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ATTIVITÁ AEROBICA: PEDALARE

 

 

Durante la bella stagione svolgere attività fisica all'aperto diventa più facile e piacevole: pedalare in bicicletta può essere una valida alternativa alle camminate o anche un anche un utile ed ecologico modo di effettuare spostamenti a medio e corto raggio. Anche durante il resto dell'anno però, se si temono freddo e intemperie, non ci sono comunque scuse per non pedalare: la cyclette, a casa o in palestra, può essere un valido sostituto della bici.

 

Come tutte le attività di tipo aerobico (durata prolungata e intensità moderata), pedalare è efficace per tenere sotto controllo il peso, migliorare la funzionalità cardiocircolatoria e respiratoria e aumentare la forza della muscolatura della parte inferiore del copro.

 

Qualche consiglio per pedalare all'aperto

- Meglio scegliere percorsi pianeggianti per poter mantenere costante l'intensità dello sforzo che, soprattutto all'inizio, dovrebbe essere moderato.

- Si consiglia di utilizzare una bicicletta con i cambi, di modo da poter affrontare eventuali salite evitando di fare troppa fatica e di aumentare eccessivamente il ritmo respiratorio.

- Prima di partire, occorre ricordarsi di regolare bene l'altezza del sellino, per una pedalata più confortevole.

- É consigliabile iniziare con un giro di almeno 30 minuti, fino ad arrivare ai 60 dopo qualche uscita.

- In bici è importante indossare un abbigliamento adatto: casco, occhiali, pantaloncini imbottiti. È inoltre opportuno dotarsi di strisce catarifrangenti, per essere visibili anche in condizione di ridotta illuminazione.

 

Pedalare sulla cyclette: alcune indicazioni per l'utilizzo

- L'utilizzo della cyclette è consigliato anche alle persone anziane, che utilizzando la bicicletta in strada potrebbero invece aver problemi di equilibrio, con possibili conseguenze spiacevoli di cadute e fratture.

- Si consiglia di iniziare lentamente, sulla base del proprio stato di salute per esempio con 15 minuti, per poi aumentare il tempo nelle sedute nelle sedute successive, fino ad arrivare ai 30 minuti. Pedalare più a lungo sulla cyclette richiede una buona dose di pazienza e di abitudine al sellino, si consiglia pertanto almeno all'inizio, di non prolungare eccessivamente la seduta di allenamento.

- La cyclette può essere utilizzata anche dalla maggior parte delle persone che hanno problemi alle ginocchia imputabili all'eccesso di peso, perché permette di non sovraccaricarle e di rinforzarne la muscolatura; in caso di eventuali dubbi in merito, è sempre meglio rivolgersi al proprio medico.

- Attenzione alla posizione del manubrio: deve permettere al busto di mantenersi eretto e alle mani di stare in appoggio, di modo da rilassare le spalle.

- Posizionando la cyclette davanti alla tv o ascoltando musica, l'attività risulterà certamente meno noiosa.

 

QUANTA ATTIVITÀ FISICA FARE

 

 

L'attività fisica è uno degli aspetti fondamentali di uno stile di vita sano, accanto alla corretta alimentazione. Tutti possiamo trarne beneficio e ottenere notevoli vantaggi per la salute, tuttavia è importante che a qualsiasi età, il movimento sia programmato con intelligenza e commisurato al proprio stato generale di salute. Non possiamo infatti improvvisarci degli atleti ma invece possiamo scegliere l'attività fisica più consona alla nostra età, peso e interessi, con l'aiuto del medico e/o di un personal trainer. I giovani sicuramente potranno cimentarsi in attività più vigorose mentre con l'avanzare dell'età, in base al proprio allenamento, si dovranno avere maggiori precauzioni. In caso di patologie, le attenzioni dovranno essere maggiori e il medico deve sempre essere consultato prima di cominciare.

 

Quando e quanto mi devo muovere?

Tanti sono i luoghi comuni che attraversano questo campo. Chi di noi non ha mai sentito parlare dei famosi 10000 passi al giorno, o dei 30 minuti di camminata al giorno?

Questi consigli "popolari" sono purtroppo superficiali e non fanno capire bene che l'attività fisica non si improvvisa! Come diceva un grande fisiologo italiano "l'attività fisica è come una medicina, se ne fai troppo poca non serve, se ne fai troppa fa male". Fare sport deve diventare quindi un appuntamento fisso nell'arco delle nostre giornate. Va programmato in rapporto ai nostri impegni, va ritagliato del tempo per concentrarsi nelle attività sportive: deve diventare così un'abitudine a cui non possiamo rinunciare.

 

Pianificare l'attività sportiva con i consigli del medico e del personal trainer

È il medico che, dopo un accurato check-up, ci deve dare l'ok per partire. Una visita medica può evidenziare la propria forma, eventuali limiti e lo stato di salute degli apparati cardiocircolatorio, respiratorio, muscolare, scheletrico e digestivo.

Una volta verificata l'idoneità allo sport scelto o all'attività fisica, occorre definire quale deve essere l'allenamento, con l'aiuto di un personal trainer o un coach.

Per fare un esempio, senza entrare nello specifico di sport particolari, se ad esempio decidiamo di camminare, occorre stabilire la velocità con cui muoversi, il tempo (non meno di 30 minuti), il percorso (se in salita o pianeggiante), la frequenza settimanale, i traguardi da raggiungere (perdere peso, tonificare i muscoli, aumentare la resistenza, ecc.).

Tutto dipende, come abbiamo detto, dallo stato fisico e dagli obiettivi che vogliamo e possiamo raggiungere.

Quello che va ribadito, quindi, è che non basta camminare ad esempio 15 minuti al mattino e 15 il pomeriggio, ma l'attività deve essere continuativa. Inoltre per avere degli effetti sul metabolismo, sul consumo di grassi, ecc. conta anche l'intensità dello sforzo. Dietro alla parola camminare, così comune, va sviluppato un vero e proprio piano che può essere modificato e magari intensificato man mano che si prosegue con l'allenamento. In ogni caso la salute richiede di abbandonare la sedentarietà.

 

QUANTE CALORIE SI CONSUMANO CON L'ATTIVITÀ FISICA

 

 

Seguire un corretto stile di vita significa non solo nutrirsi in maniera corretta ed equilibrata ma anche svolgere regolare attività fisica, per stare bene, prevenire le malattie e mantenere il peso forma.

Infatti, se non si rispetta il bilancio energetico, ovvero si introducono con il cibo più calorie di quanto se ne consumano, inevitabilmente si tenderà ad accumulare grassi che col tempo possono agire negativamente sulle funzioni del nostro organismo e causare problemi di salute anche gravi.

Per mantenersi in buona forma fisica e mentale è bene avere uno stile di vita attivo, sfruttando tutte le occasioni quotidiane che ci portano a muoverci: utilizzare le scale, ridurre l'uso di auto, scooter e bus, ecc.

Tuttavia questo non è sufficiente: è vivamente consigliato di praticare frequentemente e con continuità gli sport che più piacciono o l'attività fisica a bassa intensità e lunga durata, come una bella camminata o pedalata di almeno 40 minuti 3 volte a settimana. Notevoli sono i vantaggi che si possono riservare per il corpo e la psiche: prevenire malattie come quelle cardiovascolari, il diabete di tipo 2, l'obesità, rinforzare l'apparato muscolo-scheletrico, combattere lo stress, la depressione, ecc.

Tante sono le opportunità tra cui scegliere: si può andare in palestra, o fare sport a livello amatoriale o agonistico, camminare o pedalare, e tanto altro … L'attività motoria va calibrata in base alle condizioni fisiche di ciascuno, dunque con prudenza. È bene rivolgersi al proprio medico o a un medico dello sport, per verificare l'idoneità fisica a praticare lo sport desiderato, anche se non professionistico.

 

Quante calorie si consumano?

Il nostro corpo ha bisogno di calorie, cioè di energia, per svolgere tutte le attività, sia quando si è a riposo, sia quando si fa movimento. Per ogni ora di attività fisica si consuma una certa quantità di calorie per ogni chilo di peso corporeo. La tabella di seguito ci mostra quante calorie consumiamo praticando alcune tra le attività più diffuse.

Leggendo la tabella si può capire che l'attività fisica non "consuma" una quantità elevata di calorie. Dopo un'ora di movimento la quota calorica consumata può essere modesta. Per questo motivo bisogna sempre ricordarsi che fare un po' di attività fisica senza seguire un'alimentazione corretta ed equilibrata non ci può tenere lontano dai chili di troppo e dall'accumulo di grassi. Nella società in cui viviamo si rischia spesso di introdurre più cibo rispetto al fabbisogno giornaliero. Facendo attenzione alla qualità e quantità degli alimenti di cui ci nutriamo e praticando attività motoria si può, senza troppa fatica, mantenere il peso ideale, avere buona salute e anche rallentare l'invecchiamento.

 

 

a cura di Educazione Nutrizionale Grana Padano


 

LA VALUTAZIONE POSTURALE

Andrea Bernetti

Specialista in Medicina Fisica e Riabilitativa

 

La valutazione posturale sta prendendo sempre più piede in ambito sportivo e non, questo perché molto spesso la postura può essere considerata un fattore predisponente a determinate patologie o favorente determinati infortuni. L'analisi posturale condotta da un medico esperto in materia può permettere di prevenire o di curare meglio alcune problematiche dolorose dell'apparato muscolo scheletrico.

 

LE DIFFERENTI POSTURE

 

Per "postura" si intende la posizione del corpo nello spazio e la relazione tra i suoi segmenti corporei. La postura può essere: in stazione eretta (monopodalica o bipodalica), da seduto, in decubito prono, supino, laterale.

Non esiste la postura "ideale" o "corretta" e questo concetto è valido specialmente in ambito sportivo dove ogni atleta sviluppa spesso compensi muscolari e posturali correlati al gesto atletico che è abituato a compiere. Non è un caso infatti che sport "asimmetrici" come ad esempio il tennis e la scherma comportino uno sviluppo non armonico di alcuni gruppi muscolari e della postura stessa, naturalmente queste alterazioni devono essere abilmente compensate da un lavoro simmetrico in fase di preparazione atletica.

 

 

Gli atleti che praticano questo tipo di sport non sono più predisposti di altri atleti a sviluppare infortuni in generale in quanto il loro sistema locomotore è cresciuto adattandosi al tipo di gesto atletico compiuto, tuttavia ovviamente sono maggiormente predisposti a patologie da sovraccarico e traumatiche dirette ed indirette a livello delle regioni maggiormente coinvolte nell'esecuzione del  suddetto gesto atletico. Dal punto di vista posturale tuttavia possono esserci delle alterazioni predisponenti allo sviluppo di determinati infortuni/patologie. Analizzando globalmente la postura di un atleta ci si deve soffermare prima di tutto sul tipo di sport praticato, molto spesso difatti alcune problematiche che a prima vista potrebbero sembrare patologiche in realtà sono il frutto di compensi che sono legati all'attività sportiva stessa e che non possono essere considerati patologici, almeno fino a quando non risultino causa di sintomatologia dolorosa o di infortuni recidivanti.

Di conseguenza prima dell'analisi posturale vera e propria è importante l'anamnesi; attraverso questo atto medico si entra a conoscenza del tipo di sport praticato e soprattutto della presenza o meno di eventuali infortuni in atto o pregressi e diventa più semplice andare a ricercare eventuali predisposizioni posturali. In questo contesto risulta fondamentale la preparazione in ambito riabilitativo di colui che opera la valutazione posturale. Lo specialista in medicina fisica e riabilitazione, in collaborazione con altre figure mediche e non, ha un ruolo cardine e centrale in questo processo potendo integrare varie competenze senza tralasciare aspetti basilari.

Un aspetto importante è il ricercare eventuali segni di lassità legamentosa e articolare.

 

"CARTER SCORE" PER LA VALUTAZIONE DELLA LASSITà LEGAMENTOSA

 

Infatti mentre in alcuni sport è quasi necessario avere un tipo di struttura corporea più lassa, come ad esempio nella ginnastica artistica, in altri sport può essere fortemente controproducente, pensiamo ad esempio ad uno degli sport da impatto per eccellenza, il rugby. Effettuata questa prima analisi si inizia con la valutazione posturale. Il paziente deve essere valutato sia dal punto di vista globale che segmentale. Inizialmente si valutano eventuali alterazioni in ortostatismo e poi si effettuano test specifici, come, ad esempio, il "bending anteriore".

 

TEST DEL "BENDING ANTERIORE"

 

Successivamente il paziente deve essere valutato da seduto ed infine in decubito supino e prono. Dal punto di vista segmentale inizialmente l'approccio ideale è quello di partire dalle alterazioni del rachide valutando la presenza di eventuali alterazioni sul piano frontale e sul piano sagittale, come ad esempio o l'appiattimento o l'accentuazione delle normali curvature fisiologiche. Naturalmente andrebbero valutati i rapporti del tronco con il bacino ed il cingolo pelvico e con il cingolo scapolare. Impostante è la valutazione della presenza di eventuali curvature scoliotiche e la loro descrizione. Si valuta poi la presenza di eventuali accorciamenti delle catene cinetiche e dei gruppi muscolari. Descrivere la tendenza al valgismo o al varismo delle ginocchia e degli arti inferiori è altrettanto fondamentale. Per quanto riguarda i piedi sono molteplici le eventuali problematiche da ricercare, oltre ad un eventuale piattismo o cavismo bisognerebbe analizzare la tendenza all'intra od extrarotazione, il varismo o valgismo del retro piede, la supinazione o pronazione dell'avampiede e naturalmente il rapporto tra retropiede e avampiede. Ciascuna valutazione può essere supportata da eventuali immagini diagnostiche. Inoltre con l'utilizzo di particolari strumenti si può integrare l'analisi posturale con l'analisi dell'appoggio plantare in statica e dinamica.

 

ANALISI APPOGGIO PLANTARE DINAMICO

 

ANALISI APPOGGIO PLANTARE DINAMICO

 

Un altro fattore importante e spesso trascurato è la forte relazione tra articolazione temporo-mandibolare e postura. Difatti non è vero che qualsiasi alterazione a carico dell'articolazione temporo-mandibolare comporta necessariamente un'alterazione posturale, ma talvolta alcune problematiche posturali possono parzialmente dipendere da problemi occlusali, non è raro incorrere in pazienti con alterazioni dolorose del rachide in seguito ad eventuali cure odontoiatriche. A tal proposito può essere interessante valutarne l'influenza provocata attraverso un'analisi posturale prima e dopo le cure. Per quanto riguarda gli arti superiori è importante l'analisi dei loro rapporti con il tronco e l'azione della catena cinetica cervicobrachiale, anche in questo caso è fondamentale ricercare eventuali segni di lassità.

 

CATENA CINETICA ARTI SUPERIORI

 

Dovrebbe essere rilevante l'analisi della postura anche in fase dinamica e in particolare durante il gesto atletico, tuttavia questo tipo di analisi richiede l'utilizzo di sistemi costosi di analisi del movimento e di medici specialisti in materia; in ogni caso l'analisi di un medico esperto in posturologia può fornire dei dati indiretti importanti sul tipo di alterazione posturale che eventualmente si verifica durante il gesto atletico.

Tuttavia è necessario ricordare che agire sulla postura dal punto di vista terapeutico è utile solo se la alterazioni posturali sono la causa principale o predisponente di infortuni o di patologie dolorose ricorrenti.

Affascinante è inoltre il ruolo della terapia posturale nella prevenzione di nuovi infortuni.

 

BIBLIOGRAFIA

  1. F. KendallE. Kendall McCreary: I muscoli. Funzioni e test con postura e dolore - Verduci Editore, 2005

  2. K. Porter: Colonna vertebrale senza età. Vita sana e invecchiamento sereno grazie a una postura corretta. Dall'infanzia all'età adulta - Macro Edizioni, 2010

  3. G. Bersi: La prevenzione attiva del dolore lombare. Gli automatismi necessari per il controllo attivo della stabilità e della postura vertebraleL. Editrice, 2009


 

COME ELIMINARE LE "MANIGLIE DELL'AMORE"

a cura di OK Salute

 

 

L'addome, soprattutto negli uomini, è una sede di accumulo preferenziale del grasso. L'eccesso di adipe spesso si concentra anche nei fianchi dando origine alle cosidette "maniglie dell'amore", un inestetismo per molti fastidioso e difficile da combattere. Il problema però non è solamente estetico: l'eccesso di grasso addominale aumenta infatti il rischio di malattie coronariche, insulino resistenza, diabete, dislipidemia, alcuni tipi di cancro ed ipertensione. Per combattere le maniglie dell'amore in maniera concreta è fondamentale un approccio multilaterale basato su una corretta alimentazione ed un regolare programma di attività fisica.

 

SCOLPISCI L'ADDOME A CASA TUA

Testo di Sergio Lupo - Specialista in Medicina dello Sport

Responsabile del portale di informazione medica Sport & Medicina

Il tessuto adiposo nella zona dell'addome (le cosiddette maniglie dell'amore) viene intaccato dall'attività fisica solo quando tutto il resto della massa grassa su fianchi, cosce e glutei è già diminuita. Per questo non basta mettersi a dieta e andare ogni tanto in palestra. L'ideale è mettere in atto alcune strategie mirate.

 

IL PROGRAMMA

Bisogna strutturare un programma di allenamento completo, che unisca attività aerobica, cioè con consumo di ossigeno e a bassa intensità, a esercizi specifici. è necessario che lo sforzo fisico sia costante e prolungato, almeno 45 minuti per tre volte a settimana. Via Libera, dunque, a camminate in salita, corsa lenta, cyclette e nuoto.

GLI ESERCIZI

All'attività aerobica vanno abbinati, sempre per tre volte a settimana, esercizi specifici in palestra, come flessioni laterali del tronco e rotazioni, insieme ad addominali laterali, almeno tre serie da dieci per ogni esercizio. Ecco l'allenamento da fare a casa, illustrato dalle immagini. Il programma va bene per uomini e donne senza particolari problemi di salute.

 

LOCALIZZAZIONE DEL LAVORO SUI MUSCOLI ADDOMINALI

Il lavoro dinamico dei muscoli addominali inizia quando il bacino comincia a ruotare e termina con il massimo avvicinamento tra la gabbia toracica ed al pube.

 

Nella FLESSIONE DEL TORACE SUL BACINO si ottiene:

a) un lavoro dinamico localizzato dei muscoli addominali (a) quando la regione lombare ed i glutei rimangono a terra e la rotazione avviene intorno alle vertebre lombari;

b) un lavoro statico dei muscoli addominali (Ad) se la rotazione prosegue fino alla posizione seduta. Il proseguimento dell'azione avviene grazie ai muscoli flessori delle cosce sul bacino, soprattutto lo Psoas-Iliaco (PI) e Retto anteriore (Re) del Quadricipite femorale.

    Nella posizione intermedia, con i lombi sollevati dal suolo, il carico vertebrale lombare è notevole e raggiunge i 170-180 Kg in una persona di taglia media.

Nella FLESSIONE DEL BACINO SUL TORACE si ottiene un impegno dinamico e localizzato dei muscoli addominali quando il bacino si solleva e si avvicina il più possibile al torace, facendo perno sulle vertebre lombari. La posizione di cosce flesse permette di attenuare l'intervento dei muscoli flessori delle cosce, in particolare dello Psoas-Iliaco.

L'utilizzo di un piano inclinato permette di spostare il massimo braccio di leva, quindi il carico ottimale, su diversi angoli di flessione.

 

LOCALIZZAZIONE DEL LAVORO SUI MUSCOLI ANTERO-LATERALI DELL'ADDOME

 

 

 

ESERCIZI E RISPETTIVO IMPEGNO MUSCOLARE

Prevalente impegno del muscolo Retto dell'addome

 

Impegno simultaneo dei muscoli Retto e Obliqui dell'addome

 

Prevalente impegno dei muscoli Obliqui dell'addome

 

 

LA DIETA PER LE "MANIGLIE DELL'AMORE"

Testo di Costantino Motzo

Responsabile del servizio di dietologia e nutrizione clinica

all'Ospedale San Giovanni di Dio di Cagliari

 

Le cosiddette maniglie dell'amore sono accumuli di adipe localizzati sui fianchi. Per una ragione genetica sono gli uomini ad esserne maggiormente soggetti, mentre le donne in genere tendono ad accumulare massa grassa soprattutto sulle cosce, sull'addome e sui glutei.

 

LE REGOLE DA SEGUIRE

Non c'è una dieta specifica per eliminare le maniglie dell'amore, ma alcune buone abitudini alimentari possono prevenirne o rallentarne la formazione.

1- Per non accumulare grasso occorre assimilare nell'arco della giornata lo stesso numero di calorie che si utilizzano. Se ogni giorno si bruciano in media 1800 calorie non se ne possono assumere 2400.

2- Le calorie devono essere ben distribuite tra colazione, pranzo, cena e spuntini rispettando a grandi linee queste proporzioni: 55-60% di carboidrati, 25-30% di grassi e 15-20% di proteine.

3- è bene diminuire l'uso del sale, per evitare la ritenzione idrica che è una importante concausa dell'accumulo di massa grassa, non bere alcolici e bibite gassate e limitare gli zuccheri.

4- A tavola non devono mai mancare frutta e verdura ed è un errore eliminare del tutto i carboidrati.

5- Attenzione anche ai condimenti: evitare i grassi saturi e condire sempre con olio extravergine di oliva, senza superare i cinque cucchiaini al giorno, distribuiti nei vari pasti.

LA GIORNATA TIPO

Per contrastare le maniglie dell'amore è bene impostare i pasti della giornata nel seguente modo (senza dimenticare l'attività fisica, con almeno mezz'ora di camminata a passo veloce).

- Colazione: una tazza di latte parzialmente scremato o un vasetto di yogurt magro, un caffè o un tè con un cucchiaino con un cucchiaino di zucchero, due - tre fette di pane tostato o fette biscottate con poca marmellata o un velo di miele.

- Pranzo: un piatto unico come la pasta al ragù di carne, un contorno di verdura cruda e un frutto.

- Cena: pesce o carne bianca cucinati al vapore o ai ferri, un contorno di verdura cotta e un frutto.

- Spuntini a metà mattina e a metà pomeriggio: vanno bene un vasetto di yogurt o un frutto.

 


 

IL PRANZO DI PASQUA ... DIETETICO

a cura di Sergio Lupo

 

 

Anche la Pasqua, come le principali festività, porta con sé la tradizione del pranzo, non in famiglia, ma più spesso in compagnia di amici (infatti il proverbio afferma: Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi).

Si devono però evitare gli eccessi alimentari, anche se concentrati solo in pochi giorni di festa ... un consiglio basilare: mangiare, ma porzioni ridotte.

Per quanto riguarda le festività pasquali, siamo fortunati perché la tradizione italiana vuole agnello e capretto, carni bianche sufficientemente magre se non cucinate in maniera "elaborata", protagonisti della tavola.

L'attenzione infatti va posta soprattutto alla preparazione dei cibi: gli ingredienti utilizzati per cucinare carni e primi piatti (panna, burro, besciamella ...) sono ricchi di grassi saturi; stesso discorso anche per gli intingoli e le preparazioni a base di verdura, ma ricche di olio.

Per quanto riguarda l'uovo, che secondo la tradizione pasquale dovrebbe essere "sodo", contiene proteine nobili in poche calorie (1 uovo corrisponde a un bocconcino di formaggio parmigiano da 20 gr), anche se di solito viene utilizzato come alternativa ad un secondo piatto.

I cibi che però aumentano i rischi sono Colomba e uova di cioccolata, che non possono mancare sulla tavola pasquale.

La colomba, nonostante l'aspetto, non è un dolce "leggero" ed ha le stesse calorie del panettone; quindi ... un pezzettino (un terzo di ala tanto per capirsi) si può mangiare, ma non di più.

Anche per le uova di cioccolata vale lo stesso discorso: un pezzetto non fa male e ancor meglio se il cioccolato è fondente. Il cioccolato è un alimento iper-calorico che può essere inserito nella dieta, ma in base al fabbisogno energetico e nutrizionale specifico: nel cacao sono presenti antiossidanti, che hanno effetti positivi sull'organismo ed è noto che non tutti i grassi saturi sono egualmente dannosi ed alcuni, presenti nel cioccolato, sembra abbiano addirittura un effetto neutro sul colesterolo nel sangue. Inoltre il cioccolato stimola inoltre il rilascio delle endorfine, i tranquillanti naturali dell'organismo e contiene altre sostanze che agiscono sull'umore, anche se nessuna di queste sostanze sembra essere presente in quantità sufficiente a produrre effetti reali. Consumato con moderazione il cioccolato fornisce nutrimento e piacere e può anche essere considerato come parte di una alimentazione sana ed equilibrata. Si deve fare però attenzione alla qualità del cioccolato acquistato perché gli elementi positivi si riducono con la percentuale di cacao contenuta in esso.

Ricordiamo poi, dopo il pranzo di Pasqua, di consumare una cena leggera, magari con un primo semplice brodoso e una fettina di carne. Digiunare o seguire diete drastiche non serve a nulla perché tra eccessi e restrizioni si aumentano le difficoltà dell'organismo e si rischia solo di peggiorare la situazione.

Se alla fine i consigli non sono serviti, l'attività fisica è l'arma migliore per combattere gli eccessi. Già a Pasquetta, si può passeggiare o andare in bici, consumando una parte delle calorie accumulate, anche se sarebbe meglio muoversi ogni girono e non solo dopo la Pasqua o il Natale ...

Finita la festa, spesso i dolci pasquali restano per diversi giorni nelle nostre dispense. Per non farli incidere troppo nella dieta quotidiana, è meglio frazionarli nel tempo e nell'arco della giornata. Una fetta di colomba si può mangiare al mattino a colazione e il cioccolato avanzato si può riutilizzare sciogliendolo per fare delle torte o con una fetta di pane come merenda per i bambini.

 

Le calorie dei dolci delle Feste

Il cioccolato soddisfa il palato e fa tornare il sorriso, ma se è vero che un quadratino al giorno di cioccolato (6 g, la dose quotidiana consigliata) può far ritrovare il buonumore, esagerare nel suo consumo potrebbe attentare seriamente alla vostra linea.

 

 

Uova di Pasqua

Sono fatte con diversi tipi di cioccolato. Ecco le calorie di tre tipi di cioccolato con il quale vengono generalmente realizzate (valori per 100 grammi):

1- cioccolato fondente (deve essere prodotto con almeno il 43% di cacao e non meno del 26% di burro di cacao): 257 calorie per 50 grammi.

2- cioccolato al latte (deve contenere almeno di 25% di cacao, non meno del 14% di latte e il 25% di materie grasse, come burro di cacao e grassi del latte): 272 calorie per 50 grammi.

 

 

Colomba pasquale

La colomba è un altro dei tipici dolci pasquali ed è stata adottata come simbolo della Pasqua perché indica la pace. La colomba è un dolce piuttosto calorico e contiene anche grassi e se soffrite di colesterolo è bene limitarsi; tuttavia una fettina di colomba non vi rovinerà certo la linea. Le calorie della colomba tradizionale oscillano tra le 400 e le 450 ogni 100 grammi, che però possono aumentare se scegliete quelle farcite al cioccolato o alla crema.

Per la scelta delle colombe è bene controllare gli ingredienti sulla confezione, preferendo quelle senza conservanti: farina, zucchero, uova, burro, canditi.

 

Alcuni suggerimenti per un menù "light"

Le costine di agnello alle erbette aromatiche sono un secondo piatto con sole 264 calorie, accompagnato da un contorno fresco con verdure tipiche di questa stagione (insalata con carciofi, scarola e salsa di fave) che apportano fibre e un basso contenuto di calorie (solo 150 a porzione). E per concludere un dessert altrettanto "dietetico", ma ricco di sapore: un soufflé al caffè. Solo 155 calorie a porzione.

 

 

Fonti:

DIETALand: http://www.dietaland.com/dolci-pasqua-calorie/15524/

IPER.It: http://www.iper.it/diete-benessere/diete/65/il-pranzo-di-pasqua.htm

 


 

GLI ALIMENTI DI FEBBRAIO

a cura di

 

Siamo ormai a febbraio, mese ancora invernale ma proiettato verso la primavera, quindi perfetto per cominciare a depurare il nostro organismo dalle tossine accumulate durante l'inverno.

L'estate è ancora lontana così come la tanto temuta prova costume, ma se proprio volete fare un figurone in spiaggia, sarà il caso di cominciare da subito a fare qualcosa.
Per raggiungere il vostro obiettivo salvalinea dovete preferire cibi che contengono meno calorie, ma saziano di più, come frutta e verdura, che sono anche i più ricchi di vitamine, minerali e altri nutrienti essenziali.
Dal momento che gli specialisti consigliano sempre di consumare i prodotti di stagione, direi che il mese di febbraio offre una grande quantità di cibi freschi che possono essere utilizzati per una dieta salutare. Vi assicuro che sia il vostro organismo sia il portafoglio ne trarranno beneficio.
Vi raccomando di non scordare mai che un'alimentazione equilibrata deve andare di pari passo con una costante attività fisica.

 

Il pesce di Febbraio

 

Il pesce può essere considerato un alimento abituale della dieta ipocalorica, infatti, andrebbe consumato almeno due volte a settimana.

Nel mese di febbraio sono facilmente reperibili a buon prezzo specie come la sogliola, la spigola, la sardina, il merluzzo e lo sgombro.

Tra questi la sogliola, la spigola e il merluzzo sono pesci molto magri, ma ricchi di proteine di alto valore biologico, quindi sono fortemente consigliati per chi intende salvare le forme mangiando bene.

La sardina, invece, andrebbe mangiata ogni 15-20 giorni perché è considerata un pesce semi-grasso con le sue circa 115 Kcal per 100g.

È sconsigliato lo sgombro che pur essendo ricco di omega3, andrebbe evitato da chi ha problemi di sovrappeso perché è in grado di innalzare fortemente i livelli di colesterolo e trigliceridi. Rientra nella categoria dei pesci grassi.

 

Preparazione del pesce

 

Ovviamente il fritto è assolutamente bandito!

Pesce alla griglia: con aggiunta di fette e succo di limone e aromi a piacere consente di risparmiare in grassi.

Pesce al cartoccio: un metodo di cottura che evita l'aggiunta di altri condimenti.

Pesce alla pizzaiola: è un piatto molto gustoso e leggero, perfetto per chi vuole mangiare cose buone salvaguardando la linea.

Pesce al vapore o lessato: è un ottimo metodo di cottura che permette di bruciare i grassi del pesce e favorisce un condimento minimo con salsa costituita da succo di limone e olio d'oliva.

In questo modo mangerete con gusto, ma limitando i danni in fatto di "rotolini" da tenere sotto controllo.

 

La verdura di febbraio

 

Per una dieta ipocalorica qualsiasi tipo di verdura fresca, cotta, cruda o in minestrone è idonea.

Inoltre è importante che una porzione abbondante di verdura sia presente in entrambi i pasti principali (pranzo e cena).

Barbabietola, bietole, broccolo, carciofo, cardo, catalogna, carota, cavolfiore (e famiglia), finocchio, lattuga, porro, radicchio rosso, rapa e spinaci sono solo alcune delle verdure del mese.

 

Preparazione delle verdure

 

Verdure lessate o cotte al vapore: per favorire la linea e nel contempo mangiare bene e sano, la maggior parte di queste verdure possono essere lessate o cotte al vapore, permettendo così di rinunciare all'impiego dell'olio o di altre sostanze grasse.

Risotti alle verdure: hanno un ricco contenuto di fibre e hanno un basso contenuto di grassi.

Sono, invece, sconsigliate le verdure fritte, cotte al forno o arrosto con grassi aggiunti da portare a tavola come contorno.

 

Ricette alle verdure al forno

 

Crespelle con formaggio e broccoli

Un piatto gustoso e raffinato che non compromette la linea. Scegliete il formaggio con cui farcirle e utilizzate i broccoli che contengono solamente 27 Kcal per 100g.

Spaghetti di riso con crema di carote

Per gli amanti della buona tavola che vogliono mantenersi leggeri questa ricetta si rivela perfetta. Infatti, gli spaghetti di riso sono meno calorici della pasta e la carota contiene poche calorie (27 Kcal per 100 g) e ha un indice di sazietà parecchio elevato.

Finocchi farciti con platessa

Un altro piatto ideale per stare leggeri senza rinunciare al gusto. Il finocchio con le sue 24 Kcal per 100 g è perfetto per i regimi alimentari ipocalorici e inoltre è ricco di fibre che gli donano il potere di saziare con poco.

 

La frutta di febbraio

 

Per favorire una dieta ipocalorica è fondamentale limitare il consumo di frutta a due porzioni da 150-200 grammi ognuna al giorno.

Tale peso va considerato al netto degli scarti (escluse quindi buccia, torsolo, nocciolo, ecc...).

Kiwi, arancia, mandarino, mandarancio, limone, pompelmo, avocado, mela, pera, banana e frutta secca sono i frutti del mese.

Si consiglia un consumo moderato di banane e mandarini che hanno un contenuto in zuccheri elevato.

Si sconsiglia, invece, il consumo della frutta secca e dell'avocado il cui apporto calorico schizza alle stelle, per cui moderatevi.

 

Ricette dietetiche alla frutta

 

Fare attenzione alla linea non significa rinunciare al gusto degli alimenti né tanto meno ai dolci. I dolci preparati con farine e zuccheri grezzi riducono fame e picchi glicemici. Quindi una bella fetta di torta di mele, di pere o una fetta di crostata alla frutta oltre a fare bene non fa ingrassare.

Ricordiamo che mele e pere contengono rispettivamente 54 e 55 Kcal per 100g.

 

 


 

NEWS - INFO & Co.

 

MEDUSE

 

 

Negli ultimi anni la presenza di meduse nelle spiagge italiane è aumentata: un piccolo contatto con la pelle è sufficiente perché i piccoli tentacoli di questo essere liberino dei corpiccioli (nematocisti) fortemente urticanti. Solitamente niente di grave, ma bruciore, prurito, gonfiore, arrossamento e, talvolta, anche bolle sono le reazioni fastidiose che conseguono a questo "contatto".

Cosa fare in questa situazione?

1- Rimuovere i filamenti urticanti dalla pelle usando una tesserina di plastica rigida (come il bancomat o la carta di credito) o un coltello usato di piatto (ovviamente non dalla parte della lama).

2- Lavare la parte con acqua calda salata: funziona perché lo sostanze urtica eliminare qualche chilo di troppo e ama il piccantenti della medusa sono composte da proteine "termolabili", cioè sostanze che vengono inattivate dal calore. La cosa migliore è scaldare direttamente l'acqua di mare o anche acqua di rubinetto con del sale da cucina.

Cosa invece evitare:

1- se si sta nuotando, evitare movimenti scomposti: cercare di respirare con calma e raggiungere la riva

2- evitare di grattarsi, anche se è la prima reazione istintiva: grattandosi si rompono le nematocisti rimaste sulla pelle, aumentando ulteriormente la quantità di sostanze urticanti

3- non applicare ghiaccio, acqua dolce fredda, aceto, alcol, ammoniaca o urina: facilitano la rottura delle nematocisti rimaste sulla pelle

Se il dolore, il prurito, il gonfiore non passano si può applicare un prodotto da banco da acquistare in farmacia.

Se i sintomi peggiorano e/o si scatena una reazione allergica (vomito, diarrea ...) è consigliabile rivolgersi al pronto soccorso.

Per qualche giorno è meglio evitare l'esposizione al sole della parte colpita: nella fase di guarigione l'arrossamento lascia il posto ad iperpigmentazione scura che i raggi solari potrebbero rendere più evidente e duratura.

 

LA LONGEVITà SI CONQUISTA DORMENDO BENE

 

 

Tra le chiavi della longevità c'è il buon sonno ristoratore. Lo rivela uno studio condotto da Danan Gu della "Portland State University" in Oregon. Durante la ricerca sono state esaminate la qualità e quantità del sonno di 15638 adulti dai 65 anni in su (compresi 3927 individui tra i 90 e i 99 anni e 2794 di 100 anni e oltre). Il risultato? Gli ultracentenari hanno dichiarato di dormire bene e tanto, molto più degli anziani tra 65 e 79 anni. Gli esperti hanno chiesto ai volontari (tutti abitanti della Cina) di dire quanto dormissero e se avessero o no problemi col sonno. Dormono male gli anziani che soffrono di malattie croniche. Quelli tra 65 e 79 anni dormono circa 5 ore al giorno ("pennichelle" incluse) o addirittura meno, mentre i centenari che dormono 10 ore al giorno sono tre volte di più rispetto a quelli della fascia 65-79 anni che riposano lo stesso numero di ore. Senz'altro, concludono i ricercatori, deve esistere un collegamento bidirezionale tra sonno e longevità: chi ha il dono della longevità ha anche quello di riuscire a dormire bene e viceversa.

 

IL PEPERONCINO AIUTA A DIMAGRIRE: il segreto nel "diidro capsiato"

 

 

Buone notizie per chi deve eliminare qualche chilo di troppo e ama il piccante: una sostanza contenuta nei peperoncini aiuta a dimagrire perchè stimola il metabolismo. Lo dimostra uno studio dell'Università della California a Los Angeles, che ha testato le proprietà della sostanza "diidro capsiato" (Dtc) presente in molti peperoni e peperoncini dolci.

Da tempo si pensava che il peperoncino possedesse virtù dimagranti perché fa "riscaldare" il corpo aiutando a bruciare calorie. Per verificare questa ipotesi i ricercatori hanno studiato le proprietà della diidro capsiato: le ricerche sono state condotte su 34 persone con problemi di sovrappeso che hanno consumato un pasto liquido ipocalorico per 28 giorni. Metà dei partecipanti allo studio hanno assunto una pillola contenete Dtc, gli altri una pillola placebo.

Alla fine del test è emerso che chi aveva ingerito la pillola con Dtc aveva avuto ogni giorno un dispendio maggiore di energia e quindi di calorie (fino al doppio) rispetto a chi aveva assunto il placebo.

Ma attenzione, avvertono i ricercatori: dimagrire non vuol dire cominciare a mangiare "smisurate" quantità di peperoncino ...

 


 

PICCOLA GUIDA AGLI ALIMENTI

 

 

Cosa è il "Peso Ideale"? è quel peso, composto in prevalenza di massa muscolare, ma anche di grasso corporeo (in bassa percentuale), che garantisce un buono stato di salute. Varia da persona a persona e non può essere ricavato da semplici tabelle, ma deve essere determinato dallo specialista con le idonee metodiche.

Un'attività fisica normale (2-3 volte a settimana), poi, non comporta quasi mai un fabbisogno energetico aggiuntivo, né richiede l'uso di prodotti dietetici e/o di integratori alimentari.

 

PROTEINE

Quali e dove trovarle

Fabbisogno giornaliero

Dieta scorretta

Proteine animali: carne, pesce, uova, latte, formaggio. Forniscono proteine complete, in quanto contengono gli otto amminoacidi essenziali.

Proteine vegetali: cereali, legumi, frutta, ortaggi. Forniscono proteine incomplete, perché mancano di alcuni amminoacidi essenziali.

In un adulto è intorno a 0.8 grammi ogni kg di peso corporeo; nello sportivo questo valore aumenta a 1.5 grammi in ragione dell'ipertrofia muscolare. In proporzione, corrisponde a circa il 15‑20% della razione calorica totale, e dovrà provenire per il 50% da alimenti di origine vegetale e per il 50% da alimenti di origine animale.

Apporto eccessivo: le proteine vengono trasformate in zuccheri e grassi. Ciò non migliora la prestazione, ma può arrecare gravi danni come coliti, stitichezza, affaticamento renale ...

Apporto insufficiente: diminuzione dell'efficienza fisica e psichica, della coordinazione nervosa e rapidità di riflessi.

GLUCIDI O CARBOIDRATI

Quali e dove trovarli

Fabbisogno giornaliero

Dieta scorretta

Monosaccaridi: glucosio (contenuto nella frutta e nel miele) e fruttosio (frutta e miele).

Disaccaridi: saccarosio (canne e barbabietole da zucchero) e lattosio (latte e latticini).

Polisaccaridi: amido (cereali, tuberi, legumi) e glicogeno (carne e pesce).

In un adulto deve corrispondere a circa il 55‑60% della razione calorica. Il consumo di zuccheri semplici non dovrebbe superare il 10‑12% delle calorie totali. Il resto è fornito da alimenti contenenti carboidrati complessi che, oltre a fornire energia a più lento rilascio, apportano altri nutrienti fondamentali all'equilibrio della dieta.

Apporto eccessivo: obesità, costipazione, diarrea, coliche, carenza di calcio e vitamina B1, tendenza a formare carie.

Apporto insufficiente: scarso rendimento atletico dovuto alla formazione di corpi chetonici provenienti dalla demolizione dei lipidi utilizzati a scopo energetico in sostituzione dei carboidrati.

LIPIDI O GRASSI

Quali e dove trovarli

Fabbisogno giornaliero

Dieta scorretta

Grassi saturi animali: burro, lardo, carni grasse, formaggi, salumi, uova.

Saturi vegetali: olio di cocco, burro di cacao, olio di semi di palma.

Polinsaturi animali: oli e grassi di pesce.

Polinsaturi vegetali: olio di semi di girasole, di mais, di soia, margarine vegetali.

Monoinsaturi vegetali: olio di oliva e arachidi.

Deve essere di circa 1 g per kg, corrispondente al 25‑30% della razione calorica totale. I 2/5 del fabbisogno lipidico deve essere ricoperto da grassi di origine vegetale. I lipidi meglio digeribili e facilmente metabolizzabili sono i polinsaturi. Vietati i grassi colti, precedenza assoluta all'olio di oliva extravergine.

Apporto eccessivo: disturbi epatici e biliari, aumento dei colesterolo cattivo, predisposizione all'obesità, minore resistenza alla fatica.

Apporto insufficiente di grassi soprattutto essenziali (polinsaturì): affaticamento, disfunzioni nella crescita, problemi di coagulazione e fragilità capillare.

 

LA DIGESTIONE

Tempo di permanenza degli alimenti nello stomaco

Fino a 30': Glucosio, fruttosio, miele, alcool, bibite isotoniche (in piccole quantità)

Da 30' a 60': Tè, caffè, latte magro, brodo povero di grasso, acque minerali zuccherate (tipo limonate, aranciate ecc.)

Da 60' a 120': Latte, yogurt, cacao, formaggio magro, pane bianco, purè di patate, riso bollito asciutto, pesce cotto, composta di frutta

Da 120' a 180': Carne magra, legumi verdi lessati, carote e patate lessate, pasta, uova strapazzate, omelette, banane, bistecca tartara

Da 180' a 240': Pane nero, formaggio, frutta cruda, legumi al vapore, insalata verde, filetto di pollo o vitello ai ferri, patate arrosto, prosciutto

Da 240' a 300': Arrosti, pesci e carne ai ferri, pisellini, fagioli bianchi o verdi, torte al burro o alla crema

Circa 360': Lardo, salmone affumicato, tonno sott'olio, insalata di cetriolo, peperoni, patate fritte, arrosto di maiale, funghi

Fino a 480': Sardine sott'olio, oca arrosto, zampetto di maiale, crauti

 

CONSIGLI

1 - Il pasto deve essere sempre consumato almeno tre ore prima dell'esercizio fisico, per evitare il richiamo dei sangue nell'apparato digerente invece che nell'apparato muscolare.

2 - La colazione deve essere sempre abbondante (20‑25% dell'apporto calorico dell'intera giornata), ma si deve evitare di bere il caffelatte, perché i due alimenti uniti, rallentano i tempi di digestione.

3 - Il pranzo deve essere ricco di carboidrati e fibre vegetali, preceduto da un ricco piatto di verdura mista.

4 - La cena deve essere completa dal punto di vista nutrizionale.

5 - La frutta va mangiata tutti i giorni, ma preferibilmente lontano dai pasti: è ricca di zuccheri semplici ideali quando lo stomaco è vuoto.

6 - è necessario bere almeno un litro e mezzo al giorno di acqua minerale.

7 - Non bisogna esagerare con sale, zucchero e condimenti vari come burro, panna e grassi animali.

 


 

GLI ASPETTI DELLA PREVENZIONE DEGLI INFORTUNI NELL'ATLETA

a cura di Riccardo Barigelli

 

In questo breve testo si vuole evidenziare quella che oggi, oltre ad essere una tendenza, dovrebbe diventare una "prassi metodologica": la necessità di collaborazione, priva di invidie e di invasioni di campo, tra le diverse figure professionali che gravitano attorno all'ambiente sportivo.

Nello svolgimento di un classico programma di allenamento, si evince l'importanza di una modulazione dei carichi cui è sottoposto l'atleta: la considerazione di un equilibrio tra carichi esterni ed interni e di una ottimale proporzione tra carico e scarico.

Questi principi sono validi qualora il programma si svolga in modo lineare, senza cioè interruzioni dovute ad infortuni. Dati gli stress psico-fisici cui è sottoposto l'atleta, occorre studiare mezzi attraverso i quali si potrà tentare di prevenire i traumi prima del loro manifestarsi, o almeno di attenuarne la gravità.

Gli infortuni devono essere considerati, e purtroppo "sono", parte integrante della progettazione dell'allenamento. Occorre quindi un tempo giornaliero da dedicare alla prevenzione, così come tempo viene dedicato all'allenamento delle diverse capacità motorie: dobbiamo allenare la capacità di "prevenire".

 

FIGURA 1

 

L'allenatore dovrà programmare il tempo dedicato alla prevenzione nell'ambito di ogni seduta (nei microcicli, nei mesocicli e nei macrocicli) dell'allenamento.

La prevenzione ha nell'allenatore il perno centrale per l'integrazione nel progetto di allenamento di numerose figure professionali. Ad esempio: 1- medici specialisti in medicina dello sport, psicologia, endocrinologia; 2- personale paramedico (terapisti della riabilitazione, massaggiatori); 3- addetti ai settori tecnici (preparatori atletici, istruttori).

 

FIGURA 2

 

Ogni tecnico dunque dovrà conoscere un'ampia gamma di esercitazione tecniche, specifiche e preventive; dovrà avere personale medico (specializzato nei diversi ambiti) e paramedico di fiducia.

Tale struttura dovrà arricchirsi anche di ambienti in cui svolgere gli allenamenti: su tutti una palestra e una piscina per la ginnastica in acqua.

Sarà un lavoro dispendioso nelle sue fasi iniziali, ma che, a lungo termine, porterà i suoi benefici diminuendo sicuramente l'incidenza e la gravità delle patologie e dei traumi da sport.

 

FIGURA 3

 

BIBLIOGRAFIA:

Paci G. - Barigelli R. "La cultura della prevenzione con particolare riferimento all'Atletica Leggera" Nuova Atletica, n° 167, marzo-aprile 2001

 

Riccardo Barigelli

Laureato in Scienze Motorie – Master in metodologia dell'allenamento – Master in Scienza e Tecnica dello Sport e del Fitness

 


 

SALI MINERALI E ALIMENTI

a cura di Sergio Lupo - Specialista in Medicina dello Sport

 

 

Chi fa sport può correre il rischio con la sudorazione di perdere liquidi e sali minerali (la produzione di sudore può ampiamente superare il litro ogni ora ...). Nelle giornate di caldo afoso poi, si suda anche senza muoversi e la situazione può essere ulteriormente peggiorata dalla presenza di elevati valori di umidità e di irraggiamento solare.

Con il sudore si perdono sodio, potassio, magnesio ... sali minerali che devono essere reintegrati per evitare il rischio di alterare il corretto funzionamento dell'organismo: il nostro organismo ha dei depositi di sali minerali a cui attingere in caso di necessità, ma se le perdite sono eccessive si può andare incontro a problemi di vario tipo, a partire dai crampi muscolari fino a pericolose forme di aritmie cardiache.

Si devono perciò reintegrare le perdite nel minor tempo possibile, anche durante l'attività stessa (è infatti buona norma reintegrare liquidi e sali durante la pratica sportiva stessa, bevendo ad intervalli regolari).

L'acqua perduta si può recuperare con bevande specifiche e con i cibi che ne sono ricchi (ad esempio, frutta, verdura). Per quanto riguarda i sali minerali, le bevande per lo sport ne contengono già in proporzioni corrette, ma una corretta reintegrazione si può ottenere anche "scegliendo" i cibi più adatti.

Il sodio si trova, ovviamente, nel sale da cucina, ma anche nei formaggi, nel tonno e nella carne bovina in scatola, nel salmone. Anche gli affettati ne contengono in buona quantità (i più salutari da utilizzare sono la bresaola ed il prosciutto). Pur se con più difficoltà, nei cibi si può trovare anche potassio e magnesio: il potassio è contenuto nella frutta (anguria, melone, banana ...), nei pomodori, nei broccoli, nel finocchio e in vari tipi di insalata (soprattutto indivia e rucola). Anche pesce e pollame ne contengono in buona quantità.

Il magnesio invece si può trovare nella frutta "oleosa" (noci, nocciole, pinoli ...), cioccolato amaro e legumi (cibi che contengono anche potassio).

 

SODIO

Bresaola e Prosciutto

Grana e Pecorino

Gli affettati migliori. Meglio eliminare dal prosciutto il grasso, ricco di grassi saturi.

Tra i formaggi, il più ricco di sodio e cloro è il pecorino stagionato, seguito dal parmigiano e dal grana.

POTASSIO

Melone e Anguria

Pomodori e Insalata

Sono, con kiwi, albicocca, banana, ananas e frutta secca, i frutti che contengono il maggior quantitativo di potassio.

Una insalata mista, oltre all'acqua, fornisce una buona quantità di potassio.

MAGNESIO

Noci e Nocciole

Fagioli e Lenticchie

Sono ricche di magnesio (e contengono anche potassio), ma devono essere utilizzate con moderazione essendo molto caloriche (650-700 calorie ogni 100 grammi).

I legumi contengono magnesio (e anche potassio). Quello che ne contiene in maggior quantità è la soia, poco utilizzata nel nostro paese.

 


 

SOTTO QUESTO SOLE ... COME ABBRONZARSI SENZA RISCHI

a cura di

 

Finalmente l'estate, le vacanze, il relax, il sole, l'abbronzatura!
Purtroppo, anche gli eritemi, le scottature, i colpi di calore; e poi l'invecchiamento precoce della pelle, le rughe, il rischio melanoma.
Ma insomma, questo sole fa bene o fa male? Dipende da come ci si avvicina.
Il sole favorisce la sintesi della vitamina D, combatte il rachitismo ed i batteri, fissa il calcio nelle ossa, fa bene anche a livello psicologico, stimolando la produzione di endorfine e combattendo la depressione. Ma un'esposizione solare massiccia e senza un'adeguata protezione può provocare danni irreversibili alla nostra pelle (ustioni, rughe, invecchiamento precoce fino al melanoma) che perde il potere di rigenerarsi con l'età e le frequenti esposizioni al sole.
 

Disegno: Roberto Mangosi-Idea del soggetto: Biagio Maffettone

(Disegno: Roberto Mangosi - Idea: Biagio Maffettone)

 

LA TINTARELLA
La pelle esposta al sole assorbe parte dei suoi raggi, avviando una reazione chimica che si sviluppa per proteggere gli strati profondi della cute. Infatti, con il sole, i melanociti vengono stimolati a produrre più melanina, il pigmento che dà la colorazione dell'abbronzatura. L'abbronzatura, quindi, altro non è che l'autodifesa che la pelle attua per proteggersi dai raggi solari, in particolare dai raggi ultravioletti.
I raggi solari, infatti, sono di tre tipi:

1) la luce visibile, che ha un effetto antidepressivo

2) i raggi infrarossi, che sono quelli che danno la sensazione di calore, ma possono portare disidratazione e vasodilatazione

3) i raggi ultravioletti che, invece, sono invisibili e non riscaldano, ma sono quelli che possono produrre gli effetti più dannosi sulla pelle perché, per la loro corta lunghezza d'onda, riescono a penetrare anche negli strati più profondi.

I raggi ultravioletti si possono distinguere in: Raggi UVA, che stimolano l'abbronzatura, ma possono provocare invecchiamento precoce della pelle, allergie e tumori cutanei; Raggi UVB, che favoriscono l'abbronzatura veloce e la sintesi della vitamina D, ma provocano scottature, arrossamenti, eritemi e tumori cutanei; Raggi UVC, che non arrivano alla Terra perché vengono fermati dallo strato di ozono.

COME PROTEGGERSI
La cute ha dei meccanismi di autoprotezione che variano a seconda del tipo di pelle che si ha: l'esposizione ai raggi solari deve essere di 5-10 minuti per le persone dalla carnagione chiara con occhi azzurri o verdi e capelli biondi, fino ai 45 minuti per le persone di pelle nera, con capelli ed occhi scuri. Le zone del corpo più a rischio sono le cosce, il viso, il naso e le labbra, le braccia, la parte superiore delle spalle. I solari sono un ottima barriera contro i raggi ultravioletti. Oggi ne esistono di vario tipo in commercio (gel, latte, emulsione, crema, spray) e permettono di avere una pelle dorata senza rischiare brutte sorprese. Per scegliere un solare bisogna innanzitutto guardare il fattore di protezione: più alto è il numero indicato, maggiore è la protezione offerta dal prodotto.
Bisogna però tener conto del fatto che questi prodotti vengono testati in laboratorio su quantità maggiori rispetto a quelle realmente utilizzate per l'esposizione al sole. Quindi, per essere sicuri di non incorrere in scottature nonostante la protezione, è meglio comprare un solare con indice di protezione maggiore rispetto a quello indicato per il proprio tipo di pelle. Altra considerazione importante: un prodotto idrorepellente è preferibile ad uno che si scioglie nell'acqua perché in questo modo può proteggervi anche durante il bagno. È necessario, però, in ogni caso, riapplicarlo appena vi rimettete al sole.
Esistono dei solari detti "a schermo totale", cioè con filtri per tutti i raggi ultravioletti (UVA ed UVB), ma questo non vuol dire che assorbono tutti i raggi e che quindi non permettono l'abbronzatura. Infatti, anche questi solari hanno un fattore di protezione che si adatta ai diversi tipi di pelle. È vero, però, che con lo schermo totale ci si abbronza più lentamente e con minore intensità.

IL DANNO è FATTO!
I raggi ultravioletti, sia UVA che UVB, sono ugualmente pericolosi se sottovalutati e presi alla leggera, sebbene fino a qualche anno fa si pensava che soltanto gli UVB fossero dannosi alla pelle. Il danno più grave è quello al DNA delle cellule cutanee, che solitamente ha luogo nei primi anni di vita e che, se non viene riparato dai meccanismi naturali della cute, può condurre in età adulta al tumore cutaneo. Ma ci sono anche altri tipi di danno solare, più immediati ed ugualmente pericolosi.
Dopo un'esposizione non protetta ed in orari proibitivi, il danno più immediato e visibile è l'eritema solare. È un disturbo provocato dagli UVB che colpisce le persone dalla pelle chiara. Si presenta in generale con un arrossamento, ma può essere accompagnato da prurito e gonfiore. Se l'entità è lieve, un buon doposole può bastare a far rientrare l'emergenza; in casi di eritema grave, bisogna ricorrere al medico che prescriverà una crema al cortisone ed un antistaminico.
Durante i primi giorni si può andare incontro anche a vere e proprie ustioni con produzione di vesciche, soprattutto se la pelle è molto chiara e ci si espone durante le ore più calde della giornata. In questi casi, bisogna astenersi dal bagno di sole per qualche giorno ed applicare una crema idratante.

 


 

QUALCHE CONSIGLIO
Per godervi la vacanza senza dover poi pentirvi, è bene seguire qualche semplice consiglio che vi permetterà di abbronzarvi delicatamente e senza rischi.
Innanzitutto, non abbiate fretta di diventare neri: la pelle deve abituarsi ai raggi solari ed una esposizione violenta potrebbe provocare danni irreparabili; rimanete quindi al sole 20-40 minuti i primi giorni ma evitate di esporvi durante le ore più calde, cioè dalle 12 alle 16. Utilizzate un solare con fattore di protezione alto e ripetetene l'applicazione almeno ogni due ore o comunque dopo ogni bagno/doccia, anche se il prodotto è idrorepellente. Anche se ci sono le nuvole o se siete sotto l'ombrellone, i raggi solari possono raggiungervi comunque; non dimenticate quindi di applicare la crema solare anche in questi casi. Bevete molto durante l'esposizione perché il sole disidrata e questo danneggia non solo la pelle, ma l'intero organismo.
Non utilizzate cosmetici, profumi o deodoranti perché rendono la pelle più sensibile ai raggi solari e, quindi, più vulnerabile; lo stesso vale per alcuni farmaci (se seguite una particolare terapia, parlatene con il vostro medico). Fate attenzione soprattutto ai neonati e ai bambini in generale; portateli al mare la mattina molto presto (7.30-9.00) o nel tardo pomeriggio (17.30-19.00) e proteggeteli sempre con cappellini e magliettine.
Fate attenzione anche se praticate sport all'aria aperta sotto il sole o a mare: applicate i solari con maggiore frequenza (la sudorazione "lava via" la crema solare anche se è idrorepellente) e con un alto fattore di protezione (il mare, per esempio, riflette il sole del 20% in più). A fine giornata, lavate via con una doccia i residui della crema solare che avete utilizzato durante il giorno ed applicate un doposole che abbia proprietà lenitive ed idratanti; questo aiuterà voi a sentirvi più freschi e la pelle a rigenerarsi.

 

MARE, SOLE E ... SCOTTATURE
Con l'arrivo dell'estate viene la voglia di rimanere sotto il sole in riva al mare per ore intere. Se questo può essere possibile per chi non lavora ed ha tutto il tempo a disposizione, è impossibile invece per chi è impegnato per tutta la settimana e deve approfittare del fine settimana per prendere un po' di tintarella. È proprio questo ragionamento che si trova alla base dei problemi che derivano dall'esposizione "selvaggia" ai raggi solari, vittime soprattutto quelli che potrebbero essere definiti i "vacanzieri della domenica". Sono proprio queste persone, infatti, le più esposte ai rischi derivanti dalla ricerca di un'abbronzatura veloce e senza protezione.
Negli ultimi anni, purtroppo, complice il cambiamento climatico ed il famigerato buco dell'ozono, i raggi solari sono diventati più "cattivi". Nel senso che, chi prima poteva esporsi al sole senza problemi e senza protezione, adesso si vede costretto a proteggersi come tutti gli altri. Qualche anno fa, infatti, chi aveva una carnagione scura era essenzialmente protetto dai rischi di eritema ed ustione; oggi, anche queste persone con fototipo 4-6 (cioè con carnagione scura o molto scura) devono fare attenzione all'esposizione al sole perché il danno alla pelle può degenerare fino a predisporre all'insorgenza del melanoma.

PRIMA DI ANDARE AL MARE
Se si è particolarmente a rischio di scottature, si può pensare di effettuare, almeno un mese prima di partire per le vacanze, una terapia particolare a base di vitamine per rafforzare il proprio organismo. È sufficiente recarsi da un dermatologo, il quale sottoporrà il paziente ad un esame indolore, effettuato con un macchinario che riproduce i raggi solari. Da questo macchinario fuoriescono delle fibre ottiche che vengono applicate sulla schiena. Il giorno dopo si torna dal dermatologo, che valuterà l'effetto che le fibre ottiche, simulanti i raggi solari, hanno avuto sulla pelle e prescriverà una terapia ad hoc. Tale terapia sarà a base di vitamine C ed E, betacarotene e selenio.

 


SENZA PROTEZIONE? ERITEMA ED USTIONE
È chiaro che, qualunque sia il vostro fototipo e indipendentemente se effettuate una terapia preventiva per rafforzare l'organismo oppure no, la protezione solare è l'unica arma veramente efficace contro le scottature. Senza la protezione si rischia di essere vittima di un eritema solare o, peggio ancora, di un'ustione vera e propria.
L'eritema solare è il primo passo verso la scottatura. Si presenta con pelle arrossata e la comparsa di tanti puntini dopo una notte di sonno agitato. Oltre a bruciare, la pelle prude, e forse è questo il sintomo più fastidioso, perché insopportabile. Avvicinando la mano alla zona interessata, si può avvertire il calore uscire dai pori. Può aiutare fare una doccia con acqua tiepida, quasi fredda, per lavare via il sale, la sabbia ed i residui dell'abbronzante; quindi, applicare una crema lenitiva con prodotti naturali. Se la situazione non migliora, si rende necessaria l'applicazione di creme ai corticosteroidi. Importante evitare l'esposizione al sole per almeno un paio di giorni.
L'ustione è il secondo grado della scottatura. La pelle si presenta di un colore rosso intenso e gonfia; talvolta, l'ustione può essere accompagnata da brividi e febbre. Dopo qualche ora, la zona interessata si riempie di bolle piene di liquido, tipico sintomo di un'ustione. Assolutamente da evitare la rottura delle bolle, perché si rischia di infettare la pelle sottostante; proibito anche togliere la pelle se la bolla si rompe da sola. La pelle ustionata deve essere lavata con un detergente delicato con avena colloidale ed asciugata tamponandola con un asciugamano morbido e senza strofinare. Infine, va applicata una crema a base di cortisone ed antibiotico. Se c'è anche febbre, si può assumere del paracetamolo. Evitare l'esposizione al sole almeno finché non c'è più la pelle che ricopriva la parte ustionata.

 

Per godervi in tutta tranquillità e serenità le vacanze al mare

ed evitare spiacevoli sorprese:

  • Per i primi giorni di esposizione utilizzate una crema ad altissima protezione contro UVA e UVB.

  • Evitare di stare al sole tra le 11 e le 15, quando il sole è al massimo ed è quindi più pericoloso.

  • Applicare la protezione solare più volte al giorno, soprattutto quando si esce dall'acqua e anche quando ci si siede sotto l'ombrellone.

  • Effettuare le passeggiata in riva al mare soltanto al mattino presto o nel tardo pomeriggio, oppure coprirsi con un cappello a tesa larga ed una maglietta a mezze maniche.

  • Se si va in barca, scegliere una protezione maggiore, poiché i raggi solari sono più intensi.

  • Se nonostante tutto avete già un eritema, evitate di esporvi: allontanerete così lo spettro dell'ustione.

Per restare in spiaggia senza rischi:

  • Quando fate la doccia utilizzate sempre un sapone neutro in piccole quantità, così eviterete che la pelle si secchi al sole. Evitate anche il deodorante o il profumo, poiché rende più sensibile la pelle al sole. Subito dopo, passate l'abbronzante; farà bene la parte della crema idratante e si assorbirà in modo che siate pronti per il sole quando scendete in spiaggia: infatti, l'abbronzante ci mette almeno un quarto d'ora per essere assorbito dalla pelle e fare effetto.

  • Se non avete un buon motivo per rimanere sotto l'ombrellone (presenza di eritema, assunzione di farmaci particolari, ecc.), è preferibile fare solo una piccola sosta, poiché sotto l'ombrellone si forma una "cappa di caldo" che fa aumentare la temperatura corporea più di quanto accade sotto il sole; è preferibile, semmai, andare sul lido o nel bar dove almeno c'è più ventilazione.

  • Se siete a prendere il sole a mezzogiorno, ricordate che è sconsigliato rimanere sotto il sole tra le 12 e le 15 perché i raggi solari sono notevolmente intensi; se proprio volete rimanerci, almeno adottate qualche trucco: bagnatevi spesso in mare o, in alternativa, con un secchiello; passate ogni tanto il solare con il filtro protettivo.

  • Tornando dal mare, fate una doccia con acqua dolce, che possa lavare via abbronzante e sale.

  • Per quel che riguarda i capelli, spazzolateli e passatevi sopra lo spray solare per proteggerli; se sudate facilmente raccoglieteli, ma evitate i berretti, perché aumentano la traspirazione e li rendono più secchi. Uno shampoo può ridonare lucentezza e bellezza alla chioma: basta un terzo della quantità solita ed abbondante acqua tiepida per lavare via il sale e la sabbia.

  • Ricordate di evitare, durante l'esposizione al sole, di assumere farmaci quali antibiotici, lassativi o pillole ormonali, poiché rendono la pelle più sensibile ai raggi solari: se proprio non potete farne a meno, mettetevi sotto l'ombrellone, tanto vi abbronzate lo stesso.

  • Dopo la doccia è d'obbligo il cosiddetto doposole, indispensabile per il riequilibrio della pelle dopo una giornata intensa di mare, sole e piscina; qualunque tipo di doposole va bene, l'importante è che sulla confezione vi sia la scritta "idratante".

 

 


 

LE CELLULE ADIPOSE SONO IMMORTALI: Ecco perché è difficile perdere peso

di Sara Ficocelli (Fonte: LA REPUBBLICA - 5 maggio 2008)

 

 

La quantità delle cellule di grasso rimane costante nell'organismo per tutta la vita.
Il numero si decide durante l'infanzia. Il medico: "Importante la tipizzazione del paziente".

Aperta la strada a un nuovo modo di guardare all'obesità.
 

Chi da sempre ha qualche chilo di troppo e non riesce a perderlo può mettersi l'animo in pace: le cellule adipose sono immortali. O meglio: muoiono, ma subito vengono rimpiazzate da altre dello stesso tipo. Una ricerca svedese pubblicata su "Nature" afferma, infatti, che il numero degli adipociti, ovvero le cellule di grasso, rimane costante nell'organismo di un adulto per tutta la vita. Le cellule che muoiono vengono subito rimpiazzate.

Secondo Kirsty Spalding, del Karolinska Institute di Stoccolma, che ha studiato campioni di grasso prelevati attraverso la liposuzione sia da persone grasse che magre, il numero degli adipociti rimarrebbe lo stesso anche in adulti che sono diventati magri dopo aver perso parecchi chili. Un risultato che lei e i suoi colleghi spiegano con il fatto che il livello di obesità è stabilito sia dalla combinazione tra il numero delle cellule di grasso e la loro grandezza, sia dallo stato degli adipociti, che nel corso della vita subiscono delle modificazioni a seconda della quantità di grasso assunta con il cibo.
"Questa scoperta - spiega Claudio Taboga, medico specialista di Endocrinologia presso il dipartimento di Nutrizione clinica dell'Ospedale di Udine - accorcia le distanze tra l'obesità cosiddetta ipertrofica, cioè dovuta all'aumento del volume cellulare, e quella iperplastica, cioè dovuta all'aumento del loro numero. Secondo questa ricerca, il substrato anatomico resterebbe invariato ed è questo il motivo per cui per certe persone è così difficile dimagrire. Ogni cellula occupa uno spazio ben preciso e quando ci sono problemi di numero è difficile ottenere perdite di peso significative, ma con un trattamento ad personam ci sono possibilità di miglioramento. Non dimentichiamo - conclude - che l'obesità non è mai una condizione unitaria, la tipizzazione del paziente è fondamentale".

Secondo il professor Mauro Magnani, ordinario di Biochimica e direttore del Centro per le Biotecnologie dell'Università di Urbino, "bisogna lavorare a livello biochimico sull'accumulo di lipidi nelle cellule e sui meccanismi che regolano il loro metabolismo. Purtroppo dell'obesità precoce non si sa quasi nulla, ma questa scoperta potrà forse aiutare la scienza anche in questo senso".
Sebbene il numero degli adipociti rimanga costante durante tutta l'età adulta, ci troviamo di fronte, spiega la professoressa Spalding, ad un processo dinamico di morte e rinascita, in cui cellule grasse "vive" rimpiazzano quelle "morte" con un tasso del 10 per cento circa l'anno. Il numero di tali cellule nel nostro corpo resterebbe quindi sempre identico, anno dopo anno, dall'adolescenza all'età adulta. Una scoperta che fa pensare che la differenza del numero di cellule di grasso tra le persone obese e magre si stabilisca durante l'infanzia e rimanga tale per tutta la vita. Sfiancanti ore di palestra, diete dimagranti, pasti saltati e creme brucia-grassi: sarebbe perciò tutto inutile, o quasi.
La ricerca suggerisce però domande interessanti:
cosa determina il numero di cellule grasse nel corpo di una persona? Quando esattamente si stabilizza questo numero? C'è un modo per intervenire e ridurre questa quantità? E si potrebbe tentare di far morire queste cellule prima che altre rinascano?

La comunità scientifica americana si è subito dimostrata entusiasta della scoperta, cogliendone tutte le potenzialità. "Questa notizia apre la strada a un nuovo modo di guardare all'obesità - sintetizza Lester Salans, della scuola di medicina Mount Sinai di New York, mentre secondo Jeffrey S. Flier, ricercatore della Harvard Medical School, dietro di essa c'è "tutto un sistema che aspetta solo di essere esplorato".
La scoperta è stata fatta studiando i livelli degli isotopi radioattivi trovati all'interno delle cellule di grasso di persone che hanno vissuto durante il breve periodo della "Guerra Fredda", quando, tra il 1955 e il 1963, sono stati fatti diversi esperimenti nucleari. La prova che gli adipociti morti verrebbero sostituiti con altri nuovi è stata fornita dall'analisi dei tessuti di persone le cui cellule grasse si erano rinnovate prima di quel periodo. Queste persone avevano assorbito radioattività solo successivamente, dimostrando come le cellule fossero state ricostituite.
Già Jules Hirsch, della Rockefeller University di New York, aveva cercato di spiegare perché per certe persone fosse così complicato perdere peso, a differenza di altre, e le sue conclusioni si erano avvicinate molto a quelle dei suoi colleghi svedesi. Ma gli studi a un certo punto si arenarono.

La domanda, allora come oggi, era comunque sempre la stessa: cosa regola questo processo? E c'è qualche possibilità di nintervenire?



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TRAPIANTO DI CARTILAGINE, PRIMI DUBBI

Fabio Lodispoto

(Fonte: La Repubblica Salute - Anno 13 n. 556)

 

 

Nel 1994 il primo annuncio: "effettuati con successo i primi trapianti di cartilagine coltivata in laboratorio". Una speranza per chi soffre di lesioni della cartilagine e forme iniziali di artrosi del ginocchio e caviglia. Le cellule della cartilagine infatti non si riproducono in vivo ma crescono benissimo in laboratorio: chi ha subito un danno articolare alla cartilagine che riveste le superfici del ginocchio non ha speranze di guarire, se non con cartilagine coltivata in laboratorio, partendo da una piccola quantità sana prelevata dall'articolazione e messa in coltura.

"Nel 2006 si è alzata la prima voce contraria a questi risultati", spiega Giuliano Cerulli, dell'ateneo di Perugia, "un autorevole gruppo di studio norvegese ha confrontato due gruppi di pazienti: il primo trattato con trapianto autologo di condrociti, il secondo con una tecnica artroscopica di stimolazione della cartilagine.

Il primo gruppo subiva tutte le fasi del trapianto di cartilagine allevata in laboratorio: primo intervento di prelievo di cartilagine, attesa di almeno 3 settimane e secondo intervento di trapianto. Il secondo subiva un unico intervento artroscopico durante il quale la zona di cartilagine mancante o gravemente danneggiata era trattata con uno strumento che pratica minuscoli fori nell'osso sottostante.

Risultato: i pazienti dei due gruppi seguiti per 2 anni non hanno mostrato differenze di rilievo. Anzi i "trapiantati" hanno avuto percentuali maggiori di insuccesso".

A un anno le voci si sono moltiplicate: 10 quelle selezionate dalla Cochrain Collaboration, la più importante associazione che certifica e legittima la qualità e la attendibilità degli studi, e altre 10 in corso di valutazione. Impossibile non tenerne conto, ma la partita non è chiusa. Ad oggi il mondo dell'ortopedia consiglia di trattare i difetti della cartilagine del ginocchio fino a 4 cm quadrati con la semplice stimolazione della cartilagine utilizzando la tecnica delle microfratture, mentre le lesioni più estese con il trapianto di cartilagine.

"Infine" chiarisce Cerulli "nessuna delle due tecniche è valida per la artrosi avanzata e dopo i 50 anni".

 


 

CORSA E GLICEMIA

 Marco Piumetti

 

 

Lo scopo di questa breve ricerca è quello di far notare come sussista l'effetto di riduzione del livello di glucosio nel sangue al termine di ogni allenamento sportivo, in particolare per la corsa non agonistica della durata di circa 30 minuti su un percorso pianeggiante di circa sei chilometri.

I risultati di tale ricerca sono il frutto di una serie di analisi del sangue a cui mi sono sottoposto (con un analizzatore portatile) prima e dopo ciascun allenamento nel corso dell'intero anno 2006.

I "miei" vari tempi sono stati trasformati in punteggi T, una scala che permette di standardizzare i punteggi grezzi di una prova collocandoli su una curva di distribuzione normalizzata (con media 50 e deviazione standard 10), calcolati sul totale delle 186 corse (media 1582 sec. ± DS 68 sec.) valutate nel il periodo 2002-2006. In particolare i valori con T maggiori di 50 indicano prestazioni migliori rispetto alla media dei valori e viceversa  con i valori di  T inferiori a 50.

Un primo risultato che è emerso nel corso della ricerca è il fatto che al termine di ogni prova il livello di glucosio nel mio sangue era sensibilmente inferiore rispetto al livello di partenza, salvo rare eccezioni, come si può osservare dalla Tabella, con una differenza media di glucosio di circa 12 mg/dl. Inoltre, si nota come la media delle deviazioni standard appare più ristretta al termine di delle prove rispetto alle condizioni iniziali (rispettivamente 13.2 e 21.2) e tale fenomeno può indicare una migliore stabilizzazione dei valori quando si ha un modesto livello di glicemia.

 

 

Media

Dev. stand.

Prestazioni 2006

Punti T

55

5.7

Glicemia (prima) mg/dl

95

21.2

Glicemia (dopo) mg/dl

83

13.2

Prestazioni e Glicemia

 

Un'ulteriore considerazione interessante può essere fatta riguardo alla forte correlazione che sussiste tra  il livello iniziale di glicemia ed il consumo di glucosio al termine di ogni prova (r = 0,818; n = 32). Dal Grafico, infatti, si può osservare la relazione di linearità che è presente tra i due fattori ed in particolare come sia importante, e benefico, l'effetto della corsa nel ridurre il livello di glucosio nel sangue; tale effetto è tanto più marcato quanto maggiore è il livello di glucosio iniziale.

 

 

Glicemia iniziale e consumo di glucosio

 

Pertanto, anche da questo punto di vista, la corsa svolge un ruolo estremamente importante per quanto riguarda il mantenimento dello stato di  salute, prevenendo il rischio di iperglicemia, poiché  tende a stabilizzare verso valori più bassi il livello di glucosio nel sangue al termine di ogni prova in modo tanto più marcato quanto maggiore è il livello iniziale di glicemia.

 


 

SPORT CRUENTI? ATTENZIONE AI DENTI

 

 

Ti si è spezzato un dente o lo hai addirittura perso dopo essere caduto mentre sciavi o durante una partita di calcio, o di basket? Ecco alcuni consigli pratici per recuperare rapidamente il sorriso

 

Facendo sport una brutta caduta può capitare. E i denti potrebbero essere i primi a subirne le conseguenze. Non è un caso se fratture, lussazioni ed avulsioni dei denti frontali sono per lo più causate da incidenti subiti in ambito sportivo. Ciò che forse molti non sanno, però, è che gli sport incriminati non sono solo quelli così detti "cruenti" o di contatto, come d esempio il rugby, il pugilato, l'hockey o il basket.

Un caduta sciando, ma anche una semplice partita di calcio o una corsa in bici può essere causa di traumi seri ai denti frontali.

"Ridurre al minimo il danno è possibile, così come alcuni consigli possono velocizzare il tempo necessario per recuperare, in tutti i sensi, il sorriso", afferma l'esperto Luca Dalloca, odontoiatra di fama internazionale, autore di diverse pubblicazioni sul tema dell'odontoiatria estetica e responsabile di Health Design, centro odontoioatrico milanese specializzato in protesi ed estetica dentale. "Se si incorre in una brutta caduta che coinvolge l'apparato dentale, la prima regola è agire tempestivamente e diversificare gli interventi in base al tipo di trauma subito".

 

I TIPI DI TRAUMA
I traumi da sport di cui i denti possono essere vittima sono principalmente di tre tipi:

 

  1. Fratture, di smalto, dentina o frattura radicolare (quando il dente si rompe)

  2. Avulsioni, estrazioni complete del dente (quando si perde totalmente il dente)

  3. Lussazioni, mobilità con dislocazione del dente (quando il dente traballa)

 

CHE COSA FARE IN CASO DI:

  • Fratture

Se ci si è rotto un dente, occorre conservare la parte fratturata preferibilmente nel latte o in alternativa in acqua. Sarà poi il dentista a riattaccare il frammento al resto del dente. Le probabilità di successo sono molto alte e l'intervento è risolutivo. Se, però, la rottura raggiunge la polpa, il trattamento diventa più complesso ed il dente necessita di devitalizzazione. Nel caso, infine, che la frattura colpisca la radice del dente, la prognosi è infausta e spesso si è costretti ad estrarre il dente.

  • Avulsioni

Se si è perso completamente il dente, si deve tentare di reinserirlo subito nell'alveolo e farlo fissare temporaneamente dal dentista. Le probabilità di successo del reimpianto sono proporzionali al tempo trascorso dall'avulsione al reinserimento, minore è il tempo maggiori sono le possibilità che il dente rimanga vitale. 

  • Lussazioni

Se il dente traballa, ci si deve recare dal dentista che lo fisserà temporaneamente dopo averlo riposizionato correttamente. La percentuale di mantenimento della vitalità del dente è altissima.

 

IL VALORE DELLA PREVENZIONE

"Naturalmente, come sempre, prevenire è meglio che curare, ed il migliore strumento per evitare traumi dentali è il mouth guard (paradenti)" - spiega Dalloca - "Esistono sia quelli preformati, che si possono trovare nelle farmacie o nei negozi sportivi, che quelli creati ad hoc sullo stampo della bocca dal proprio dentista".

 

 


 

ALITOSI: COME AFFRONTARLA

 

ALITOSI: COME AFFRONTARLA

 

L'alitosi rientra a pieno titolo in quella categoria di disturbi vissuti a volte ancora con imbarazzo o vergogna, questo soprattutto perché ci mettono in difficoltà nel nostro quotidiano rapporto con gli altri. L'errore in cui s'incappa più facilmente è quello di ritenere l'alitosi semplicemente un problema di cattiva o scarsa igiene orale - così come spesso non si tiene conto che lavarsi spesso non "salvaguarda" alcune persone dall'emanare un odore sgradevole; l'alitosi invece, strettamente legata anche all'igiene orale, può essere la conseguenza di altri disturbi.

In primis problemi gastrointestinali, diabete (acetosi), reflusso gastroesofageo, infezioni che colpiscono seni paranasali e tonsille, l'utilizzo di alcuni farmaci ... A tutto ciò naturalmente si vanno ad aggiungere alimentazione non corretta e sigarette.

Il primo obiettivo di chi soffre di alitosi dovrebbe dunque essere quello di eliminare il disturbo alla radice, andando ad agire sulla causa scatenante. Se masticare qualche fogliolina di prezzemolo può aiutare a rinfrescare la bocca, così come fa l'olio essenziale di menta o la tradizionale fogliolina di salvia da strofinare su denti e gengive dopo i pasti, un primo importante passo consiste nel depurare l'organismo.

E dunque: eliminare le tossine, aiutare fegato e reni a lavorare al meglio, favorire il processo digestivo. Per questa generale azione "purificante" vengono in soccorso Genziana, Cardo Mariano, Tarassaco, Aloe Vera e Carciofo. Il tè verde invece, grazie ai composti polifenolici in esso contenuti, esercita un'efficace azione deodorante aiutando ad eliminare alcune sostanze che si formano nel cavo orale, o che si accumulano nel nostro corpo perché contenute negli alimenti.

Un altro valido alleato è l'olio essenziale di finocchio che stimola le funzioni gastrica ed intestinale, oltre ad esercitare un'azione antimicrobica. Il cardamomo invece, una spezia che ormai si trova facilmente anche nelle nostre dispense, contiene un olio essenziale a suo volta ricco di Eucaliptolo, che favorisce lo svuotamento gastrico ed è capace di frammentare quelle molecole colpevoli di dar vita a composti dall'odore sgradevole.

Se il problema invece è legato a disturbi del cavo orale, quali, ad esempio, infezioni, si può intervenire con sciacqui di olio essenziale di Melaleuca diluito in acqua. Lo stesso olio di Melaleuca può essere utilizzato per gargarismi in caso di faringiti o di infiammazioni delle tonsille. Per i problemi del cavo orale viene in soccorso anche la Propoli (è disponibile sotto varie forme: spray, collutorio, estratto idroalcolico).

 

ALITOSI: DUE UTILI TISANE

Preparare una miscela con queste erbe essiccate:
20 g di frutti di anice verde - 20 g di radice di liquirizia - 20 g di foglie di basilico
Lasciare in infusione per 15 minuti 5 g di miscela in 120 ml d'acqua calda. Filtrare e bere una tazza di tisana prima dei pasti.


Preparare una miscela con una presa di menta, una di salvia e una di lavanda.
Tritare bene le erbe e lasciare in infusione per 10 minuti in un bicchiere di acqua calda. Filtrare e bere dopo i pasti.

 

LA SALVIA
 

SALVIA OFFICINALIS

 

Esistono almeno 500 specie differenti di salvia - famiglia delle Labiatae - alcune perenni altre annuali. Tra queste alcune vengono coltivate esclusivamente a scopo ornamentale, merito dei graziosissimi fiori che regalano durante la stagione estiva. Se infatti la Salvia Officinalis, quella più nota, comincia a colorarsi di azzurro-violetto all'inizio dell'estate, la Salvia Coccinea si tinge di rosso, mentre la Salvia Patens o "salvia genziana" presenta fiori di un azzurro intenso. La Salvia Officinalis presenta delle foglie ovali dal colore grigio - verde (ne esistono anche di variegate di un bianco crema o di rosa) e il fusto, inizialmente lanuginoso, diviene legnoso dopo il primo anno di vita. Questa pianta ama il terreno asciutto, solitamente soffice, ma anche arido e sassoso. Teme l'umidità e i ristagni d'acqua quindi, se la coltivate in vaso, cercate di interrarla in un terriccio ben drenato (è sufficiente aggiungere dei sassolini alla terra). Ama le posizioni esposte al sole e ben calde, ma cresce anche in luoghi leggermente ombreggiati. Resiste abbastanza bene al gelo, ma se la temperatura scende di molti gradi al di sotto dello zero è necessario proteggere la pianta. In caso di eccessiva umidità le foglie diventano scure e, in generale, quando queste presentano delle macchie significa che la pianta sta soffrendo. Se invece le macchie sono di colore giallo significa che le radici della salvia non hanno spazio sufficiente. La pianta va innaffiata regolarmente senza mai esagerare in quantità. Anche se si tratta di una pianta perenne, dopo circa 4 anni è consigliabile sostituirla. Il momento migliore per cogliere le foglie per poi farle essiccare è subito prima della fioritura. L'essiccazione deve avvenire lentamente in un luogo ben ventilato, asciutto e all'ombra. Si raccolgono anche le sommità fiorite avendo cura di recidere anche una piccola porzione di rametto.
La salvia, essiccata o fresca, viene spesso utilizzata in cucina. Solitamente insaporisce gli arrosti, la carne di coniglio, stufati e ripieni - in generale rende più facilmente digeribili le carni grasse. Insieme al burro fuso viene utilizzata per condire tortelli con un ripieno a base di ricotta ed erbette. Ottima anche fritta, con o senza pastella.
Da provare: preparate una focaccia condita solo con olio, sale grosso e qualche foglia di salvia leggermente unta d'olio.
Tanti anche gli utilizzi non "culinari":
- la tisana preparata lasciando in infusione per qualche minuto in acqua calda qualche foglia fresca di salvia favorisce la digestione, agisce come antinfiammatorio sul cavo orale, placa gli attacchi di tosse
- aiuta ad abbassare il valore glicemico
- diminuisce l'eccessiva sudorazione provocata da un generale indebolimento fisico
La salvia esercita inoltre un'azione astringente per cui se ne può utilizzare il decotto come una sorta di tonico.

 


 

PER UNA CORRETTA ALIMENTAZIONE

NON DOBBIAMO DIMENTICARE LE ... PENTOLE

Leonardo Maria Leonardi

 

 

La cottura dei diversi alimenti richiede l'impiego di contenitori (pentole, padelle ...) che siano adatti per la forma e le dimensioni e, soprattutto, i materiali. Vediamo i pregi ed i difetti di quelli più comuni.
 

LA TERRACOTTA
Pregi
- Sono i contenitori per cucinare dell'origine dell'umanità. Effettivamente sono pentole ottime, adatte alla preparazione di una infinità di piatti. I risultati migliori  si hanno, tuttavia nella cottura dei cereali e di tutti quei cibi che hanno bisogno di "sobbollire" lentamente e a lungo con fuoco molto basso. Il "pentolame" in terracotta può essere utilizzato per conservare in frigorifero gli alimenti cotti.
Difetti - Queste pentole sono di manutenzione delicate (si possono facilmente sbeccare) e posseggono una certa porosità che trattiene gli aromi degli alimenti. è dunque opportuno che non vi siano conservati a lungo i cibi. D'altra parte proprio questa caratteristica costituisce per molti un pregio. Esistono infatti in molte cucine pentole di terracotta destinate alla preparazione sempre dello stesso tipo di piatto, come i fagioli stufati ed i crauti, ai quali, secondo gli intenditori, donano un sapore particolare. è preferibile utilizzare pentole prive di decorazioni perché le vernici colorate contengono pigmenti a base di metalli tossici.

L'ACCIAIO INOSSIDABILE
Pregi - L'acciaio inossidabile è una lega di ferro, nichel, cromo e carbonio. è molto resistente ed è particolarmente facile da pulire.
Difetti - Poiché l'acciaio non è un buon conduttore di calore, i cibi si attaccano facilmente sul fondo se durante la cottura viene a mancare l'acqua. Per questo nelle pentole di migliore qualità il fondo di acciaio è integrato con dischi di rame o alluminio. Queste pentole con fondo speciale sono dunque adatte per preparazioni umide e che hanno bisogno di cotture lente e prolungate come quelle necessarie per cereali e legumi. Le pentole di acciaio Inox possono, però, essere alterate dal sale "grosso" che, prima di sciogliersi, si deposita sul fondo e reagisce con il metallo. L'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha stabilito che il limite di tolleranza per il nichel non debba superare 0.0007 mg al giorno; in realtà, considerando anche gli alimenti che contengono questo metallo (asparagi, aringhe, cavoli, birra, margarina, cacao, carote, cipolle, fagioli, funghi, spinaci, pomodori, farine integrali ...) l'ingestione giornaliera stimata è di 0.4 mg, una quantità 500 volte superiore! Chi soffre di allergia al nichel è dunque bene che scelga pentole in acciaio speciale senza nichel (sono siglate 18/c). Per gli stessi motivi è opportuno che il sale sia aggiunto solo quando l'acqua bolle, mescolando fino a quando non si sia sciolto. NON UTILIZZARE pentolame in acciaio inox per conservare gli alimenti cotti.

 

IL VETRO CERAMICA
Pregi - Sono contenitori eccellenti per cotture al forno (ma non al fuoco diretto) e sono molto facili da pulire. Sono materiali inattaccabili dagli alimenti acidi e sono ottimi anche per conservare in frigorifero gli alimenti cotti.
Difetti - Non hanno difetti salvo forse il costo.

IL RAME
Pregi
- Le pentole di rame diffondono uniformemente il calore e consentono una cottura perfetta.
Difetti - Quando però non sono ricoperte internamente in acciaio il contatto con i cibi acidi provoca l'ossidazione del rame ed il distacco di particelle di metallo. Il rischio di una intossicazione da rame è abbastanza remota, ma fate comunque attenzione. Le pentole di rame NON debbono essere UTILIZZATE per conservare i cibi.

 


L'ALLUMINIO
Pregi
- Le pentole costruite con questo materiale hanno diversi vantaggi. L'alluminio è un materiale leggero ed un ottimo conduttore di calore. Queste caratteristiche lo fanno preferire per contenitori di grandi dimensioni, adatti a gruppi, comunità e ristorazioni collettive che devono preparare rapidamente grandi quantità di alimenti.
Difetti - L'alluminio, tuttavia, possiede anche una facile solubilità che ne consiglia un utilizzo oculato e prudente. Parecchi alimenti (come la cipolla, il pomodoro, l'aceto, il sale e la frutta in genere) sono in grado di attaccarlo e di favorirne la migrazione nel cibo. L'OMS calcola che l'ingestione media giornaliera di alluminio si collochi al massimo attorno al 10% della soglia di tolleranza (60 mg al giorno per un adulto). Tuttavia è bene ricordare che in diversi farmaci antiacidi (correntemente prescritti per il trattamento sintomatico delle gastriti e delle ulcere gastriche) sono presenti sali di alluminio, che le persone sottoposte a dialisi hanno già dei problemi legati all'eccessivo livello di alluminio nel sangue e, infine, che una intossicazione cronica da alluminio potrebbe concorrere ad aumentare il rischio di demenza senile. Le pentole di alluminio NON sono, in ogni caso, ADATTE per conservare il cibo e per le cotture prolungate.

IL TEFLON
Pregi -
Questi tegami in alluminio rivestiti in materiale plastico (teflon), se usati con le dovute avvertenze permettono di cucinare piatti leggeri senza aggiunta o con pochissimi grassi.
Difetti - Il rivestimento antiaderente si usura, però, rapidamente se, per mescolare gli alimenti, si utilizzano utensili di metallo. Il cibo contenuto nelle pentole antiaderenti va quindi rimestato con delicatezza ed esclusivamente con cucchiai di legno. Queste pentole, inoltre, non vanno mai lasciate vuote sul fuoco (il teflon produce fumi tossici a partire da 300°), messe nel forno a microonde (il teflon potrebbe fondere) o lavate in lavastoviglie (per non rovinare lo strato plastico antiaderente). Per quanto riguarda la tossicità del teflon staccatosi dal rivestimento ed accidentalmente ingerito è necessario precisare che i pareri sono ancora discordi anche se questo materiale è virtualmente inerte ed inattaccabile dai succhi digestivi.

 


 

10 CONSIGLI UTILI PER VIVERE BENE AL CALDO

E TRASCORRERE UN'ESTATE SERENA

 

Trentatre, trentacinque, trentotto gradi ...: ancora non sappiamo se l'estate 2006 farà registrare gli stessi picchi di caldo dell'anno scorso, ma è importante correre ai ripari per tutelare la salute delle persone più esposte.

Anche quest'anno, però, ci aspettiamo, come di norma, temperature oltre i 30° gradi per i mesi di luglio e agosto, con tassi di umidità elevati che, come si sa, rendono più fastidiosa e pesante la sensazione soggettiva di caldo.

I consigli che seguono sono dettati dal buon senso e dall'esperienza di tutti e servono in ogni occasione per evitare rischi e patologie legate al caldo del periodo estivo.

1- Cibi

Pasti piccoli, freschi e leggeri con molta verdura e frutta. Privilegiare i primi piatti leggeri di pasta o riso e di secondo, pesci, carni bianche e formaggi freschi. Evitate carni rosse, salumi, formaggi grassi. D'estate una buona porzione di gelato è un ottimo sostituto di un pasto!

2- Condimenti

Evitate burro, lardo, margarina. Preferite olio di oliva o di semi in moderata quantità.

3- Bevande

La disidratazione è un grave rischio.
Bevete molto durante la giornata: almeno 1 litro e mezzo, 2 litri tra acqua, tè, tisane e bevande idratanti.

Un suggerimento per una bevanda gradevole, semplice da preparare ed economica! Spremete due pompelmi ed un limone, diluite il succo in un litro di acqua minerale, aggiungete un "pizzico" di sale da cucina e un cucchiaino di bicarbonato di sodio, zucchero a piacere. Agitate il tutto e conservate in luogo fresco, ma non in frigo. Sorseggiatelo durante la giornata.

Non bevete vino, birra, superalcolici, caffè e bibite ghiacciate.

4- In casa

Nelle ore calde, da mezzogiorno alle 17.00 chiudete persiane e tapparelle, ma lasciate circolare liberamente l'aria in casa, tenendo le finestre aperte, se non disponete di un condizionatore o di un ventilatore. Di notte rinfrescate il più possibile gli ambienti.

5- All'Aperto

Quando uscite, evitate le ore più calde e riparate sempre il capo dal sole con un cappellino leggero e gli occhi con occhiali scuri. Nei giorni molto caldi e umidi, sostate il più possibile in zone ombrose e ventilate, perché la pelle possa traspirare.

6- Abbigliamento

Vestiti comodi, leggeri e chiari. Evitate magliette di lana sulla pelle.

7- Attività fisica

Se siete abituati a praticare attività fisica all'aperto, preferite le prime ore del mattino e la sera dopo le 19.00.

8- Per i malati

Se siete costretti a letto, evitate le coperte e i pigiami aderenti, meglio magliette leggere e pantaloncini corti e solo un lenzuolo. Rinfrescare quanto più frequentemente possibile il letto, sedendovi in una poltrona.

9- Le reti sociali

Se siete soli e costretti in casa, fatevi contattare ogni giorno da un parente, da un vicino o da un servizio di assistenza sociale.

10- Le terapie abituali

Se siete malati e assumete farmaci, non variate mai da soli la terapia consueta.
Se avete dei dubbi o avvertite dei sintomi che vi preoccupano consultate per telefono il vostro Medico di Famiglia.

A cura di FARMASALUTE

 

INDICAZIONI E CONSIGLI

 

Mangiare troppo può debilitare il fisico ed aumentare la percezione del caldo. Quando la temperatura sale è consigliabile mangiare molta frutta e verdura per rifornire l'organismo dei liquidi persi con la sudorazione. Tra l'altro in estate l'organismo ha bisogno di meno calorie rispetto alle stagioni fredde; l'ideale è mangiare 5 volte al giorno: tre pasti principali, comunque leggeri, e 2 spuntini a metà mattina e a metà pomeriggio. Devono essere evitati i cibi ricchi di proteine e grassi: meglio quindi pasta e verdure.

I liquidi devono essere assunti a prescindere dalla sensazione di sete; tale consiglio è valido soprattutto per i bambini e gli anziani. Bere molto e spesso, acqua, succhi di frutta, frullati, ma anche sorbetti e gelati alla frutta. Quelli alle creme non sono adatti perché, dopo un iniziale apparente sollievo, provocano un aumento della sete. Indicativamente si consiglia di bere 10 bicchieri di acqua al giorno, dose ideale secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità; sono ovviamente da evitare gli alcolici.

 

TEMPERATURA + UMIDITà = INDICE DI CALORE

 

                                                                                                              Umidità Relativa

20%

25%

30%

35%

40%

45%

50%

55%

60%

65%

70%

75%

80%

85%

90%

41°

41 43 45 48 51 54                  

39°

38 39 41 43 46 49 52 55              

37°

35 36 38 39 41 43 46 49 51 55          

35°

33 34 35 36 37 39 41 43 45 48 50 53      

33°

31 31 32 33 34 35 36 38 40 41 44 46 48 51 54

31°

29 29 30 30 31 32 33 34 35 36 38 39 41 43 45

29°

27 28 28 28 29 29 30 30 31 32 33 34 35 36 37

27°

26 26 26 27 27 27 27 28 28 28 29 29 30 30 31

 

Le Conseguenze

27-31°C

32-39°C

40-54°C

oltre 54°C

Possibile affaticamento, crampi da calore

Forte affaticamento, difficoltà nella respirazione

Possibile colpo di calore, insolazione

Colpo di calore altamente probabile

 

 


 

LA CELLULITE: COME COMBATTERLA

 

   Le cause
Generalmente le cause che comportano la formazione di cellulite sono da ricondurre ad un'alterazione della microcircolazione. I piccoli vasi che irrorano il tessuto adiposo diventano più permeabili e lasciano trasudare il liquido all'esterno. Si viene quindi a creare una stasi circolatoria e un ristagno di liquidi tra una cellula e l'altra, con formazione di edema, per cui le cellule adipose non riescono più ad effettuare in modo ottimale i loro scambi nutritivi con i vasi capillari. In questo modo si crea una condizione di scarsa ossigenazione, di sofferenza cellulare, di ristagno di tossine e di liquidi. Per tentare di contrastare e prevenire la cellulite, bisogna quindi iniziare a combattere la ritenzione idrica.

 


   Fattori predisponenti
Esistono dei fattori che, più di altri, comportano l'insorgere della pelle "a buccia d'arancia":
- l'ereditarietà unita ad una debolezza dei vasi
- la scarsa componente muscolare in particolare nelle gambe: i muscoli dei polpacci non riescono a comprimere le vene ed i piedi a svolgere la loro azione di pompa
- la vita sedentaria e la stazione eretta prolungata
- le abitudini errate (ad esempio indossare tacchi troppo alti o vestiti troppo stretti)
- l'impiego della pillola anticoncezionale
- la gravidanza
 


   Rimedi
Per combattere la cellulite è necessario apportare alcune modifiche a stili di vita sbagliati.

Ecco come:
1) Movimentoè la prima regola per migliorare la circolazione e riattivare i muscoli. Se i tessuti sono poco tonici non possono svolgere la loro azione compressiva sulle vene che facilita la risalita del sangue verso il cuore. Nuoto, bicicletta e corsa sono gli sport più adatti perché coinvolgono più parti del corpo senza appesantirne nessuna, potenziano il trofismo muscolare stimolando la circolazione e hanno quindi un'azione benefica sulla circolazione e l'ossigenazione dei tessuti.
2) Dieta - L'alimentazione deve essere povera di sale che non andrebbe aggiunto alle pietanze, già naturalmente saporite. Da evitare tutti i cibi molto ricchi di sodio, quali insaccati e prodotti in scatola. Bere almeno 1.5 litri di acqua al giorno. Introdurre quotidianamente verdura e frutta fresca. Scegliere cereali integrali. Variare sempre le fonti di proteine: un giorno pesce, un altro soia, carne magra, uova, legumi.

3) Cambiare abitudini - Migliorare alcuni di stili di vita è un altro passo fondamentale. Eccone alcuni:

a) Evitare di stare troppo a lungo nella stessa posizione, sgranchire le gambe ogni ora.

b) Quando si passano molte ore seduti è consigliabile tenere le ginocchia parallele e i piedi appoggiati a terra.

c) Usare scarpe con tacchi alti 3-5 centimetri in modo tale che il tallone possa svolgere senza problemi le sue funzioni di sostegno e pompa del sangue.
 


   Rimedi naturali
Lo smaltimento dei liquidi può essere agevolato, oltre che dalla dieta e dal movimento, anche da alcuni drenanti naturali sotto forma di integratori, tisane, decotti o tintura madre. Quelli forniti dalle piante si dividono in tre categorie, in base all'azione che svolgono sui tessuti. In particolare, i meccanismi attraverso i quali agiscono i principi naturali sono: 1) azione circolatoria: stimolano cioè la circolazione sanguigna e l'ossigenazione del tessuto sottocutaneo; 2) azione drenante: diminuiscono il ristagno dei liquidi; 3) azioni multiple: associano i primi due tipi di interventi.
Tisane ... ecco alcune idee
Per ottenere un'azione specifica può essere utile farsi preparare dall'erborista un misto di erbe mirate a risolvere i diversi problemi e disturbi. Ecco qualche suggerimento:

   Anti-cellulite

Ingredienti: 30 g di foglie di fucus, 20 g di foglie di betulla, 20 g di estratto secco di asparago, 20 g di tè di Giava.

Preparazione: lasciare in infusione per 20 minuti un cucchiaio di tisana in una tazza di acqua bollente. Filtrare.

Bere 3 tazze al giorno, prima di colazione, pranzo e cena.
   Tisana drenante
Ingredienti: 20 g di peduncolo di ciliegio, 20 g di gramigna, 50 g di equiseto, 40 g di pilosella.

Preparazione: portare a bollore 250 ml di acqua, aggiungere un cucchiaio della miscela e far bollire per 10 minuti.

Consumare 3 tazze al giorno.

 


 

FARMACI E SCONTI IN FARMACIA

Dott. Alessandro Taroni

 

Con la Legge 149/2005, entrata in vigore a luglio del 2005, è stato reso possibile, per le farmacie, praticare uno sconto non superiore al 20% su qualsiasi farmaco da banco (OTC) e su qualsiasi farmaco senza obbligo di prescrizione medica (SOP).
Sebbene non esente da incongruenze e contraddizioni, la Legge in oggetto è tutto sommato piuttosto semplice in quanto a contenuti ed è quindi sorprendente come, nonostante questo, i politici e i media siano riusciti a fraintenderne il senso e a diffondere al cittadino informazioni imprecise e fuorvianti, quando non addirittura false e per nulla corrispondenti alla realtà dei fatti.

In questa sede cercheremo di far luce sulla maggior parte dei dubbi e delle perplessità che la 149/2005 ha recato con se e di illustrare, con molta trasparenza e obiettività, come stiano invece esattamente le cose. Per evitare di richiedere troppa fiducia dal lettore riporterò anche alcuni pezzi integrali della 149/2005, che chiunque potrà confrontare in qualsiasi momento con quanto riportato in Gazzetta Ufficiale in modo da sincerarsi della loro autenticità e della veridicità di quanto qui esposto.

 

 

Partiamo dal Comma 3 dell'Articolo 1 della 149/2005 (i Commi precedenti si riferiscono a disposizioni legislative della 149 che con gli sconti non hanno nulla a che vedere):

"Il prezzo dei medicinali appartenenti alle classi di cui alle lettere c) e c-bis) del comma 10 dell'articolo 8 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, come modificato dalla legge 30 dicembre 2004, n. 311, è stabilito dai titolari dell'autorizzazione all'immissione in commercio. ..."

I medicinali cui si riferisce il Comma, sono i farmaci di fascia C e quelli di fascia C-bis (il Comma contiene già i riferimenti cui eventualmente attingere per controllare): i farmaci a totale carico del cittadino, insomma. Il prezzo di questi farmaci è stabilito esclusivamente delle case farmaceutiche che li producono (farmacisti e farmacie non hanno alcuna voce in capitolo nella determinazione dei prezzi dei farmaci) e la legge consente quindi loro di imporre, per i propri medicinali, il prezzo che ritengono arbitrariamente più opportuno.

Passiamo al Comma 4 dello stesso articolo:

"Le farmacie pubbliche e private possono vendere i farmaci senza obbligo di prescrizione medica (SOP) e i farmaci di automedicazione operando uno sconto fino al 20 per cento sul prezzo massimo stabilito dall'azienda titolare. Lo sconto può variare da medicinale a medicinale e deve essere applicato, senza discriminazioni, a tutti i clienti della farmacia."

Si noti subito come queste disposizioni riguardino, in identica misura, sia le farmacie pubbliche (le Comunali, per intenderci) sia le farmacie private, come esse riguardino esclusivamente i farmaci senza obbligo di prescrizione (SOP) e i farmaci di automedicazione (OTC), come l'entità dello sconto non possa mai essere superiore al 20% e come lo sconto, indipendentemente dalla percentuale, vada applicato a tutti i clienti della farmacia.

La Legge prevedeva anche, nella forma che ho riportato, che ogni farmaco SOP o OTC potesse essere scontato di una percentuale differente, a discrezione della farmacia: come vedremo fra poco, questa libertà di scelta è stata poi ridimensionata notevolmente a dicembre del 2005 in seguito agli accordi presi dal Ministero della Salute con Federfarma.

Rimangono da chiarire due aspetti di questo Comma.

Primo: cosa sono i medicinali SOP e i medicinali OTC? I medicinali SOP sono i medicinali di fascia C (quindi non mutuabili e a completo carico del cittadino) per i quali non è necessaria la ricetta medica; i medicinali OTC sono i medicinali di fascia C-bis (non mutuabili, a completo carico del cittadino e che possono essere oggetto di pubblicità). A scanso di equivoci, neppure per gli OTC è necessaria la ricetta medica.

Secondo: su quale prezzo può essere applicato lo sconto? Lo sconto può essere applicato "sul prezzo massimo stabilito dall'azienda titolare" (titolare dell'Autorizzazione all'Immissione in Commercio del medicinale, si intende), cui si riferiva il Comma 3.

A questo punto è già possibile tirare una prima, semplice conclusione: lo sconto previsto dalla 149/2005 è, per le farmacie private e per le farmacie comunali, completamente facoltativo. La legge autorizza le farmacie a praticarlo (prima della 149 era illegale proporre OTC e SOP a un prezzo scontato) ma non lo impone come un obbligo. In definitiva, nessuna farmacia "deve" praticare gli sconti ma tutte le farmacie "possono", a propria discrezione, praticarli.

Concludo il commento delle parti della 149 che si riferiscono all'introduzione degli sconti riportando parte del Comma 5 dell'Articolo 1:

"[...] sulle confezioni dei medicinali di cui al comma 4 deve essere riportata, anche con apposizione di etichetta adesiva sulle confezioni già in commercio, la dicitura: «Prezzo massimo di vendita euro....».

Il prezzo che compare sulle confezioni dei medicinali SOP e OTC, quindi, è quello stabilito dalle case farmaceutiche in virtù di quanto sancito dal Comma3: esso rappresenta proprio il prezzo massimo di vendita e deve essere ben evidenziato con la dicitura "Prezzo massimo di vendita". E' su questo che vengono poi calcolati gli eventuali sconti, secondo percentuali non superiori al 20%.

Come già accennato, l'entità dello sconto può essere variabile ma non può in alcun caso superare il 20% del prezzo stabilito dalle case farmaceutiche. Al momento del varo della Legge 149 (luglio 2005) non esistevano altre restrizioni: ad esempio, era possibile praticare il 5% su un farmaco, il 12% su un altro e il 17% su un altro ancora.
A dicembre del 2005 è stata invece apportata una modifica in seguito a un accordo raggiunto fra il Ministero della Salute e Federdarma: lo sconto è rimasto facoltativo e variabile entro il 20% ma deve essere applicato identico a tutti i farmaci SOP e OTC. In alternativa è possibile praticare una percentuale di sconto sui SOP (sempre non superiore al 20%) e una percentuale di sconto diversa sugli OTC (sempre senza superare il 20%). In aggiunga a questo, l'accordo prevede anche che le farmacie espongano un "cartello informativo" che riporti la (o le) percentuale di sconto praticato, in modo da informare il cittadino.

La verità sugli sconti è tutta qui, così come anche quella sui prezzi dei farmaci, spesso ingiustificatamente eccessivi.

 


 

VIVI MEGLIO ...

MANGIANDO MEGLIO E MUOVENDOTI DI PIù

 

Una corretta alimentazione ed uno stile di vita più attivo giocano un ruolo di crescente importanza nella ricerca e nel mantenimento del benessere. In questo breve articolo si trovano alcuni concetti, semplici e pratici, che possono aiutare, in particolare, a migliorare la qualità della propria alimentazione. Molti spunti sono probabilmente già noti: il motivo di ciò è che le più recenti indicazioni nutrizionali riscoprono in larga parte le nostre tradizioni alimentari mediterranee, ponendoci in una posizione facilitata e privilegiata rispetto ai cittadini di altri paesi dei mondo. Lo sforzo che ci viene richiesto, quindi, è limitato: ma i vantaggi che possono derivarne sono importanti.

Un'ultima raccomandazione: non dimenticate le scarpette da ginnastica … Il loro contributo alla ricerca quotidiana del benessere è più importante di quanto non si possa pensare.

 

1 ‑ Se siete in sovrappeso, cercate di riportare il peso alla norma

Ridurre in modo equilibrato il consumo di tutti i cibi, per riportare in equilibrio l'apporto calorico (le "entrate") con il dispendio energetico (le "uscite"), è l'unica strategia che funziona per ridurre il proprio peso. Ricordate che migliorando il controllo del peso, anche i livelli dei trigliceridi, dello zucchero (la glicemia), e, seppure in misura minore, del colesterolo si ridurranno. Il colesterolo "buono" (HDL) tenderà ad aumentare.

2 ‑ Scegliete con cura i grassi alimentari

Ponete particolare attenzione nella scelta dei grassi da utilizzare per la preparazione ed il condimento dei cibi. Limitate l'uso dei grassi saturi (solidi a temperatura ambiente), come il burro e soprattutto le margarine dure in panetto, e preferite invece gli oli vegetali: sia l'olio di oliva extravergine sia gli oli di semi come il mais, la soia, il girasole.

3‑ Moderate il consumo di carne, salumi, uova

Limitate la carne a non più di 3‑5 pasti settimanali, scegliendo soprattutto tra il pollame ed i tagli magri di manzo (anche in scatola, o come bresaola) e di maiale. I salumi non vanno necessariamente eliminati, perché le moderne tecniche di allevamento del maiale ne hanno sensibilmente migliorato le caratteristiche nutrizionali. Possono essere consumati un paio di volte alla settimana, dando la preferenza al prosciutto (meglio crudo). Stesso limite (due volte alla settimana) anche per le uova (non dimenticate di considerare quelle utilizzate per la preparazione dei cibi).

4 ‑ Fate spazio al pesce nella vostra alimentazione

Affiancate ai piatti di carne da 2 a 4 piatti settimanali di pesce. Il pesce (anche surgelato o in scatola) rappresenta infatti un alimento assai povero di grassi saturi ed allo stesso tempo ricco di proteine e di grassi particolari (i famosi "omega‑3") dotati di benefici effetti sulla salute. Questi grassi possono infatti abbassare il tasso dei trigliceridi nel sangue e svolgono un'azione di controllo sulla formazione dei trombi e su alcune pericolose irregolarità dei ritmo cardiaco. In alternativa o in aggiunta al pesce possono essere considerati anche gli alimenti integrati o arricchiti con acidi grassi omega‑3.

5 ‑ Ricordatevi il latte, lo yogurt e i latticini

Preferite il latte e lo yogurt parzialmente scremati. Non eliminate comunque questi alimenti dalla vostra dieta, anche se avete il colesterolo un po' alto: ricordate che un'assunzione regolare di latte e yogurt è importante specialmente nelle fasi della vita in cui l'organismo ha particolarmente bisogno di calcio (l'infanzia) o tende a perderne troppo (l'età avanzata). I formaggi possono essere consumati come piatto principale un paio di volte la settimana, la ricotta più liberamente.

6 ‑ Aumentate il consumo di verdura, legumi, frutta

La verdura ed i legumi sono ricchi di fibra alimentare (che svolge una efficace azione di controllo dell'assorbimento dei grassi dall'intestino), di acido folico (una vitamina con alcune interessanti potenzialità preventive), di antiossidanti naturali (che combattono i "radicali liberi") e contengono, seppure in piccole dosi, i già ricordati "omega‑3". La frutta condivide molti di questi aspetti favorevoli, e (tranne da chi ha i trigliceridi alti o è in sovrappeso) può essere assunta liberamente.

7 ‑ Pasta e pane: che fare?

Se non siete in sovrappeso, non avete motivi per limitare il consumo di farinacei (pasta, pane, riso, meglio se integrali). Ricordate in particolare che gli zuccheri complessi a lenta digeribilità, di cui è ricca soprattutto la pasta preparata e cotta al dente, entrano lentamente nel sangue, e stimolano quindi una minore produzione di grassi di deposito da parte dei fegato: si tratta di una delle migliori opportunità di coniugare la nostra tradizione alimentare con un'alimentazione orientata alla prevenzione. Attenzione, ovviamente, a come preparate il sugo (vedi al punto 2).

8 ‑ Vino, birra, liquori

Il consumo di vino e di bevande alcoliche è radicato nella nostra cultura alimentare e nel nostro stile di vita. Si tratta di una abitudine che, se praticata con moderazione, può portare benefici nella prevenzione delle malattie cardiovascolari, ma che, in presenza invece di eccessi, comporta rischi sia per la salute sia per l'incolumità propria e degli altri (se ci si pone alla guida di autovetture, per esempio). Se avete dei dubbi, quindi, parlatene con il vostro medico di fiducia: è la persona più adatta per permettervi di prendere una decisione responsabile e meditata.

9 ‑ Il sale

Anche se alcuni studi recenti hanno un po' ridimensionato il ruolo della restrizione del consumo di sale in un'alimentazione orientata alla prevenzione ed al benessere, rimane il fatto che, mediamente, tutti noi consumiamo un eccesso di questa sostanza. Molti cibi, inoltre (dai formaggi, al pane, a molti insaccati) contengono notevoli quantità di sale. Ridurre il sale nei cibi è importante, come è ben noto, soprattutto in chi ha la pressione elevata, o ha una tendenza familiare verso questa condizione. Il sale può essere sostituito dalle erbe aromatiche per insaporire i cibi.

10 ‑ Come preparare e cuocere i cibi?

Anche le tecniche di preparazione e di cottura dei cibi sono importanti. Per le carni e per il pesce sono in generale da preferirsi le cotture che richiedono una minima aggiunta di grassi (cottura alla griglia, al cartoccio, alla piastra), mentre va limitato il ricorso a quelle tecniche che necessitano di grassi di cottura abbondanti (frittura, arrosti, umidi). Le verdure dovrebbero essere consumate crude. In caso contrario, vanno privilegiate la cottura al vapore o la bollitura in poca acqua. Anche la frutta va possibilmente consumata cruda.

 

Una parola sull'attività fisica

Aumentare la propria attività fisica contribuisce in vari modi a mantenere una situazione di benessere. Può aiutare a controllare il peso corporeo, ed a "bruciare" meglio i trigliceridi di deposito per produrre l'energia necessaria per il movimento. Migliora la struttura scheletrica, la resistenza allo sforzo, aiuta a controllare la pressione arteriosa ed a diminuire il rischio cardiovascolare. Praticare un'adeguata e regolare attività fisica è un elemento essenziale di ogni ricetta per il benessere e la salute.

Per essere più precisi:

- Che tipo di attività: aerobica (camminare di buon passo, andare in bicicletta, fare jogging moderato).

- Quante volte: almeno tre (meglio quattro o cinque) la settimana.

- Per quanto tempo: circa 30 minuti per volta (se necessario anche divisi in due periodi di 15 minuti ciascuno).

 

Una parola sulla circonferenza addominale

Accanto al controllo dei peso si tende oggi a dare valore alla misura della circonferenza addominale. Parlatene con il vostro medico!

 


 

IL COLESTEROLO

 

 

I ritmi della vita odierna, lo stress, i contrattempi, gli orari sregolati, spesso impediscono scelte salutari; sedentarietà, pasti veloci, incompleti e ad orari spesso non corretti facilitano la perdita dello stato di buona salute

 

Stile di vita sano vuol dire semplicemente: praticare attività fisica in modo regolare, non fumare, alimentarsi in modo corretto ed equilibrato utilizzando cibi sani, gestire lo stress. Sono scelte importanti per chi vuole mantenersi in salute e che generano un evidente miglioramento della propria qualità di vita.

LE ABITUDINI ALIMENTARI

Nell'alimentazione, uno stile di vita sano si traduce nelle buone abitudini quotidiane: una dieta varia, giusta nei quantitativi calorici, comprendente molta frutta e verdura, cereali, legumi. Non si deve eccedere nel consumo di grassi animali, carne rossa, formaggi, insaccati e uova.

Si devono poi privilegiare gli alimenti ricchi di fibre, l'olio di oliva, il pesce (alimento ricco di grassi insaturi omega-3 e di proteine nobili); non si deve assolutamente esagerare con i fritti ed i condimenti.

In questo modo, oltre ad introdurre nell'organismo sostanze importanti (come vitamine, fibre, minerali, antiossidanti) si può tenere sotto controllo il COLESTEROLO: l'IPERCOLESTEROLEMIA è uno dei principali fattori di rischio cardiovascolare.

 

 

IL COLESTEROLO

Non esiste il colesterolo "buono" e quello "cattivo"! Il colesterolo è una sostanza presente nel corpo umano, che deriva in parte dalla sintesi endogena ad opera del fegato (3/4 della produzione totale), in parte è introdotta con alcuni alimenti di origine animale (1/4 del totale). è una sostanza fondamentale per l'organismo, in quanto componente essenziale delle membrane cellulari, della bile, nonché precursore di molte molecole attive biologicamente (ad esempio la Vitamina D ed alcuni ormoni steroidei). Alti livelli di Colesterolo nel sangue aumentano tuttavia il rischio di malattie cardiovascolari, favorendo l'aterosclerosi (patologia dei vasi presente ormai anche in giovane età).

Per raggiungere tutti i tessuti che ne hanno bisogno, il colesterolo deve circolare nel sangue, cosa complicata per un LIPIDE (sostanza inorganica naturale, di origine vegetale o animale, la cui base chimica è costituita da acidi grassi). Qui entrano quindi in gioco i suoi "trasportatori", i veri responsabili della distinzione tra colesterolo "buono" e "cattivo".

COLESTEROLO LDL e COLESTEROLO HDL

LDL e HDL non sono due varianti del colesterolo, ma le lipoproteine (proteine + lipidi) che lo trasportano nel sangue. Le LDL (lipoproteine a bassa densità) trasportano il colesterolo dal fegato ai tessuti - dove avviene l'utilizzazione - permettendogli di scorrere facilmente nel sangue e di diffondere in tutto l'organismo. Ma quando nel sangue il quantitativo è eccessivo, il colesterolo-LDL può rendere "secche" le pareti delle arterie, scorre sotto l'endotelio (lo strato di cellule che riveste le pareti interne del cuore e dei vasi) e qui si accumula, depositandosi sulla parete delle arterie. Subisce l'effetto dei radicali liberi (molecole ossidanti molto reattive): inizia una reazione a catena che favorisce la formazione di una placca giallastra, detta placca aterosclerotica, un deposito di grasso che può calcificare e causare l'indurimento dell'arteria, a volte fino a causarne l'ostruzione. Questo è il motivo della definizione di "cattivo" per il colesterolo LDL.

Le HDL (lipoproteine ad alta densità) hanno, invece, la funzione di rimuovere il colesterolo dai tessuti e riportarlo al fegato (l'unico in grado di eliminarlo dall'organismo per mezzo della bile), ostacolando, di conseguenza, la formazione delle placche. Per questo l'HDL viene comunemente definito "buono".

 

I LIMITI DI GUARDIA

La quantità di colesterolo cosiddetto "cattivo" presente nel sangue non dovrebbe superare i 200 milligrammi per 100 millilitri. Per evitare che il livello cresca oltre i limiti di guardia è necessario fare attenzione a ciò che si mangia, cercando di limitare i grassi animali e privilegiando invece gli acidi grassi polinsaturi, che tendono a diminuire i livelli di colesterolo. Meglio quindi pane, pasta e pesce di uova, insaccati e formaggi.

Il problema è comunque il rapporto Colesterolo LDL/HDL definito Indice di Rischio, il cui valore deve essere inferiore a 5 per gli uomini e a 4,5 per le donne.

 

Una considerazione sugli alimenti e sugli integratori che promettono di ridurre il colesterolo: se si segue una dieta normocalorica e una regolare attività fisica spesso non sono necessari (sentire sempre il consiglio dello specialista).

 

TERAPIA NON FARMACOLOGICA:
Aromaterapia: Rosmarino, Limone, Vischio
Cromoterapia: Verde, in forma di luce e acqua solarizzata
Cristalloterapia: Magnesite
Fitoterapia: Elicriso
Metalloterapia: Cromo, cloruro di Magnesio
Musicoterapia: FA (Chopin concerto n. 2 op. 21) LA (Beethoven sonata n. 12 op. 26)
Oligoelementi: Magnesio, Cromo, Zinco
Omeopatici: China, Podophyllum
Vitamine: C, complesso B.

GLI STEROLI VEGETALI: SOSTANZE NATURALI CHE RIDUCONO IL COLESTEROLO

Nella frutta, nella verdura, nei cereali e nell'olio extra vergine di oliva sono presenti in piccole quantità delle sostanze naturali molto utili per l'organismo, in quanto svolgono una azione ipocolesterolemizzante, riducendo l'assorbimento del colesterolo: gli steroli vegetali (o fitosteroli).

è scientificamente dimostrato che l'assunzione regolare di steroli vegetali - con una alimentazione varia ed equilibrata, ricca di frutta e verdura - sia in grado di ridurre i livelli di colesterolo LDL e totale nel sangue, senza modificare i livelli di colesterolo HDL e trigliceridi (Per Saperne di Più).

TERAPIA FARMACOLOGICA: deve essere presa in considerazione solo quando non si è riusciti a seguire una dieta o quando questa non abbia dato nessun risultato, ciò significa che molto probabilmente ci troviamo di fronte a difetti genetici curabili solo con i farmaci consigliati saggiamente dal medico. I farmaci più utilizzati sono le statine, capaci di inibire la sintesi endogena del colesterolo; si usano anche le resine, i fibrati e gli acidi nicotinici.

 

BIBLIOGRAFIA

1- J. McCormick, P. Skrabanek: Coronary heart disease is not preventable by population interventions -  Lancet 1988 / II / p. 839
2- High Lipoprotein-Associated Phospholipase A2 Is a Risk Factor for Recurrent Coronary Events in Postinfarction Patients - Clin. Chem. 2006, May 18
3- Katan MB, Grundy SM, Jones P, Law M, Miettinen, T, Paletti R.: Efficacy and safety of plant stanols and sterols in the management of blood cholesterol levels - Mayo-Clin-Proc. 2003 Aug; 78(8): 965-78.
4- Etiopathogenesis of atherosclerosis - a clinical problem that is still relevant - Pol. Merkuriusz Lek. 2006, Feb;,20 (116): 133-8
5- Wikipedia

6-
D. Iero: Prontuario di Terapia Medica Integrata, Ed. Prima

 

TEST "RISCHIO IPERCOLESTEROLEMIA"

(Rispondi SI o NO alle domande e conta il numero di SI e di NO)

 

1. Fumi?

2. La tua pressione sanguigna supera i 140/90 o assumi farmaci per il controllo della pressione?

3. Ti è mai stata diagnosticata una patologia cardiaca?

4. Hai più di 55 anni?

5. Soffri di Diabete?

6. Tuo padre o un tuo parente ha mai sofferto di problemi cardiaci prima dei 55 anni?

7. Nei tuoi ultimi esami del sangue il livello di HDL è inferiore ai 35 mg/DL?

8. E quello di LDL supera i 200 mg/DL?

 

Risultati del Test

 

4 o più SI: hai un alto rischio di avere alti valori di colesterolemia. Se hai risposto si alle ultime due domande è bene che tu ti sottoponga a controlli periodici presso il tuo Medico di Famiglia. Anche se può essere legato a difetti genetici, un aumento del colesterolo ematico può essere tenuto sotto controllo con un'alimentazione equilibrata, prediligendo quindi cereali integrali, frutta e verdura e cercando di mangiare pochi grassi animali.

5 o più NO: complimenti, non corri il rischio di una ipercolesterolemia (se però hai risposto si alle ultime due domande appartieni comunque alla categoria precedente). In ogni caso è sempre meglio seguire un'alimentazione sana ed equilibrata, praticare regolarmente una regolare attività sportiva ed eseguire i controlli ematici una volta l'anno.

 

 

CIBI DA PREFERIRE

Yogurt intero e magro, Riso integrale, Pane integrale, Farina, Olio, Legumi (piselli, faglioli, lenticchie, ceci, soia), Frutta, Succhi di frutta, Verdura, Zucchero di canna, Miele, Marmellata, Sorbetto alla frutta.

CIBI DA EVITARE

Cervello, Fegato, Rene, Milza, Bottarga, Caviale, Tuorlo d'uovo, Burro, Margarina, Olio di fegato di merluzzo, Tortelli,  Pasta frolla.

 

Consigli per una alimentazione corretta

- A colazione mangiate cereali integrali (tipo: Muesli)

- Mangiate almeno 2-3 volte alla settimana i legumi

- Consumate ogni giorno verdure (sia fresche che cotte)

- Scegliete la frutta intera invece del succo

- Sostituite pane e pasta comuni con pane e pasta integrali

- Provate a mangiare pasta integrale di Kamut o di Farro

- Consumate diversi tipi di cereali integrali (Miglio, Kamut, Farro, Grano Saragolla, Grano Senatore Cappelli)

 

Metodi di cottura

Carni e Pesci

Uova

Verdure

Patate

Primi Piatti

-grigliati

-in umido

-lessati

-cartoccio

-arrosto

 

EVITARE FRITTI

-sode

-in camicia

-alla coque

-in frittata cotta al forno

 

EVITARE FRITTI

-bollite in poca acqua

-al forno

 

-lessate

-al forno

-grigliate

-al vapore

-in umido

 

EVITARE FRITTI

ASCIUTTI:

-olio

-pomodoro fresco o tipo pelati

-sughi di verdure

IN BRODO:

-brodo vegetale

-brodo di carne sgrassato

-tipo minestrone

 

NO SUGHI FRITTI

 


 

PERCHè MANGIARE FRUTTA E VERDURA

 

Indagini recenti confermano un dato costante ed allarmante degli ultimi anni: la diminuzione dei consumi di frutta e verdura soprattutto da parte delle fasce più giovani della popolazione. Dato allarmante in primo luogo per le conseguenze che questa cattiva abitudine può avere sulla salute e sulla crescita dei ragazzi, sempre più orientati verso abitudini alimentari poco salutari.

La scienza ha dimostrato che chi mangia molta frutta e verdura ha minore probabilità di sviluppare patologie croniche come le malattie cardiovascolari e alcuni tipi di cancro. Vediamo qualche indicazione per una corretta assunzione di frutta e verdura.

QUANTA SE NE DEVE MANGIARE

Almeno 4-5 porzioni al giorno di frutta e verdura. Una porzione equivale ad un frutto (come una mela o una pera), o a un piatto di insalata o a 250 grammi di ortaggi da cuocere (la porzione si riferisce al peso dell'alimento crudo e pulito).

COME CONSERVARLA

Nel frigorifero, nell'apposito cassetto, per preservarne le caratteristiche nutrizionali. Si devono però consumare rapidamente perché, anche se conservate in frigo, frutta e verdura perdono rapidamente alcuni dei loro principi benefici.

Frutta e verdura sono una fonte importante di vitamine (vitamina A, vitamina C, acido folico) e minerali essenziali per l'organismo (ad esempio il potassio); sono ricche di antiossidanti; sono poco caloriche e povere in grassi; sono inoltre una fonte importante di fibre.

 

FRUTTA

SOSTANZE CONTENUTE

ALBICOCCHE, MELONI

ARANCE, MANDARINI, LIMONI

FRAGOLE

KIWI

MELE, PERE

PESCHE

PRUGNE

VITAMINA A, POTASSIO, FIBRA

VITAMINA C, ACIDO FOLICO, FIBRA

VITAMINA C, FIBRA

VITAMINA C, FIBRA

VITAMINA C, FIBRA

VITAMINA A, FIBRA

POTASSIO, FIBRA

VERDURA

SOSTANZE CONTENUTE

BROCCOLI

CAROTE

CARCIOFI

CAVOLI

FAGIOLINI

FUNGHI

LATTUGA

PEPERONI

POMODORI

SPINACI (E TUTTI I VEGETALI A FOGLIA)

ZUCCA

ZUCCHINE

VITAMINA C, ACIDO FOLICO, FIBRA

VITAMINA A, FIBRA

FIBRA

VITAMINA C, FIBRA

VITAMINA C, FIBRA

FIBRA

VITAMINA C, FIBRA

VITAMINA C, FIBRA

VITAMINA A, C, LICOPENE, FIBRA

VITAMINA A, C, ACIDO FOLICO, FIBRA

VITAMINA A, FIBRA

VITAMINA C

 

A COSA SERVONO LE SOSTANZE CONTENUTE NELLA FRUTTA E NELLA VERDURA

L'ACIDO FOLICO aiuta la crescita ed è fondamentale in gravidanza per la prevenzione della spina bifida (una grave malattia).

Gli ANTIOSSIDANTI sono importanti fattori protettivi nei confronti dell'invecchiamento, delle malattie cardiovascolari e di alcuni tumori.

Le FIBRE danno un maggiore senso di sazietà, migliorano l'attività intestinale e proteggono da alcune patologie come diabete, malattie cardiovascolari e alcuni tumori.

Il LICOPENE protegge dal cancro.

Il POTASSIO è utile per il buon funzionamento dei muscoli e del cuore.

La VITAMINA A difende pelle e mucose dalle infezioni; aiuta la crescita perché favorisce lo sviluppo dello scheletro; è preziosa per la vista.

La VITAMINA C potenzia il sistema inmmunitario e contribuisce al buono stato di denti, ossa, pelle e vasi sanguigni.

La verdura e la frutta di stagione è più gustosa e saporita: ecco quando trovarla.

 

LA VERDURA

 

 

 

 

ESTATE

AUTUNNO

INVERNO

PRIMAVERA

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Asparagi

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Bietole

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Broccoli

 

 

 

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Carciofi

 

 

 

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Carote

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Cavolfiori

 

 

 

 

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Cavoli

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Cetrioli

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Cicorie

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Cime di Rapa

 

 

 

 

 

 

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Cipolline

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Fagiolini

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Finocchi

 

 

 

 

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Insalate

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Melanzane

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Patate

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Peperoni

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Pomodori

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Porri

 

 

 

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Radicchi

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Ravanelli

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Rucola

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Spinaci

 

 

 

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Zucca

 

 

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Zucchine

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LA FRUTTA

 

 

 

 

ESTATE

AUTUNNO

INVERNO

PRIMAVERA

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Albicocche

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Angurie

 

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Arance

 

 

 

 

 

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Cachi

 

 

 

 

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Castagne

 

 

 

 

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Ciliege

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Fichi

 

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Fragole

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Kiwi

 

 

 

 

 

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Mandaranci

 

 

 

 

 

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Mandarini

 

 

 

 

 

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Mele

 

 

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Meloni

 

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Pere

 

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Pesche

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Susine

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Uva

 

 

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MINISTERO POLITICHE AGRICOLE E FORESTALI - www.politicheagricole.it

INRAN - Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione - www.inran.it

 


 

IPERIDROSI E LASER A LUCE PULSATA

 

L'iperidrosi è una patologia caratterizzata da sudorazione eccessiva per le richieste termoregolatrici ed emotive.

Generalmente il problema inizia nell'infanzia o nell'adolescenza, ma si protrae per tutta la vita.

Una tossina del batterio Clostridium botulinum è in grado di bloccare la secrezione del sudore da parte della ghiandola sudoripara. Questo grazie all'inibizione del rilascio di un neurotrasmettitore, l'acetilcolina, dalle terminazioni nervose, con conseguente arresto dell'impulso nervoso responsabile della stimolazione della ghiandola sudoripara, che quindi non è eliminata, bensì solamente inibita. Molti mesi dopo le terminazioni nervose riacquistano la capacità di rilasciare nuovamente l'acetilcolina con conseguente graduale ripresa della sudorazione.

Gli effetti del botulino sul sistema nervoso sono noti da oltre un secolo, ma l'utilizzo in medicina della tossina inizia negli anni '60, soprattutto in campo neurologico. Successivamente c'e' stato l'utilizzo in campo estetico per l'eliminazione delle rughe del viso. Non vi sono controindicazioni all'uso del botulino, alla luce della lunga esperienza in capo medico.

 

Iperidrosi: un problema vero ...

Andrea ha sempre avuto vergogna del suo difetto e così ha elaborato vari "trucchi" per nasconderlo. Ad esempio, ogni volta che, specie d'estate, deve dare la mano a qualcuno, con la rapidità di un prestigiatore infila la mano in tasca e l'asciuga con il fazzoletto. Il fazzoletto poi lo tiene spesso tra le dita, fingendosi raffreddato. Ma purtroppo in certi momenti non c'è nulla da fare: se deve abbracciare o accarezzare la sua ragazza, è impossibile nascondere l'IPERIDROSI, cioè la sudorazione esagerata e molesta delle mani, di cui appunto soffre; anche perché i momenti di ansia e l'emozione la rendono ancora più evidente.

Di persone ossessionate dall'iperidrosi palmare ce ne sono a milioni; e poi ci sono quelle che soffrono di iperidrosi (dal greco antico: "troppa acqua"), ma in altre parti del corpo: piedi (iperidrosi plantare) e ascelle (iperidrosi ascellare). E infine, coloro che presentano tutte queste forme contemporaneamente, con aumento conseguente del tentativo di lottare quotidianamente contro questo problema usando polveri astringenti e deodoranti, ma spesso con scarsi risultati.

Non sarà una malattia grave, ma sicuramente rende la vita amara a chi ne è perseguitato.

 

La terapia consiste nell'effettuazione di molteplici iniezioni, tramite sottilissimi aghi intradermici con minime quantità di tossina, in modo da trattare uniformemente la superficie interessata dal fenomeno, l'efficacia delle infiltrazioni si manifesta dopo due o tre giorni ed in genere perdura per 6–8 mesi. In seguito la sudorazione si ripresenterà, all'inizio in modo lieve, aumentando poi molto lentamente. In molti casi anche dopo un anno non viene raggiunto il livello di iperidrosi iniziale.

Le infiltrazioni di Botulino possono essere praticate in qualunque zona del corpo.

 

 

L'iperidrosi palmo-plantare, in oltre il 30% dei casi, non risponde adeguatamente alle iniezioni di Tossina Botulinica. In queste sedi trova indicazione la terapia con la Luce Pulsata Intensificata (IPL), soprattutto nei pazienti botulino-resistenti.

L'IPL agisce direttamente sulle ghiandole sudoripare e sulle vicine cellule mioepiteliali, le modalità non sono ancora del tutto chiarite, ma i risultati sono pressoché sovrapponibili a quelli ottenuti con la tossina botulinica a livello ascellare.

Il trattamento si svolge in sedute multiple, mediamente ogni 3 settimane, si inizia applicando sulle superfici da irraggiare un gel, tipo quello ecografico. Le sedute, in genere 6 o 7, si effettuano prevalentemente nel periodo estivo, anche gli effetti, nella durata sono sovrapponibili a quelli che si ottengono con l'uso della tossina botulinica. Ogni seduta dura circa venti minuti ed ha il vantaggio di essere molto meno dolorosa rispetto alle iniezioni di Botulino.

 


 

GALILEO™ - Non solo Estetica ...

 

GALILEO è una metodica allenante migliorativa delle capacità coordinative e propriocettive, rende più efficiente il sistema muscolo-scheletrico e previene le lesioni articolari, osteoporosi e problematiche della colonna vertebrale.

Attraverso l'esclusivo principio della vibrazione eccentrica, migliora il metabolismo e gli adattamenti fisiopatologici dell'osso, sostituendo eventuali esercizi di altro genere ad alto impatto, che, soprattutto in persone anziane o con fragilità ossea, sono controindicati per la potenziale lesività.

Questa tecnologia produce inoltre rapidi adattamenti neuromuscolari e migliora la performance muscolare di soggetti volontari sani e atleti ben allenati, come documentato in studi elettromiografici sugli arti inferiori e in studi sul consumo di ossigeno (VO2).

GALILEO produce esercizio fisico utile nella prevenzione e trattamento di malattie cardiovascolari e obesità; migliora la circolazione sanguigna e il tonotrofismo della cute armonizzando l'impalcatura muscolare, ottimizza il rapporto massa grassa/massa magra e l'aspetto estetico generale della silhouette corporea.

 

10 minuti con GALILEO equivalgono a:

  • 1 ora di esercizi in palestra con macchine di potenziamento

  • 1 ora di esercizi con pesi e leg press + 20 minuti di tapis roulant

  • 2 ore di tennis

  • 2 ore di esercizi di "corsa veloce"

  • 2 ore di squash

  • 1 ora di esercizi di potenziamento

 

In conclusione, l'allenamento con la tecnica brevettata della vibrazione eccentrica a frequenze variabili della pedana GALILEO, si fa apprezzare nel mondo scientifico e sportivo perché richiede tempo di allenamento limitato e non richiede molto sforzo, ottenendo gli effetti endocrini dell'esercizio fisico, aumentando la potenza muscolare e la circolazione degli arti inferiori.

 

 

 

CAMPI DI APPLICAZIONE ED ASPETTI PREVENTIVI

  • Trattamento e prevenzione dell'osteoporosi.

  • Rieducazione delle patologie osteo-articolari e della colonna vertebrale, migliorata coordinazione neuro-muscolare.

  • Prevenzione e riabilitazione delle atrofie muscolari e instabilità articolari, anche in fase pre e post-operatoria.

  • Training specifico ed integrato ad altri esercizi nel mantenimento del benessere fisico e psichico.

  • Drenaggio e regolazione vascolare, mobilizzazione dei distretti veno-linfatici.

  • Deficit delle funzioni neurovegetative dell'equilibrio.

  • Compensazione del calo di forza e del sovraccarico osteo-articolare, collegati all'aumento di peso e all'avanzare degli anni.

RIMODELLAMENTO DEL CORPO E MIGLIORATA EFFICIENZA FISICA

  • Bodyshaping, profilatura e ricostruzione della massa muscolare, riduzione del grasso corporeo, con carico minimo durante l'esercizio fisico con GALILEO.

  • Recupero della funzionalità della muscolatura antigravitazionale senza danni articolari.

SCOPI RIABILITATIVI

  • Accelerazione dei tempi riabilitativi e recuperata capacità di rendimento, potenza ed efficienza dopo i periodi d'immobilizzazione post-lesionale e post-chirurgica.

  • GALILEO induce lavoro muscolare con un range di ampiezza di oscillazione della pedana tra 0 e 5 cm, e frequenze variabili tali da ottenere incremento della performance muscolare.

  • Dopo solo pochi minuti di allenamento singoli muscoli e gruppi muscolari rispondono con incremento del metabolismo locale e della circolazione sanguigna, a tutto vantaggio della riduzione della perdita dei liquidi corporei e del sudore.

GALILEO è quindi una macchina che potenzia e accelera il lavoro muscolare senza richiedere sforzo. Consiste in una pedana che oscilla con un range da 0 a 5 mm e induce cicli completi di contrazione/rilassamento muscolare della durata di 20 millisecondi che vengono ripetuti fino a 300 volte al minuto.

GALILEO™ - Ultima Versione

Tre sedute settimanali di 5 minuti ognuna per poche settimane sono sufficienti a sviluppare un'impalcatura muscolare armonica e a migliorare il rapporto fra massa grassa e massa magra, la circolazione sanguigna nei tessuti, il trofismo della cute.

Il trattamento, potenziando il lavoro muscolare, permette di migliorare il rapporto fra massa grassa e magra e ottenere un generale effetto positivo sull'aspetto in tempi sorprendentemente brevi e senza fatica.
Una volta impostata la postura adatta all'allenamento, secondo le indicazioni del personale di assistenza, sarà la pedana con le sue oscillazioni a stimolare a ritmo velocissimo il muscolo o il gruppo muscolare interessati. Così il singolo esercizio sarà ripetuto centinaia di volte in un lasso davvero breve di tempo.

L'impostazione delle sedute dipende dal grado di allenamento della singola persona e dal tipo di risultato che si vuole ottenere: bodyshaping, profilatura e ricostruzione della massa muscolare.

Ma oltre che a fini estetici per rimodellare il corpo GALILEO 900 è utilizzato anche:

  1. per migliorare l'efficienza fisica, con recupero della funzionalità della muscolatura antigravitazionale senza danni articolari e compensazione dei gruppi muscolari non sottoposti a training specifico negli sport asimmetrici

  2. nel trattamento e nella prevenzione dell'osteoporosi, nella riabilitazione dopo patologie osteo-articolari, della colonna vertebrale, nella prevenzione e riabilitazione delle atrofie muscolari e instabilità articolari, nell'attivazione delle funzioni di drenaggio e regolazione vascolare.

Per ricevere studi scientifici sull'argomento: info@faselgroup.it

 


 

EPILAZIONE CON LASER A LUCE PULSATA

Giancarlo delli Santi (Specialista in Chirurgia Estetica)

 

L'obiettivo di una Epilazione definitiva è distruggere permanentemente il bulbo pilifero affinché non sia in grado di generare il follicolo e quindi lo stelo del pelo. Il ciclo vitale del pelo è molto importante per la corretta depilazione: ha 3 fasi: ANAGEN (la crescita), CATAGEN (la regressione) e TELOGEN (il riposo).
Le tre fasi si alternano ciclicamente e la loro durata varia nelle diverse zone del corpo. La fase ANAGEN è caratterizzata anche dalla formazione della melanina, questo è il motivo che permette al laser di funzionare con efficacia solo sui bulbi piliferi attivi.

 

Fase ANAGEN:

Crescita

Fase CATAGEN:

Regressione

Fase TELOGEN:

Riposo


La IPL Luce Pulsata Intensificata è una luce policromatica ad alta intensità. Questa luce viene trasformata in calore qualora colpisca uno specifico colore, nel nostro caso la melanina del pelo. Il principio clinico su cui si basa l'azione è chiamato fototermolisi: in pratica l'impulso luminoso grazie alla sua potenza ha una elevata capacità di penetrazione e raggiunge il bulbo pilifero, qui viene trasformato in calore dall'incontro con la melanina presente nei bulbi attivi. Questo considerevole aumento della temperatura permette la distruzione del bulbo e dei capillari che portano il nutrimento al bulbo pilifero. Si parla quindi di azione di fototermolisi selettiva per il bulbo.

 

 

PRIMA VISITA
Nella prima seduta viene effettuata dallo specialista una valutazione della pelle: è necessario valutare il fototipo cutaneo, la dimensione, la profondità ed il colore dei peli, lo stato della cute, inoltre la visita deve escludere patologie ormonali o la presenza processi infiammatori, l'eventuale assunzione di farmaci fotosensibilizzanti, la presenza di controindicazioni. La prima seduta, infine, ha lo scopo di individuare i parametri per adattare il trattamento alle caratteristiche di ogni paziente.
TRATTAMENTO
Ogni seduta inizia con un'accurata detersione della superficie cutanea, cui segue una rasatura del pelo a 2 mm, per evitare che l'effetto di fototermolisi si disperda e non si concentri nel bulbo. Il medico può trattare efficacemente e in maniera risolutiva tutte le sedi corporee.

CONTROINDICAZIONI E COMPLICANZE
L'epilazione con luce pulsata non danneggia i tessuti circostanti e non è dolorosa neanche dopo il trattamento (si percepisce soltanto una leggera sensazione di calore); per pelli sensibili può manifestarsi un leggero arrossamento, detto eritema, che scompare dopo qualche ora dal trattamento. Unica controindicazione assoluta: non si può effettuare la terapia se ci si è abbronzati, nel qual caso dovranno trascorrere tre settimane prima di sottoporsi al trattamento.

NUMERO DI TRATTAMENTI
Non è possibile una Epilazione completa in un'unica seduta in quanto occorre adeguarsi al ciclo di vita del bulbo pilifero, che deve essere in fase "Anagen" per essere sensibile alla fototermolisi ,e che varia da una zona del corpo ad un altra. Per questo motivo occorrono un minimo 3 sedute (esempio: viso e mento 3 sedute, baffi e inguine 4 - 5, gambe fino a 9 sedute). Tra una seduta e l'altra devono passare mediamente quattro settimane, và sottolineato che le prime due, tre sedute sono le più importanti ed efficaci, le seguenti sono di perfezionamento. La durata della seduta varia in base alla sede da trattare, da pochi minuti ad un'ora circa.
DOPO IL TRATTAMENTO
Il normale arrossamento sarà eliminato semplicemente applicando una crema lenitiva 3 volte al giorno per 4 giorni. Dopo 3-4 giorni i peli trattati cadranno.

BIBLIOGRAFIA

  1. Suzanne L. Kilmer M.D.: 3 months clinical results using the CoolGlide long-pulse Nd: YAG laser for hair removal – Laser and Skin Surgey Center of Northern California.

  2. Nathalie Fournier et al.: Hair removal with Athos Nd: YAG 3.5 ms pulse laser: a 3 months clinical study - Journal of cutaneus laser therapy 2000;2:125-130.

  3. Pier Luca Bengini et al.: Long term epilation with long pulse Neodimium: YAG laser – Dermatol Surg 1999;25:175-178.

  4. Susanne Lorenz et al.: Hair removal with the long pulse Nd: YAG laser: a prospective study with one year follow-up – Laser Surg.Med. 2002;30:127-134.

  5. Anderson R.R. et al.: Selective photothermolysis: precise microsurgery by selective absorption of pulsed radiation - Science 1983; 220:524-7.

  6. Woraphong Manuskiatti et al.: Laser-assisted hair removal: Art and science - Thai J dermatol vol.14 n.1 1998.

  7. Di Bernardo B.E. et al.: Laser hair removal - Clin plast surg 2000; 27(2): 199.


 

ENDERMOLOGIE e Sport

Giulio Iasonna (Specialista Malattie del Metabolismo)

 

 

Cosa è Endermologie

è una tecnica, non invasiva e indolore, di massaggio profondo con "vacuum", frutto dell'esperienza francese nell'ambito della medicina estetica, collaudata da diversi anni di esperienza e applicata utilizzando apparecchiature testate scientificamente (LPG CELLU M6® Keymodule Medical). Tale massaggio meccanico ha effetto anticellulite, anti-età, rilassante, linfodrenante, antiedema, decontratturante.

Essa è in grado di intervenire sia su problematiche estetiche che mediche. L'indicazione principale dei trattamenti di Endermologie è la cellulite, intesa come processo infiammatorio cronico dei tessuti adiposi di alcuni distretti corporei; una seconda indicazione ugualmente importante è la cura delle infiammazioni muscolo-tendinee, contusioni, traumi distorsivi e affaticamenti muscolari.

Il manipolo utilizzato nell'Endermologie è costituito da una coppia di rulli capaci di movimenti rotatori convergenti, divergenti o sincronizzati nella stessa direzione e da un sistema di aspirazione.

I rulli si muovono in modo da formare una plica del tessuto cutaneo che viene dolcemente stirata o compressa dai rulli stessi in modo da far scorrere i piani cutanei tra di loro e sopra il piano muscolare.

Nella "frizione" che ne segue, si ha uno scollamento degli strati adiposi in modo che la compattezza delle cellule adipose o delle strutture connettivali infiammate venga ridotta, favorendo una maggiore vascolarizzazione, una migliore ossigenazione dei tessuti e una maggiore eliminazione di metaboliti della flogosi, che hanno una funzione irritante sui tessuti circostanti.

A questa azione si aggiunge un effetto "vacuum" dato da una aspirazione modulabile che avviene tra i due rulli; in tal modo si accentua la plica cutanea interposta tra i rulli e viene favorito ulteriormente lo scollamento dei tessuti sottostanti.

Le masse muscolari trattate dai due rulli, l'azione di aspirazione sui piani profondi, il rimaneggiamento dei tessuti connettivali compresi nella plica, costituiscono il momento terapeutico fondamentale e di maggiore effetto del KeyModule LPG. L'effetto benefico della maggiore vascolarizzazione e il dolce massaggio accelerano il processo di "restitutio ad integrum" dei tessuti alterati dallo stress o dai traumi.

 

TRATTAMENTO DEL MUSCOLO

L'applicazione del Cellu M6 KeyModule Medical sul tessuto di rivestimento genera un'azione benefica sul muscolo. Esso riacquista rapidamente forza ed elasticità, si prepara allo sforzo o acquisisce una capacità di recupero più veloce.

Nello Sport risulta particolarmente efficace in caso di contratture muscolari, nei postumi dell'affaticamento muscolare dopo  sforzo intenso, nella preparazione della muscolatura per l'ottimizzazione della performance, nei postumi di traumi muscolari in via di cicatrizzazione.

 

TRATTAMENTO SUL TESSUTO CONNETTIVO

I tendini, i legamenti e le capsule articolari sono costituite da tessuto connettivo, tessuto denso composto da fibre di collagene ed elastina. Nel momento in cui viene danneggiato, in seguito ad un trauma, ad un intervento chirurgico o ad un'attività fisica eccessiva e/o inadeguata, il tessuto reagisce con il fenomeno dell'infiammazione, ispessendosi ed ipertrofizzandosi. L'applicazione del Cellu M6 KeyModule Medical facilita la ristrutturazione del tessuto e la scomparsa dei fenomeni di flogosi; la funzionalità si normalizza e il dolore scompare.

Nello Sport risulta particolarmente efficace in caso di rigidità delle articolazioni operate, nelle tendinopatie acute o di vecchia data, la fibromialgia, le "tensioni" muscolari.

 

BIBLIOGRAFIA

  1. MODELLAMENTO CORPOREO MECCANICO NON INVASIVO (ENDERMOLOGIE)
    Chang P, Wiseman J, Jacoby T, Salisbury AV, Ersek RA Aesth Plast Surg

  2. Analysis of the Coutaneous and Sistemic Effect of Endermoologie® in the porcine model. ADEKO D., CAYLIEN S., DAVIS S., NACRUEY L., SHACK.  Aesthetic Surg. Journal vol. 18, n. 6, 414-420, 1998.

 

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ULTIMO AGGIORNAMENTO PAGINA 1 SETTEMBRE 2012

 

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