà Scienze Motorie - Università degli Studi di Urbino
Medicina dello Sport e Promozione dell'Attività Fisica - A.U.S.L.  RIMINI

 

 

 

Introduzione

A partire dagli inizi degli anni '80 si è assistito nei paesi del mondo occidentale al verificarsi di una vera e propria "pandemia" (GLOBESITà) di obesità [1]. Condizioni di estremo sovrappeso e obesità vera e propria riguardano ormai percentuali del 20-30% della popolazione adulta delle nazioni più ricche.

 

GLOBESITY

 

Tale significativo aumento è riscontrabile anche nei giovani in età prescolare e nelle varie fasce dell'età scolare.

Nel corso degli anni (1970-2000) sono così aumentati in maniera esponenziale anche i lavori scientifici pubblicati sull'argomento (da 200 a circa 500 l'anno).

 

STUDI SULL'OBESITA'

(Childhood obesity: public-health crisis, common sense cure

Cara B. Ebbeling, Dorota B. Pawlak, David S. Ludwig - Lancet  2002, 360: 473–82)

  

 

RIFERIMENTO

CRITERIO

DATI

Reilly et al. 1999 [5]

 

6 aa. SP 22% OB 10%
15 aa
. SP 31% OB 17% inglesi

Reilly JJ et al. 1999 [6]

 

4 aa. SP 20.3% OB 7.6%
5 aa. SP 18.7% OB 7.2% inglesi

Chinn, Rona 2001 [7]

 

Dal 1984 al 1994:
(dai 4 agli 11 anni)
sovrappeso maschi
5.4% -> 9% inglesi
6.4% -> 10% scozzesi
sovrappeso femmine
9.3% -> 13.5% inglesi
10.4% -> 15.8% scozzesi
obesità maschi
0.6% -> 1.7% inglesi
0.5% -> 2.0% scozzesi
obesità femmine
0.6% -> 2.1% inglesi
0.5% -> 2.4% scozzesi

Rudolf et al. 2001 [8]

 

7-11 anni inglesi
maschi SP 22% OB 11%

femmine SP 22% OB 12%

Troiano, Flegal 1998 [9]

 

6-17 anni
USA 1988 -> 1994 NHANES III
SP 25% OB 11%

Editorial THE LANCET 2001 [10]

 

Femmine australiane
OB 1985 11.8% 1995 21.3%

O'Loughlin et al. 1998 [11]

 

Canada 9-12 anni multietnico
maschi SP 35% OB 15%
femmine SP 33% OB 13%

de Onis, Blössner 2000 [12]

VV

Obesità 3.3%

Martorel et al. 1998 [13]

NA

Obesità 2.9%

Hanley et al. 2000 [14]

BMI

 

85%

Età 2-19 anni Sovrappeso
maschi
27.7% femmine 33.7%

Story et al. 1999 [15]

BMI


85%-95%

Sovrappeso 39% Obesità 11%

da Veiga et al. 2001 [16]

BMI


85%-95%

 

Brasile 10-18 anni
dati di riferimento brasiliani
maschi SP 46.2% OB 25.0%
femmine SP 22.1% OB 7.2%
dati di riferimento USA
maschi SP 26.2% OB 8.5%
femmine
SP 14.2% OB 2.8%

Bundred et al. 2001 [17]

BMI


85%-95%

Inglesi 3-4 aa. 1989->1998
Sovrappeso 14.7% a 23.6%

Obesità 5.4% a 9.2%

Kromeyer-Hauschild K et al. 1999 [18]

BMI

 

90%-97%

Tedeschi 7-14 anni età
maschi 1975 -> 1995
Sovrappeso 10.0% -> 16.3%

Obesità 5.3% -> 8.2%
femmine 1975 -> 1995
Sovrappeso 11.7% -> 20.7%

Obesità 4.7% -> 9.9%

Tremblay , Willms 2000 [19]

BMI

Canadesi 7-13 anni età
maschi 1981 -> 1996
Sovrappeso 15% -> 28.8%

Obesità 5% -> 13.5%
femmine 1981 -> 1996
Sovrappeso 15% 
-> 23.6%

Obesità 5% -> 11.8%

Berg et al. 2001 [20]

BMI

 

91%-98%

12 aa.
Maschi SP 11.3% OB 7.9%

Femmine SP 6.8% OB 5.1%
15 aa.
Maschi SP 11.6% OB 8.9%

Femmine SP 5.5% OB 4.2%
18 aa.
Maschi SP 11.4% OB 7.3%

Femmine SP 4.8% OB 3.9%

Park et al. 2001 [21]

BMI

 

95%

OBESITÀ USA (tre etnie)
5-17 anni età
Bianchi Ispanici
Maschi 15% Femmine 28%
Bianchi non ispanici
Maschi 7% Femmine 17%
Afro-Americani
Maschi 11% Femmine 29%

Booth et al. 2001 [22]

BMI

 

85%-95%

Adolescenti australiani
maschi
SP 14-16% OB 5%

femmine SP 16-18% OB 5-6%

al-Nuaim et al. 1996 [23]

BMI

Maschi Arabia Saudita - 6-18 anni età
Sovrappeso 11.7%
Obesità 15.8%

 

 

 

Pantano et al. 1992 [24]

 

Lazio 7 -> 14 anni  17.7%

Ceratti et al. 1990 [25]

 

Milano popolazione scolastica
Materne 4.7%
Elementari 14.1%
Medie inferiori 17.9%
Medie superiori 12.4%

Maffeis et al. 1993  [26]

W/H >120%

4 anni
maschi 3.6% femmine 2.0%
8 anni
maschi 11.2% femmine 13.3%
10 anni
maschi 23.4% femmine 12.7%
12 anni
maschi 17.3% femmine 11.9%

Attinà et al. 1992 [27]

BMI percentile

Calabria scuole elementari (6-11 anni)
79% maschi 21% femmine sovrappeso

Bordin et al. 1995  [28]

BMI indice Cole

Veneto scuole elementari (8-11 anni)
13.5% sovrappeso
20% obesi 7.3% gravi obesi

Ardizzi et al. 1996 [29]

 

Piemonte 6 -> 15 anni

Obesità 9.9%
MAX maschi 13-14 anni 16.5%

MAX femmine 8-9 anni 16.0%

De Vito et al. 1999 [30]

 

Lazio 11 -> 19 anni
Obesità 8.4%
(maschi 9.8% femmine 2.0%)
Sovrappeso 21.4%

Caldarone et al. 1994 [31]

SP 110/119%

 

OB>120% del peso ideale

Lazio 9 -> 14 anni
Maschi sportivi
SP 32.0% OB 16.0%
Maschi sedentari
SP 55.6% OB 33.0%
Femmine sportive
SP 53.6% OB 16.0%
Femmine sedentarie
SP 58.0% OB 37.0%

 

Questo fenomeno si traduce in una maggiore incidenza della cosiddetta "sindrome dismetabolica" di cui fanno parte ipertensione arteriosa, dismetabolismo glucidico o diabete conclamato, iperlipidemia ed aterosclerosi precoce in grado di indurre una accentuazione della morbilità infantile [2] e conseguente aumento della mortalità prematura nell'età adulta [3].

Le cause dell'obesità sono indubbiamente multi-fattoriali, ma quelle che più hanno contribuito a questo così significativo aumento sono da ricollegarsi soprattutto alle modifiche dello "stile di vita", in particolare sedentarietà e diminuzione dell'attività fisica, accompagnate da aumentata e/o squilibrata introduzione calorica. Questo è tanto più vero nelle fasce più giovani della popolazione che, se pur hanno visto aumentare le ore mediamente dedicate all'attività sportiva organizzata, hanno praticamente azzerato quella ludico-spontanea trasformandola in prolungata permanenza davanti a TV, computer e videogiochi.

 

 

 

 

L'OBESITà IN ITALIA

BAMBINI E ADOLESCENTI IN ECCESSO

DI PESO IN ITALIA (dati 1999-2000)

6-9 anni

maschi 33.6%

femmine 34.6%

10-13 anni

maschi 30.9%

femmine 19.8%

14-17 anni

maschi 17.3%

femmine 10.5%

TOTALE

maschi 26.9%

femmine 21.2%

 

 

Criteri di definizione di sovrappeso ed obesità

L'obesità è definita come un eccesso di massa grassa corporea: nell'adulto, per evidenziarla, viene abitualmente utilizzato l'Indice di Massa Corporea o Body Mass Index (BMI) espresso dal rapporto tra il peso in kg ed il quadrato della statura in metri, definendo sovrappeso corporeo un BMI compreso tra 25 e 30 ed obesità valori uguali o superiori a 30.

 

BMI = PESO (KG) / STATURA (m)2

 

Nell'infanzia e nell'adolescenza l'accrescimento con le sue diverse modalità di espressione (aumento spesso non sincrono del peso e della statura, modifiche della composizione corporea) rendendo la definizione di obesità più complessa non ha favorito l'omogeneità dei criteri utilizzati.

Una metodologia molto utilizzata solo sino a qualche anno fa era quella basata sull'utilizzo delle tavole di Tanner (1976) [4] che definiscono il peso ideale per età, statura e sesso: un peso compreso tra il 110 e il 120% del peso ideale definisce il sovrappeso corporeo, uno superiore al 120% l'obesità.

Nei giovani il BMI è ormai universalmente utilizzato come criterio di valutazione delle condizioni di obesità anche se non può ovviamente adottare gli stessi "end-point" degli adulti in quanto subisce delle profonde e variabili modificazioni dalla nascita al raggiungimento della completa maturazione.

Quindi un più adeguato metodo per evidenziare i soggetti in eccesso ponderale è di considerare tali quelli che si trovano al disopra di un certo valore percentile rispetto alla popolazione di riferimento.

Cole e colleghi [32] hanno recentemente proposto, basandosi su un esteso campione internazionale (100.000 maschi ed altrettante femmine di varie razze) un metodo per la determinazione dei valori predittivi di BMI per il sovrappeso ed obesità in età adulta.
In pratica il bambino o adolescente il cui BMI ad una certa età sia al di sopra dei valori di "cut off" considerati critici, ha elevate probabilità, nell'età adulta, di trovarsi nelle condizioni di sovrappeso (BMI > 25) o obesità (BMI > 30).

Ad esempio, facendo riferimento alla tabella, un maschio di 12 anni ha elevate probabilità di essere in sovrappeso al compimento dei 18 anni se il suo BMI è compreso fra 21.22 e 26.02  e di diventare obeso per valori superiori.
La stessa tabella ci permette di calcolare anche i pesi corrispondenti a questi valori in base alla statura ed all'età.

 

Per calcolare i kg oltre cui cominciano sovrappeso e obesità:

21.22 x 1.50  x  1.50 =  48 kg (limite del sovrappeso)
26.02 x 1.50  x  1.50 =  59 kg (limite dell'obesità)

Esempio:

maschio 12 anni (valori di cut off come visto rispettivamente 21.22 e 26.02)
statura 1.50 m, peso 56 kg, BMI = 56/(1.5 x 1.5) =
24.89


Quindi le proiezioni statistiche indicano un elevata probabilità di sovrappeso nell'età adulta.

 

 

Download File Excel per il calcolo automatico

(il file comprende anche il grafico per i percentili di statura)

 

 

Sovrappeso
B.M.I. 25 kg/m
2

Obesità
B.M.I. 30 kg/m
2

Età

(anni)

Maschi

Femmine

Maschi

Femmine

2

18.41

18.02

20.09

19.81

2.5

18.13

17.76

19.80

19.55

3

17.89

17.56

19.57

19.36

3.5

17.69

17.40

19.39

19.23

4

17.55

17.28

19.29

19.15

4.5

17.47

17.19

19.26

19.12

5

17.42

17.15

19.30

19.17

5.5

17.45

17.20

19.47

19.34

6

17.55

17.34

19.78

19.65

6.5

17.71

17.53

20.23

20.08

7

17.92

17.75

20.63

20.51

7.5

18.16

18.03

21.09

21.01

8

18.44

18.35

21.60

21.57

8.5

18.76

18.69

22.17

22.18

9

19.10

19.07

22.77

22.81

9.5

19.46

19.45

23.39

23.46

10

19.84

19.86

24.00

24.11

10.5

20.20

20.29

24.57

24.77

11

20.55

20.74

25.10

25.42

11.5

20.89

21.20

25.58

26.05

12

21.22

21.68

26.02

26.67

12.5

21.56

22.14

26.43

27.24

13

21.91

22.58

26.84

27.76

13.5

22.27

22.98

27.25

28.20

14

22.62

23.34

27.63

28.57

14.5

22.96

23.66

27.98

28.87

15

23.29

23.94

28.30

29.11

15.5

23.60

24.17

28.60

29.29

16

23.90

24.37

28.88

29.43

16.5

24.19

24.54

29.14

29.56

17

24.46

24.70

29.41

29.69

17.5

24.73

24.85

29.70

29.84

18

25

25

30

30

 


 

 

DIETETICA E NUTRIZIONE

Nutrizione umana

Linee guida e strategie - Linee guida per la diagnosi e il trattamento dell'obesità infantile

 

 

Linee guida per la diagnosi e il trattamento ambulatoriale dell'obesità essenziale infantile

L'obesità essenziale è una condizione caratterizzata da un eccesso di tessuto adiposo in grado di indurre un aumento significativo di rischi per la salute.

I criteri clinici che vengono correntemente utilizzati per definire un soggetto obeso  sono:

  • Presenza di un sovrappeso pari o superiore al 20% rispetto al peso ideale calcolato in base all'altezza

  • Body mass index (BMI): peso in kg/altezza in m2 > 90° percentile (tabelle di Rolland- Cachera)

Nei Paesi a più elevato tenore socio-economico l'obesità essenziale rappresenta "il problema nutrizionale" ed attualmente in Italia la prevalenza è stimata tra il 10 ed il 20%.

 

Individuazione di un paziente affetto da obesità essenziale

L'esame obiettivo ha lo scopo di identificare i bambini affetti da obesità essenziale ed individuare i bambini con obesità secondaria a patologia endocrina o a sindrome polimalformativa che richiedono specifici iter diagnostici e follow-up presso Centri Specialistici Accreditati.
L'anamnesi e l'esame obiettivo generale saranno completati dalla ricerca di segni e sintomi indicativi di obesità non essenziale quali bassa statura, ritardo mentale, stigmate malformative ed ipogonadismo.
Perché l'incontro tra pediatra e bambino obeso possa rappresentare un'importante fase di un programma di intervento efficace è necessario che nell'ambito dell'anamnesi e dell'esame obiettivo vengano raccolte le maggiori informazioni possibili sul bambino e sulla sua famiglia. Lo scopo è quello di cercare di ottenere la loro fiducia e disponibilità ad intraprendere un programma che non solamente coinvolgerà le loro abitudini nutrizionali ma anche le loro abitudini di vita.
è opportuno che tutti i dati clinici, strumentali e di laboratorio siano registrati in una cartella clinica al fine di facilitare ed uniformare gli interventi ed il follow-up.
In aggiunta ad un'anamnesi generale dovranno essere raccolte informazioni volte a verificare il rischio familiare per malattie cronico-degenerative ed obesità, fattori ambientali e familiari predisponenti all'obesità, eventuali sintomi che indirizzino verso un'obesità non essenziale, fattori nutrizionali e di vita.

 

Anamnesi familiare

  • peso dei genitori e dei fratelli

  • familiarità per malattie cronico-degenerative in parenti di I e II grado cercando di specificare l'età in cui si sono verificate eventuali patologie cardiovascolari acute

  • tipo di attività lavorativa dei genitori e di chi si occupa del bambino per valutare la loro disponibilità e il tempo che può essere dedicato alle necessità del bambino

  • eventuale presenza di disturbi del comportamento alimentare nei familiari

Anamnesi fisiologica

  • peso neonatale

  • modalità di allattamento

  • accrescimento staturo-ponderale

  • sviluppo psicomotorio e performance scolastica

  • comparsa dei primi segni puberali

  • età del menarca e caratteri dei cicli mestruali

Anamnesi patologica

  • pregresse patologie con particolare riferimento all'assunzione di farmaci

  • epoca di comparsa del sovrappeso e incremento ponderale/anno

  • eventuali pregressi tentativi di riduzione del sovrappeso

Anamnesi alimentare

La rilevazione delle abitudini nutrizionali offre alcune difficoltà: specie nei soggetti obesi è estremamente difficile stimare l'esatto intake calorico perché consciamente od inconsciamente vi è una sottostima dell'introito di alimenti e non viene riferita con precisione l'assunzione totale di cibi e bevande.
è dimostrato che l'anamnesi nutrizionale, qualsiasi sia lo strumento utilizzato, rappresenta uno strumento educativo.
Nonostante la difficoltà di una rilevazione affidabile dell'introito calorico è indispensabile la valutazione delle abitudini nutrizionali allo scopo di conoscere il numero dei pasti, la ripartizione calorica media nell'ambito dei pasti della giornata e la frequenza settimanale degli alimenti principali.
Se non si ha la possibilità di utilizzare metodi di rilevazione delle abitudini nutrizionali che consentono la valutazione dell'intake calorico e la scomposizione in nutrienti, è opportuno vengano comunque acquisite informazioni relativamente a:

  • numero dei pasti

  • con chi il paziente ha l'abitudine di assumere i pasti

  • abitudine ad assumere la prima colazione

  • consumo settimanale dei principali alimenti

  • occasioni in cui il paziente lamenta maggiore appetito

  • eventuale presenza di sintomi specifici di disturbi del comportamento alimentare

  • motivazioni alla scelta di quelle specifiche abitudini nutrizionali: tradizione familiare, gusto del bambino o dei familiari

  • conoscenze nutrizionali della famiglia

Abitudini di vita

  • ore settimanali di sport

  • interessi

  • ore di attività sedentaria (TV, computer, musica, studio …)

Ulteriori informazioni

  • rapporti con i familiari

  • rapporti con i compagni

  • motivazioni alla richiesta di consulenza medica

  • convinzioni in tema di obesità

  • autovalutazione del sovrappeso

  • aspettative del paziente e dei familiari in termini di perdita di peso

  • disponibilità del paziente e dei familiari a modificare le abitudini alimentari e di vita.

L'esame clinico di un bambino o di un'adolescente in sovrappeso in genere consente di porre diagnosi di obesità essenziale.

Il bambino affetto da obesità essenziale, infatti, ha caratteristiche molto precise:

  • l'obesità si instaura gradualmente, con incidenza massima tra 7 e 10 anni o all'adolescenza

  • statura media o alta con curva di accrescimento regolare

  • assenza di segni clinici di ipotiroidismo

  • assenza di stigmate malformative

  • pseudoipogenitalismo e pseudoginecomastia

  • normale sviluppo psicomotorio e performance scolastica

  • maturazione puberale tendenzialmente accelerata

  • se indagata la maturazione ossea risulta accelerata e sovrapponibile all'età staturale

L'esame obiettivo generale in occasione della 1° visita e del follow-up dovrà comprendere la rilevazione di:

  • altezza e, quando possibile, ricostruzione della curva di accrescimento

  • peso e ricostruzione della curva di accrescimento ponderale mediante la valutazione longitudinale dei pesi precedenti per valutare l'incremento di peso

  • calcolo del peso ideale in rapporto all'altezza e della percentuale di sovrappeso

  • calcolo del BMI

  • pliche cutanee (tricipitale, bicipitale, sottoscapolare,sovrailiaca)

  • circonferenze corporee (braccio, vita, fianchi, coscia)

  • stadio puberale

  • valutazione della ghiandola tiroidea

  • pressione arteriosa

  • eventuale presenza di strie

  • dismorfie osteoarticolari e/o disturbi funzionali dell'apparato osteoarticolare

La diagnosi di obesità è sostanzialmente clinica. Le indagini che possono essere richieste hanno l'obiettivo di valutare l'eventuale presenza di complicanze legate allo stadio di obesità.

Utili per stabilire se si siano già instaurate complicanze legate al sovrappeso e alla sua durata possono essere:

  • screening dei lipidi (colesterolo totale, colesterolo HDL, colesterolo LDL, trigliceridi, Apo A, Apo B; in caso di familiarità positiva per elevato rischio cardiovascolare includere anche: genotipo Apo E, omocisteina e Lp a)

  • test da carico orale con glucosio con valutazione di glicemia e insulinemia

  • funzionalità epatica

  • in caso di riscontro di epatomegalia e/o ipertransaminasemia approfondimento dei test di funzionalità epatica ed ecografia epatica

  • elettrocardiogramma

  • in caso di riscontro di valori pressori elevati, controlli pressori seriati. In caso di mancata normalizzazione della PA dopo calo ponderale si consiglia approfondimento diagnostico.

A questi accertamenti possono essere aggiunte valutazioni della composizione corporea e approfondimenti cardiologici.

 

Terapia dietetica dell'obesità essenziale infantile

Gli obiettivi della terapia sono rappresentati dalla formulazione di programmi che agiscono a livello comportamentale, nutrizionale e dell'attività fisica, in quanto nella maggior parte dei casi l'obesità dipende da un prolungato eccesso calorico associato ad una ridotta spesa energetica, basati su comportamenti errati:

 

1- Integrazione dei componenti della terapia: dieta, attività fisica e comportamento

  • Raggiungimento di un nuovo equilibrio tra spesa energetica e intake calorico che assicuri un peso adeguato alla statura

  • Potenziamento dell'attività fisica

  • Modificazione persistente di stile di vita ed abitudini nutrizionali

  • Mantenimento e potenziamento della massa magra e quindi in particolare dalla massa muscolare che rappresenta il compartimento corporeo metabolicamente attivo, in grado di incidere positivamente sul metabolismo basale (MB) e di conseguenza sulla spesa energetica totale (EE).

2 - Alimentazione con ripartizione in nutrienti e scelta di alimenti tale da consentire adeguato accrescimento e senso di sazietà

3 - Riduzione del sovrappeso

4 - Mantenimento dell'equilibrio staturo-ponderale ottenuto

5 - Prevenzione delle complicanze dell'obesità

 

L'obiettivo primario dell'intervento sull'obesità infantile quindi è la regolazione del peso corporeo e della massa grassa mediante un intervento adeguato per crescita e sviluppo dal punto di vista sia antropometrico che psicologico.
Idealmente l'intervento è associato a modificazioni positive delle fisiologiche e psicologiche conseguenze dell'obesità. Per ottenere un duraturo corretto rapporto tra peso e statura il programma terapeutico deve riuscire a modificare in modo radicale le abitudini di vita e nutrizionali.
I dati riportati in letteratura dimostrano che per ottenere risultati a lungo termine è necessario un intervento qualificato, impegnativo e costante.

La dieta ipocalorica bilanciata è caratterizzata da apporto calorico non drasticamente inferiore rispetto a quanto raccomandato per età e sesso (LARN) ed una scomposizione in nutrienti sovrapponibile a quella della dieta ideale.

Tale scelta è determinata dagli scopi che riteniamo importante perseguire:

  • Ottenere una riduzione del sovrappeso graduale e duratura

  • Insegnare ad alimentarsi correttamente

  • Impostare nuove abitudini nutrizionali e di vita nel paziente e in tutta la famiglia

  • Prevenire errori nutrizionali negli altri componenti della famiglia e quindi effettuare un programma di terapia e di prevenzione al tempo stesso

  • Non trasmettere il messaggio che per dimagrire è necessario seguire una dieta molto diversa da quella che consideriamo ideale e adeguata per il mantenimento dei benefici raggiunti.

L'obiettivo di educare il bambino e la sua famiglia ad una dieta ideale in termini quantitativi e qualitativi può essere raggiunto fornendo una dieta ipocalorica bilanciata abbinata a potenziamento dell'attività fisica dopo avere fornito informazioni nutrizionali ed aver sollecitato il coinvolgimento della famiglia al programma.

Rispetto alle abitudini del bambino le modificazioni più rilevanti che ci si prefigge sono:

  • Concentrazione dell'assunzione degli alimenti in 4 – 5 pasti

  • Promozione e valorizzazione della prima colazione

  • Riduzione dell'apporto di grassi e proteine di origine animale

  • Aumento dell'apporto di cereali specie integrali

  • Limitazione degli zuccheri a rapida assorbimento (elevato indice glicemico)

  • Aumento di intake di fibre alimentari (verdura, frutta, legumi)

Nel corso del primo incontro e poi successivamente vengono fornite informazioni nutrizionali qualitative e quantitative.

A bambini di età inferiore a 8 anni deve essere consigliata una dieta eucalorica per età e sesso che preveda esempi dettagliati di: prima colazione, spuntini, pranzo e cena con precisione delle porzioni medie adeguate in base all'entità dell'obesità per gli alimenti principali.

A ragazzi di età superiore a 8 anni viene consigliata una dieta eucalorica oppure ipocalorica bilanciata con apporto calorico non inferiore al 70% dell'intake calorico raccomandato dai LARN per età e sesso.


Attività fisica

Il potenziamento dell'attività fisica permette di raggiungere più obiettivi: rende più rapida la perdita di massa grassa, favorisce il potenziamento della massa magra (che è la componente metabolicamente attiva), abbassando i livelli di insulinemia e di colesterolemia e mantenendo costanti i valori di pressione arteriosa.

L'attività fisica praticata deve essere svolta a ridurre i componenti sedentari, non è necessaria un'attività sportiva molto impegnativa, al contrario è consigliabile un'attività di media entità purché sia costante e duratura nel tempo.

 

Follow up

L'efficacia del trattamento deve essere verificata con controllo clinici periodici a scadenza non superiore a 4 mesi fino al raggiungimento dell'obiettivo e annuali per i successivi 3 anni che dovranno comprendere misurazione dei valori antropometrici analoga a quanto già descritto e una attenta valutazione della compliance del paziente e della famiglia agli interventi terapeutici proposti.

 

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Il grasso addominale aumenta il rischio di ammalarsi di

ipertensione: una ricerca decennale condotta in Cina

 

 

Una ricerca condotta in Cina e appena pubblicata sull'American Journal of Hypertension dimostrerebbe come l'obesità addominale aumenti il rischio di ammalarsi di ipertensione. Gli studiosi della National Yang-Ming University di Taipei hanno seguito per ben dieci anni 2.377 uomini e donne che, all'inizio della ricerca, avevano 30 anni. Nel corso del follow-up, circa il 25% di essi si è ammalato di ipertensione e coloro che avevano il maggior indice di grasso addominale risultavano essere i più a rischio.
I ricercatori hanno osservato che i soggetti con grasso addominale erano quelli che più facilmente si ammalavano di ipertensione, rispetto non solo ai magri, ma anche a chi aveva adipe sui fianchi e sulle cosce. Secondo quanto spiegato dal responsabile della ricerca, Chen-Huan Chen, è la cosiddetta "pancetta" ad essere pericolosa: un girovita maggiore di 102 centimetri per gli uomini e di 88 centimetri per le donne è, infatti, uno dei principali fattori di rischio della sindrome metabolica, un precursore del diabete e dell'ipertensione. "Visto che altre ricerche avevano dimostrato che l'obesità in genere aumenta il rischio di disturbi cardiovascolari, resta da capire per quale ragione la pancetta possa essere un fattore di rischio così conclamato" , ha concluso Chen.

(MFL Comunicazione - 12/09/2006)

 

 

Ipercolesterolemia: il nemico numero uno della salute del cuore.

Dal Congresso Mondiale di Cardiologia di Barcellona novità e ultime ricerche

 

Il nemico numero uno della salute del nostro cuore si chiama ipercolesterolemia. È il coro unanime giunto in questi giorni da Barcellona, dove si sta svolgendo il Congresso Mondiale di Cardiologia che ha riunito più di quarantamila tra esperti e delegazioni a livello internazionale.
A lanciare l'allarme sono i risultati dell'ultimo studio condotto dallo Stockholm Network, un'organizzazione scientifica che si occupa di esaminare i grandi pericoli alla salute pubblica degli ultimi anni. I dati sono davvero sorprendenti: in Europa le cardiopatie sono la causa di 1,9 milioni di decessi, la maggior parte dei quali provocati direttamente da fumo, obesità, ipertensione e ipercolesterolemia. Gli esperti hanno chiarito che molto è stato fatto negli ultimi anni per prevenire e combattere fumo e obesità, ma il colesterolo alto continua ad essere sottovalutato da pazienti e istituzioni. Il risultato è che entro il 2020, quello dell'ipercolesterolemia rischia di trasformarsi in una vera e propria crisi sanitaria a livello globale. Basti pensare che tra quindici anni ben trenta milioni di persone saranno diabetiche e tre milioni di decessi tra i diabetici saranno provocati direttamente dalle conseguenze dell'ipercolesterolemia.
Se a ciò si aggiunge il progressivo invecchiamento della popolazione – nel 2020 il 20% della popolazione europea avrà oltre 60 anni, contro il 15% del 2005 – si comprende perché l'ipercolesterolemia e delle sue implicazioni sulla salute del sistema cardiovascolare rischia di trasformarsi in una bomba ad orologeria. Gli interventi proposti dagli esperti riuniti a Barcellona sono chiari: maggiore impegno da parte delle istituzioni alla prevenzione e all'informazione, maggiore responsabilità personale da parte dei pazienti in fatto di qualità dello stile di vita.
In questa prospettiva si inserisce anche un'indagine condotta su 879 medici di famiglia e cardiologi europei. Sette medici su dieci ritengono che le linee-guida sul trattamento dell'ipercolesterolemia vengano spesso disattese dai pazienti.
Le cause sono da ricercare nella scarsa efficacia che le statine garantiscono in monoterapia, nella difficoltà da parte dei medici stessi a destreggiarsi tra i farmaci rimorsati dal Servizio Sanitario Nazionale. Troppo spesso il paziente non comprende bene la gravità e il rischio legato all'ipercolesterolemia e sospende la terapia al manifestarsi dei primi risultati positivi: "in questo senso anche noi medici dobbiamo fare la nostra parte spiegando al paziente che la terapia va seguita per tutta la vita visto che si tratta di una patologia "cronica", ha spiegato in una nota Alberico Catapano, ordinario di Farmacologia dell'Università di Milano che ha preso parte all'indagine.

 


Da Barcellona arrivano anche notizie confortanti: una ricerca realizzata in Messico che ha coinvolto 39 pazienti cardiopatici ha dimostrato che ballare salsa, merengue e anche il rock aiuta a rimettere in sesto il cuore. I volontari sono stati divisi in due gruppi: il primo ha dovuto allenarsi a ballare salsa, merengue, rock'n'roll 30 minuti al giorno per quattro giorni alla settimana nell'arco di un mese, mentre il secondo gruppo ha dovuto allenarsi con la cyclette nelle stesse modalità. Al termine della ricerca, i risultati non hanno lasciato dubbi: chi era stato affidato al programma di riabilitazione "ballerino" mostrava gli stessi benefici di chi aveva seguito la terapia tradizionale in palestra. "Con il vantaggio che ballare può essere divertente e spingere il paziente a dedicarsi più volentieri a queste attività", hanno concluso gli scienziati.

(MFL Comunicazione - 06/09/2006)

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ULTIMO AGGIORNAMENTO PAGINA 30 SETTEMBRE 2006

 

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